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lunedì 25 marzo 2013

CANTACRONACHE - Luglio 1959

 
Purtroppo di questo numero di CANTACRONACHE (forse l'ultimo) ho solamente queste copie in RANK XEROX effettuate negli anni sessanta.
Se qualcuno ha l'originale della rivista e volesse inviarmene una scansione sarei felice di sostituirle.
 
 
 





giovedì 21 marzo 2013

CANTACRONACHE - Estate 1958 (pt. 3)

 
Lo spettacolo della vita, purchè sia visto senza occhiali di nessun genere, è sempre sovversivo e rivoluzionario...      Naturalmente, è un'impresa difficile quella a cui si accingono , e se sarn rose fioriranno  (L'ESPRESSO, 23 marzo 1958)
 
 
 
L'obbiettivo è lodevole...   Per questo motivo, si perdona facilmente ciò che d'amaro traspare in molte canzoni.  (LA GAZZETTA DEL POPOLO, 4 maggio 1958)
 
Anche il pubblico ha cantato in coro la canzone "Dove vola l'avvoltoio?"  (L'UNITA', 1 maggio 1958)

 
 
Che la canzone italiana anticonformista sia nata ieri pomeriggio nella saletta dell'Unione Culturale di Torino?  (LA STAMPA, 4 maggio 1958)
 
Una interessante iniziativa culturale  (LA NOTTE, 6/7 maggio 1958)

 
 
È nata a Torino la canzone realista  (PAESE SERA, 19/20 maggio 1958)
 
Questa iniziativa s'inserisce nell'orizzonte della cultura democratica; il suo anticonformismo ha una base sociale.  (RISORGIMENTO, maggio 1958)

 
 
Parla di amori veri la canzone neorealista...   I preti politicanti sono, naturalmente, uno dei bersagli preferiti.  (L'UNITA', 23 maggio 1958)
 
Noi non sappiamo se sia giusto definire queste canzoni "neorealiste", o se sia il caso di tirare in ballo grossi nomi per facili esaltazioni o facili stroncature.  (IL PAESE, 24 maggio 1958)

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Avremmo preferito, in un'iniziativa di per sè interessante, maggiore originalità  (L'UNITA'. 24 maggio 1958)
 
Una rivoluzione coraggiosa, combattuta da un pugno di uomini indifferenti al pudibondo rossore dei benpensanti  (AVANTI, 27 maggio 1958)

 
 
Diciamo subito che la nuova canzone neorealista è nata con panni dimessi e poveri, come conviene al suo nome; ma in compenso è molto arzilla nel pungere il conformismo del nostro tempo  (PAESE SERA, 24/25 maggio 1958)
 
Un interessante tentativo di elevare il livello della canzone italiana (AVANTI, 24 maggio 1958)

 
 
Gli autori avevano, nella quasi generalità, l'aspetto del ragazzuolo borghese che - per seguire l'Idea - ha litigato col papà, e cui la mamma passa di nascosto i soldi per lo sciupo  (LO SPECCHIO, 1 giugno 1958)
 
E poi, bisognerebbe anche dimostrare che i bimbi che muoion di fame e gli scoppi nelle miniere sono simboli autentici della realtà del nostro tempo e non piuttosto immagini del tempo felice dei nostri nonni  (IL MONDO, 3 giugno 1958)

 
 
Le ambizioni di questo encomiabile gruppo d'intellettuali della sinistra sociologica e cattolica si muovono su un piano ben diverso da quello delle canzonette che sentiamo fischiettare per la strada  (IL LAVORO, 1 giugno 1958)
 
Rivolta dell'intelligenza  (La SETTIMANA INCOM ILL., 31maggio 1958)
 
Fucilazioni contro Sanremo (L'ESPRESSO, 1 giungo 1958)

 
 
Le canzoni "neorealiste" sembravano quando dettate da Mario Alicata in un impeto di furiosa depressione, quando uscite di getto da un coro di partigiani annidati sulla montagna per far la festa ai briganti neri.  (CORRISPONDENZA SOCIALISTA, 1 giugno 1958)
 
E ora ci auguriamo naturalmente che essi vadano avanti nel loro interessante esperimento  (VIE NUOVE, 7 giugno 1958)
 
Le canzoni del regime...   Sono, per intenderci, canzoni-istanza, canzoni-sonda, canzoni-messaggio  (IL BORGHESE, 5 giugno 1958)
 
 
 
Noblesse oblige: fatto quindi atto di omaggio alla bontà delle intenzioni, bisogna occuparsi di questo esperimento tenendo conto delle firme degli autori, dai quali è lecito pretendere un materiale valutabile criticamente.  (IL PUNTO, 31 maggio 1958)
 
Orecchiabilità a parte, manca a queste canzoni freschezza e originalità, e senza tali ingredienti nessuna canzone sarà mai popolare  (LE ORE, 7 giugno 1958)
 
La nuova canzone italiana, dunque, non è nata.  (TEMPO PRESENTE, giugno 1958)

CANTACRONACHE - Estate 1958 (pt. 2)

 
 
"... in fatto di canzoni, la paternità spetta sì e no per il cinquanta per cento agli autori delle parole e della musica; per l'altro cinquanta per cento il creatore d'una canzone è chi la canta" (Massimo Mila)


 
 
L'ADOZIONE DELLA "FORMA-CANZONE" come strumento il più idoneo ed efficace per comunicare all'opinione pubblica giudizi precisi su situazioni, fatti, personaggi storicamente e concretamente definiti, ha indotto, naturalmente, una carica polemica rigorosamente necessaria nei confronti di quello strumento d'impura evasione che è la canzone italiana contemporanea ed ufficiale. Allestendo il primo disco della serie CANTACRONACHE, questa polemica l'abbiamo portata, dal campo dei testi e della musica, a quello, altrettanto importante, dell'interpretazione-esecuzione.
 
 
 
Siamo perfettamente coscienti, con questo, di andare incontro al pericolo di grossi equivoci e di oscure battaglie: nonchè ad un indeterminato numero di accuse, forse più di quante ce ne abbia procurate l'elaborazione di testi e musiche.

 
 
Così, questo disco è sperimentale non per viltà ma per rigore; non per incertezza, ma per animosità di pretese.   Significa che anche in questo campo stiamo ancora lavorando, e siamo lontani dal risultato finale.   Un gruppetto di esecutori che hanno i requisiti naturali richiesti, già lavora con noi, ma è ancora troppo presto per dire se arriveremo alla forma che giudichiamo necessaria.
 

 
 
Di più: l'interprete di CANTACRONACHE non è in senso corrente, un cantante (questa voce richiama ormai troppo una esecuzione scolasticamente impostata) - allora, è meglio dire: un cantore popolare.   Cioè: voce anche grezza, incolta, ma naturale, viva, familiare, umana.   Essa vibra di reale passione: non la finge con il lenocinio scolastico.   È sufficientemente indipendente dal microfono, perchè fede cieca (e ingenua) nel microfono vuol dire intimismo, mezze tinte, sdilinquimenti, o quanto meno, artificiosi effetti speciali.   Il cantore popolare prescinde dalla deformazione microfonica: spetterà al tecnico audio provvedere a riprendere coi risultati migliori (naturalezza espressiva) quella voce.   Troppi cantanti oggi usano il microfono da registrazione come se fosse quello di un altoparlante, istituendo con esso un rapporto diretto e necessario: questo rapporto dev'essere invece indiretto e casuale.


 
 
LA VOCE DI CANTACRONACHE dev'essere in grado di assumere atteggiamenti, oltrechè di canto, anche di recitazione (declamazione).   Infine: niente orchestrone, strumenti elettrici, "arrangiamenti"   Le nostre canzoni dicono cose vere, cioè semplici.   Perciò anche l'accompagnamento strumentale dev'essere di grande naturalezza e semplicità.   A questo basta uno strumento solo, scelto tra i più familiari: chitarra, fisarmonica, pianoforte.

 
 
 
 
IL DISCO SPERIMENTALE EP 45 CS, che vi presentiamo, è lontano da risultati ottimi, ma vuole testimoniare un rigoroso lavoro condotto in questa direzione.   Per compiere i passi successivi, abbiamo bisogno dell'aiuto del pubblico, di consigli, giudizi, critiche, precise indicazioni.   Questo disco serva anche a stimolare tutti coloro che, possedendo i requisiti accennati, condividano il nostro modo di vedere, il nostro disgusto, e la nostra passione: si mettano in contatto con noi!
 
Straniero Liberovici

CANTACRONACHE - Estate 1958

 
Ci proponiamo con "Cantacronache" di illustrare e di affiancare la nostra iniziativa nel campo della canzone.
 
 
 
Non ci siamo mai occupati prima d'ora di musica così detta leggera.   Siamo impegnati in campi più specificatamente culturali, nel romanzo, nella poesia, nella saggistica, nella musica seria, nella pittura, oltre che in più pratiche professioni; abbiamo collettivamente maturato la volontà d'intervenire in questo campo in cui, in Italia, più appariscente e grossolana è l'apologia d'evasione.


 
 
In questo clima sono nate le nostre canzoni; e lo spirito di rottura, la polemica, la implicita dichiarazione di guerra a quel mondo estreneo ed evasivo, sono naturalmente uno dei loro aspetti più appariscenti se non il più tipico.   Perchè ciò che ci proponiamo, al di là della polemica o della rottura, è di "evadere dall'evasione", ritornando a cantare, storie, accadimenti, favole che riguardino la gente nella sua realtà terrena e quotidiana, con le sue vicende sentimentali (serie, più che sdolcinate, comuni più che straordinarie) con le sue lotte, le aspirazioni che la guidano e le ingiustizie che la opprimono, con le cose insomma che la aiutano a vivere od a morire.
 

 
 
E conseguentemente abbiamo scritto queste nostre canzoni in un linguaggio piano e accessibile, in forme metriche tradizionali, in una musica melodica ed immediatamente emotiva (cioè con le armi stesse della canzone d'evasione), ma su questa quotidiana realtà siamo intervenuti non già accettandola e descrivendola naturalisticamente, ma operando su di essa in modo critico o ironico, burlesco o commosso, aggressivo o risentito, o persino drammatico, sì da mettere in luce i suoi nodi, le sue contraddizioni e gli aspetti tipici e rivelatori.
 
 
 
 
Nè importa che vi sia chi, proprio per questo nostro ben manifesto proposito, già ci accusa di populismo, o di tetraggine, o di nuovo conformismo, o di usare simboli inattuali o di essere tardi epigoni di modi francesi o tedeschi, senza per altro lasciarci neppure il tempo di sviluppare i nostri temi ed i nostri motivi.
 
 
 
Siamo ben consapevoli dei pericoli che corriamo e delle difficoltà che ci attendono, ma sappiamo anche che a rompere l'interessata oasi di idiozia e la spessa coltre del conformismo, si indispone non solo chi ha un interesse economico o politico, ma anche chi a quell'oasi si è adeguato ed in quella coltre è stato irretito: e persino chi concepisce in fondo la cultura come aristocrazia prerogativa (manifestazione di élites), cha ha limiti e scopi che non consentono di avventurarsi in regioni considerate inferiori per definizione.   Ma queste difficoltà, questi ostacoli, queste resistenze, non ci spaventano, perchè noi non ci rivolgiamo agli ascoltatori come ad un mercato da conquistare, nè favoriamo la loro pigrizia e la loro stanchezza, nè intorpidiamo i loro cervelli, ma bensì parliamo a loro come a degli uomini, impegnandone le facoltà critiche e l'interesse, rifiutando di deformare ed avvilire il nostro-loro vivere, ma tentando di cantarlo come nella sua molteplicità oggi si manifesta.

 
 
Con questo intendimento di ristabilire, nei limiti che struttura e natura della canzone consentono, un linguaggio più degno ed un contenuto più umano, siamo usciti con le nostre canzoni.   E mentre invitiamo scrittori, poeti, musicisti ad affiancarsi numerosi con musiche e testi nuovi a questa nostra iniziativa, ci rivolgiamo a coloro che ci ascolteranno perchè con il loro consenso, e con il loro critico interessamento, la sorreggano.
 
Jona