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domenica 17 maggio 2026

Piccola Storia del Crooner


 Nel primo dopoguerra arriva con gli americani il cantante dalla voce sospirata, suadente e carezzevole, che canta canzoni d'amore.

Una tecnica vocale che nasce grazie all'uso del microfono  e che darà vita ai  "Crooner", dall'inglese "to croon" (mormorare, cantare a bassa voce).

Nel Febbraio 1947, Arrigo Polillo presenta, su "Musica Jazz" i Crooners di oltreoceano.


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"La storia cominciò con Al Jolson, più di venti anni fa. il mondo era muto, allora, o quasi; voglio dire che cantava di rado.        Perché il canto era considerato una cosa terribilmente seria e impegnativa, e nessuno ci si cimentava, pubblicamente almeno, se non era ben sicuro di far tremare il lampadario della sala.   Il cantante era considerato una specie di atleta dell'ugola, un campione, un puro sangue: uno di quegli uomini, insomma, a cui il buon Dio di tanto in tanto elargisce qualche straordinaria qualità che gli permetta di sbalordire e di far crepare d'invidia il prossimo.

Bene: il primo che, senza avere un torace a cassa armonica e un'ugola tempestata di brillanti, si mise a cantare in pubblico e a guadagnare milioni fu proprio Al Jolson.

Raccontano i suoi biografi che Jolson imparò il segreto (quello di cantare come viene, non quello di far quattrini) dai negri, che aveva ascoltato girovagando per le strade di New Orleans.   E poiché nelle loro canzoni si parlava di Mississippi, di balle di cotone, di « mammiers » e di « piccaninniers », pensò che non sarebbe stato un cattivo affare tingersi la faccia con un turacciolo bruciato e snocciolare qualcosa del genere alle eleganti platee di Broadway.

Il successo fu immenso (siamo intorno al 1923): il pubblico prese per buone quelle canzoni e cominciò a delirare per quell'ebreo mezzo russo e mezzo americano, camuffato da negro, che a braccia spalancate raccontava le più lacrimevoli storie, come se fossero capitate proprio a lui.

Quali fossero i soggetti di quelle canzoni, però, ha poca importanza: quello che conta è che Al Jolson fu il primo cantante che abbia avuto uno strepitoso successo senza essere dotato di una voce nè bella nè potente.  Per questo, e soltanto per questo, può meritare l'appellativo di « padre dei crooners », anche se, in realtà, fu un declamatore da palcoscenico ad uso delle famigliole piccolo-borghesi.

Senonché vi era in quelle famigliole un personaggio importante a cui le canzoni di Al Jolson dicevano ben poco: un personaggio che i sociologi a buon mercato dell'epoca chiamavano flappers.   La flapper non era altro che la normale ragazza americana, un pò indipendente e un pò romantica, che, nell'attesa del principe azzurro, lavorava sodo per guadagnarsi da vivere.

E le flappers avrebbero dato volentieri tutte le romanze di Al Jolson per una languorosa canzone d'amore, sospirata da una voce suadente e carezzevole.

Chi si rese conto di questa esigenza e colmò la lacuna fu un giovane studente dell'Università di Yale, dagli occhi azzurri e i capelli ondulati: Rudy Vallée.   Il quale formò un'orchestrina, i « Connecticut Yankees », comperò un megafono (ai microfoni non si era ancora pensato) e vi sospirò dentro una quantità di canzoni, fatte proprio su misura per le flappers.

Rudy era un tenorino leggero leggero, di ventisei anni, zuccherato come una bottiglia di sciroppo: ce n'era d'avanzo per farne un re della canzone e un dominatore di Broadway.   La radio gli spalancò le sue porte, che fino allora erano rimaste ermeticamente chiuse per ogni tipo di musica popolare, e la canzone americana cominciò a girare per il mondo.

Il primo crooner, l'uomo dalla voce leggera come il mormorio delle foglie, era nato.   Siamo nell'anno 1927.

La strada era stata indicata, il precedente era stato stabilito.   Si trattava ora di perfezionare la tecnica del canticchiamento, e di guadagnare anche le simpatie dei fratelli delle flappers, fino allora irrimediabilmente ostili alle svenevolezze alla Vallée.   Bisognava, in una parola, virilizzare la professione.



Ci si provò Bing Crosby, che si era fatto le ossa gorgheggiando, terzo fra i « Three rhythm boys », per l'orchestra di Paul Whiteman.   E ci riuscì, ottenendo un successo senza precedenti, e partendo proprio da quello che era stato il punto d'arrivo dei suoi predecessori: Hollywood.

Per merito di Bing Crosby quella dei crooner divenne una istituzione mondiale.   E come già per Valentino, non mancarono i psicanalisti che vollero scoprire la ragione di tanto successo; una ragione psicanalistica naturalmente.   Dopo molto ponzare il bando della matassa fu trovato: « Bing canta come ciascuno di voi s'illude di cantare nell'intimità della stanza da bagno... »   Non c'è davvero male !

Comunque fosse, Bing regnò incontrastato per lunghi anni: qualche minaccia all'orizzonte si profilò, intorno al 1935, ma si dileguò ben presto.   Russ Columbo, un crooner che aveva della stoffa, morì prima ancora che i suoi fans si organizzassero in sodalizio, e Lanny Ross fu un fuoco di paglia.

Venne la guerra e il rombo del cannone coprì, assieme a molte altre cose, anche la voce vellutata di Bing, « il borbottatore » (the Groaner); e fece diventare, frenetiche le figlie di quelle frappers che vent'anni prima avevano sognato il principe azzurro.   Anche queste pestifere ragazze ebbero la loro etichetta, quella di bobby soxers, e il loro crooner, Frank Sinatra, meglio noto come Frankieboy, ovvero « La Voce ».



Una voce innamorata, questa volta; una voce che viene di lontano e che ti dà del tu.

Con la sua aria di studentino secchione, col suo pomo d'Adamo ballonzolante e la cravatta da pittore,    « La Voce » spopolò.   Adottò orfani, indirizzò mistici appelli per la tolleranza razziale, fece delle soavi paternali (proprio come un fratello maggiore) alle bobby soxers venute a scroccargli l'autografo, si comportò insomma come un uomo politico alla vigilia elettorale, e l'entusiasmo delle sue ammiratrici salì alle stelle.

Ancora una volta i psicanalisti sentenziarono, e il loro responso fu: « La guerra ».

Ma la battaglia di Frankie non è ancora vinta.   Il sessantenne Al Jolson è fuori causa ormai, occupato com'è a spendere i suoi molti milioni con la sua quarta moglie e coi cavalli da corsa; Rudy, ormai quarantaseienne ha messo su pancia e sbarca il lunario come può girando insignificanti filmetti per la Republic... ma Bing, il glorioso « Groaner » è sempre sulla breccia, più temibile che mai dopo le sue esibizioni in abito talare, mentre già nuovi rivali s'annunciano all'orizzonte.

Come Dick Haymes, un biondino di Buenos Aires, che dopo aver fatto l'usignolo per le orchestre di Harry James e di Tommy Dorsey, cerca di far rivivere sullo schermo la tradizione del tenorino leggero; come Billy Eckstine, un negro che tra un blues e l'altro non disdegna le più romantiche canzoni; come Johnny Desmond, il crooner dai capelli all'Umberto (che però non dovrebbe far paura a nessuno); e come, infine, Perry Como, il più temibile di tutti perchè oltre ad essere figlio d'italiani (e questo vuol dir molto per le bobby soxers) ha una voce che sta nel giusto mezzo tra quella di Bing e di Frankie.

Arrigo Polillo



venerdì 7 luglio 2023

Francesco Coniglio (1957-2023)


 


Ho appreso questa mattina che nella notte è venuto a mancare Francesco ......... un vulcano di idee e progetti scomparsi con lui.

Lasci un vuoto di creatività di cui il paese avrebbe un grande bisogno.

                      a d d i o !        a d i o !      d i o !        a d i o !


F R A N C E S C O

domenica 18 luglio 2021

Pink Floyd in Italia - Memorie di stagione (parte quarta)


 1971 (parte seconda)



L'esperienze evocate dai Pink Floyd, all'inizio della loro carriera si sono sempre poggiate su di un formalismo uscito da un avvicinamento pluridisciplinare del fatto musicale, dove trovano importante collocazione l'acustica e le varie forme di arte extrasensoriale.
Oggi la loro musica è un'organizzazione di sonorità nel tempo.   Chi li ha visti in sala di registrazione garantisce che tutti i loro brani, dopo esser stati arrangiati, vengono avvertiti e individuati dall'orecchio sotto forma di informazione semantica.   Vederli all'opera è una cosa veramente straordinaria.
La loro musica è una successione di suoni dalle caratteristiche estremamente personali dovute alla preparazione dei singoli componenti in genere l'orecchio di chi li sente ne prende coscienza sotto forma di informazione estetica o emotiva.   I Pink Floyd furono il primo complesso al mondo ad usare proiezioni nei loro spettacoli.   Molte furono le critiche e le acuse che vennero mosse ai Pink Floyd per questa innovazione.   In quel periodo nel rock non si parlava ancora molto di trip, e pochi riuscivano a capire la capitale importanza di tutto un certo contorno nei loro spettacoli.   Ben presto però tutti i gruppi rock più avanzati ripresero quest'idea e in tutta l'Europa si diffuse questa che poi si tramutò in una moda.
Sullo stile dei Pink Floyd anche in Italia, dove in genere le novità arrivano dopo anni, alcuni complessi iniziarono a pretendere le luci psichedeliche.
I dischi dei P.F. sono sempre usciti con il contagocce, e questo per chiara paura di saturazione di mercato e per timore di non costante livello artistico.
Proprio per questi fondamentali motivi i Pink Floyd si possono considerare, ancora oggi dopo sei anni, all'avanguardia della musica pop internazionale.   Essere all'avanguardia è sempre un grosso rischio per tutti, sia per chi decide di suonare avanguardisticamente e anche per chi ascolta.  Per questo, crediamo, che un eventuale insuccesso, anche soltanto parziale o minimo, dei Pink Floyd in Italia, deve essere attribuito totalmente alla ricerca costante dell'effetto-novità-successo da parte e del gruppo e a una grossa impreparazione musicale da parte del pubblico italiano.   Forse questa ipotesi neanche è lecita, dato che, secondo recenti indagini effettuate fra i rockers, i Pink Floyd risultano essere al secondo posto come gruppo più popolare.


Roman High Roma Sotto - n. 2 (luglio 1971)




Il 21 luglio  Dario Salvatori su "Ciao 2001" recensisce la cassetta del 1° album utilizzando l'immagine della versione inglese del 1967, probabilmente di sua proprietà; è critico nella scelta della EMI Italiana di farla uscire dopo 4 anni:
"Sound vecchia maniera (...). Dal tempo della pubblicazione di questo disco molte cose sono cambiate nell'organico e nel genere del complesso. (...)

Ciao 2001 - n. 29 (21 luglio 1971)

A settembre esce nella collana economica della Emidisc, l'album antologico "Relics" contenente titoli inediti o pubblicati precedentemente solo su 45; la politica della EMI Italiana nei confronti dei Pink Floyd è cambiata.
L'album era uscito a luglio in Uk.

Ciao 2001 - n. 40 (6 ottobre 1971)


Ad Ottobre «Ciao 2001» avendo saputo della partecipazione dei Pink Floyd ad una registrazione nell'anfiteatro di Pompei per la Televisione inglese, pone il nome della band (Vedremo i Pink Floyd a colori?) a titolo di un articolo che presenta l'incresciosa polemica di contestazioni e rinvii per una  Tv a colori anche in Italia (PAL o SECAM); il titolo è accompagnandolo da una loro immagine anche se la band non è mai menzionata all'interno dell'articolo.

Ciao 2001 - n. 40 (6 ottobre 1971)



lo stesso mese, Alberto Gioannini, presenta in tre settimane un'analisi dettagliata della loro produzione (ora che è tutta disponibile anche in Italia) e prepara così la Campagna promozionale della "Harvest" che la Emi Italiana sta organizzando per l'uscita del nuovo album dei Pink Floyd.

"Nel 1970 si sono verificati enormi cambiamenti, affermazioni, novità nel mondo della musica pop; sostanzialmente il livello medio della cultura musicale si è nettamente elevato, e i gruppi che rappresentano l'avanguardia di questa musica non sono più patrimonio di una ristrettissima cerchia di esperti.
Fra gli avvenimenti più notevoli di questa annata è da considerare l'enorme successo di critica e di vendita di «Atom heart mother» il LP dei Pink Floyd, da un anno quasi nelle classifiche italiane.   A questa affermazione non è estranea la spinta pubblicitaria effettuata da «Per voi giovani» ma ciò non basta a spiegare il fenomeno. (...)"
Alberto Gioannini


Ciao 2001 - n. 42 (20 ottobre 1971)




Ciao 2001 - n. 43 (27 ottobre 1971)


Ciao 2001 - n. 44 (3 novembre 1971)



A novembre in contemporanea con la Campagna promozionale della "Harvest", la Emi Italiana fa uscire l'album "Meddle" (matrice 28 settembre) con allegato un « mini-maxi-singolo » a 33 giri, presentato in una busta con lo slogan « Harvest - L'impronta della Progressive Music » e contenente gli stralci più significativi degli album di recente uscita. I complessi promozionati sono 6: Grease Band, The Move, Edgar Broughton Band, Southern Comfort, East of  Eden e Electric Light Orchestra.



"(...) la campagna sarà appoggiata dalla consueta promozione radiofonica, in particolare a « Per Voi Giovani », mentre in TV è prevista la programmazione di un filmato degli East of Eden in una puntata di « Pop Studio ».
(...) [i Pink Floyd] sono stati recentemente in Italia per registrare nell'anfiteatro di Pompei [4-7 ottobre] per la Televisione inglese un filmato a colori che ben difficilmente apparirà mai sui nostri teleschermi."


Discografia Internazionale - n. 21 (16 novembre 1971)

 
«Per Voi Giovani», nel frattempo aveva subìto un certo ridimensionamento, anche in seguito al reclamo della SIAE presso la Commissione di Vigilanza in relazione alla rubrica «giaccio bootleg» su «Ciao 2001», reclamo presentato inizialmente da «Discografia Internazionale». 
La trasmissione un mese dopo, il 14 dicembre trasmise la facciata B (Echoes) dell'album "Meddle".  «Pop Studio» di cui la Rai aveva programmato 8/9 puntate a partire dal 22 settembre, cessò il 21 ottobre, dopo 5 puntate, senza nessuna ufficiale comunicazione, lasciando il pubblico giovanile nell'illusione che il giovedì successivo sarebbe andata in onda la sesta e, a seguire, quelle mancanti. 

 
Qui Giovani - n. 43 (28 ottobre 1971)




Ciao 2001 - n. 46 (17 novembre 1971)


Musica e Dischi - n. 305 - novembre 1971