Dopo i primi anni alla Polydor (1935-45), con la fine della guerra, Edith Piaf cambia casa discografica e stipula un contratto con la Pathé che nel 1928 era stata acquisita dalla Columbia Graphophone Co. Ldt., e che nel 1931 fu portata da questa nella fusione con la Gramophone Co. Ldt.
Nel giugno del 1946 viene pubblicato in Francia, su Columbia -etichetta inglese-, il primo disco della cantante: "Dans les prisons de Nantes / Celine", due brani tradizionali arrangiati da Marc Herrand co-fondatore e membro di "Les Compagnons de la Chanson".

Erano anni di cambiamenti profondi in Europa, il mondo si stava trasformando rapidamente, le certezze del passato davano spazio ad improvvisazioni quotidiane, creando una società aperta a tutte le novità che arrivavano d'oltreoceano.
Dopo la liberazione (agosto 1944) Parigi divenne il principale hub logistico per le truppe americane in Europa e con la fine della guerra (8 maggio 1945), negli alberghi di lusso requisiti e negli uffici governativi, iniziarono le operazioni di smobilitazione e il rientro in patria delle truppe.
Nonostante i razionamenti e le difficoltà strutturali del dopoguerra, Parigi rimase una meta ambita per le licenze premio, grazie alla sua vibrante vita artistica, i club jazz e l'atmosfera di rinnovata libertà. La presenza di Jeep, camionette e soldati in divisa nei caffè dei Campi Elisi divenne una normalità paesaggistica della Parigi post-liberazione.La città fu subito meta di una nuova ondata di artisti, fotografi, modelle e scrittori americani, affascinati dal clima di ricostruzione e dalla libertà europea nettamente differente dal clima culturale opprimente che si stava creando negli Stati Uniti.
Molti ex-soldati americani sfruttarono il Gi Bill (legge del governo USA) per vivere e studiare a Parigi.
In questo clima di nascente libertà emerse nei locali francesi una nuova generazione di interpreti, per i quali la forza del testo è pari a quella della melodia. Edith Piaf, con la sua canzone simbolo, "La vie en rose" inno della rinascita di un Paese schiacciato dalla guerra, divenne l'icona della nuova chanson francese.
gennaio 1947
Così Giangilberto Monti e Vito Vita (Gli anni d'oro della canzone francese 1940-1970 - Gremese, 2022) descrivono la nascita della canzone.
"... nel maggio 1945 l'amore è ancora vivo e il passerotto" (Edith Piaf) "felice canticchia tra sé e sé un ritornello: Quand il me prend dans ses bras / il me parle tout bas / je vois les choses en rose. La leggenda vuole che l'amica Marianne Michel, che canta e gestisce un cabaret a Marsiglia, le consigliò di cambiare «les choses» in «la vie». Edith va da Marguerite Monnot e le chiede di firmare la musica.
Occorre qui ricordare che Edith è anche cantautrice (saranno 80 i brani da lei composti in carriera), ma essendo già iscritta alla SACEM come paroliera non ha potuto passare l'esame di compositrice, dunque crea da sé le melodie, ma non potendole firmare, se le fa trascrivere dai suoi musicisti. La Monnot, autrice di tanti suoi successi, ne disdegna la linea musicale e si rifiuta di firmarla; così sarà il pianista-accompagnatore della Piaf, l'italo-francese Louis Guglielmi, in arte Louiiguy, a trascrivere sullo spartito una delle più grandi canzoni d'amore di tutti i tempi: La vie en rose. Ma non è ancora finita, il passerotto incarica Roger Seiller, che ha da poco preso in mano le edizioni Paul Beuscher, di trovare un'interprete adatta a quel motivo e sarà, guarda caso, Marianne Michel. Tuttavia quando la Piaf, di ritorno da uno dei propri tour de chant, ascolta alla radio la versione dell'amica, capisce la forza della canzone e la fa immediatamente sua." Il 4 gennaio 1947 Edith Piaf registrò "La vie en rose".
Le attenzioni degli americani dislocati nella capitale francese portarono la Columbia Broadcasting System (CBS) ad interessarsi alla cantante e, per i rapporti di interscambio della sua etichetta "Columbia" con l'omonima inglese, prendere i contatti con la Pathè per i diritti in America.
Negli Usa, dopo la revoca delle restrizioni belliche sulla gommalacca utilizzata nella produzione bellica, il settore discografico stava vivendo una rinascita che allargava le sue attenzioni alla musica del continente, un tempo limitatamente alla musica classica ed ora anche alla musica popolare.
Nell'autunno del 1946 la Piaf partì per una tournée negli Stati Uniti dove si esibì alla "Constitution Hall" di Washington D.C. insieme a "Les Compagnons de la Chanson" che riscossero un successo considerevole, mentre Edith non venne capita. Prossima al ritorno in Francia, ricevette una critica estremamente positiva da parte di Virgil Thomson, critico d'arte influente nel panorama artistico-musicale statunitense, il quale consigliò ai suoi connazionali di non lasciarsi sfuggire l'occasione di apprezzare la grande Piaf, in quanto, in caso contrario, "darebbero prova della loro stupidità". L'articolo cambiò le sorti di Edith.
Nel marzo 1947 ritornò negli Stati Uniti per esibirsi alla "Playhouse Theatre" di Broadway ed al "Versailles" di Manhattan, dove ebbe un grande successo: venne applaudita da stelle di fama mondiale, come Orson Welles e Marlene Dietrich.
1948-1949
1950
Dopo numerose ristampe con differenti numerazioni di catalogo, il 10 giugno 1950 entrò fra le hits settimanali una versione strumentale di Victor Young di "La Vie en Rose" a cui seguì il 24 giugno un'altra versione sempre strumentale nella interpretazione di Paul Weston che vi restò per 16 settimane raggiungendo il picco del 12° posto. Il mese successi è la volta di Tony Martin che la cantò su un testo inglese di Mack David (15 luglio per 17 settimane raggiungendo il picco della 9ª posizione) a queste, fra le hits settimanali fecero seguito le versioni di Bing Crosby, Ralph Flanagan e Louis Armstrong.
Victor Young - 10 giugno/ 1 settimana/ 27° posto
Paul Weston - 24 giugno/ 16 settimane/ 12° posto
Tony Martin - 15 luglio/ 17 settimane/ 9° posto
Bing Crosby - 5 agosto/ 6 settimane/ 13° posto
Ralph Flanagan - 23 settembre/ 1 settimana/ 27° posto
Louis Armstrong/ 14 ottobre/ 1 settimana/ 28° posto
L'8 luglio anche Edith Piaf incise la versione di Mack David, ma dopo che Tony Martin aveva dominato con la sua versione tutta l'estate, quella della Piaf entrò tra le hits il 21 ottobre e vi restò solo tre settimane con il picco della 23ª posizione.
A seguito del successo, la "Columbia" fece uscire altre canzoni con testo inglese e la "Decca" e la "Vox" incisioni della Piaf di cui avevano i diritti
Per la "Vox" sono incisioni del periodo "Polydor" e per la "Decca" incisioni uscite in Francia tra il 1947/48 fatte con un contratto temporaneo da Louis Barrier, manager della cantante con la casa inglese prima di stipulare quello con la "Pathé".
1953
1953
La Columbia americana prosegui nelle uscite della cantante fino al 1953 quando l'accordo con la Philips sostituì il precedente con la Columbia inglese che iniziò a commercializzare Edith Piaf, dapprima con l'etichetta "Angel Record" della Emi, utilizzata per commercializzare il suo catalogo europeo di registrazioni di musica classica "Columbia" e, successivamente, dopo la sua acquisizione, con la "Capitol Record".
La Columbia americana nel 1956 fece uscire un album contenente le incisioni con testo inglese del 1950 che la cantante aveva fatto per il pubblico americano.

1956
Nota - Le immagini sono estratte dal sito
https://www.discogs.com
"Discogs" inserisce le etichette della "Columbia" francese (gruppo EMI) all'interno della "Columbia" americana (gruppo CBS)