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sabato 23 febbraio 2013
lunedì 19 marzo 2012
venerdì 1 aprile 2011
GIORGIO GABER - PORTA ROMANA/UNA RAGAZZINA (1963)
La Porta Romana è a Milano, in fondo al Corso che da lei prende il nome, all'imbocco di Corso Lodi. Coloro che, in macchina, vengono e vanno per l'Autostrada del Sole, devono, per raggiungere o lasciare il centro della città, passare per Porta Romana. È dunque luogo assai famigliare anche a chi non sia di Milano. Ma certo solo per un milanese Porta Romana può acquistare il significato con cui viene evocata nella canzone di Gaber.
Siamo dunque di fronte ad una canzone "milanese", sulla scia della "Ballata del Cerutti" e di "Trani a gogò"? Solo apparentemente. L'ambientazione è qui, per dirla alla maniera del cinema, puramente casuale, e serve da pretesto per "cantare" una storia universalmente valida, la storia di un amore giovanile, forse il primo amore, mai dimenticato, ma prepotentemente richiamato alla memoria dalla visione di un luogo che fu spettatore e quadro degli incontri dei due innamorati. In ogni città e per ciascuno di noi c'è stata, c'è o ci sarà una Porta Romana.
Per il testo di "Porta Romana", a Gaber si è affiancato, come già in altre occasioni, lo scrittore Umberto Simonetta. La loro collaborazione, sempre fruttuosa, ha raggiunto qui un risultato particolarmente felice, creando una moderna "ballata" in cui la narrazione, fatta di un sapiente alternarsi di impressioni e di ricordi, si fonde ad una tessitura musicale di gradevole sapore popolare.
[...]
dal 'back cover' del disco
lato a)
- Porta Romana (gaber-simonetta)
lato b)
- Una ragazzina (gaber)
cover (RICORDI - SRL 10-316)
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RICORDI - SRL 10-316
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venerdì 25 giugno 2010
giovedì 17 giugno 2010
GIORGIO GABER - GIORGIO GABER (1961)
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.Non ci credo, io, all'ispirazione. Le mie canzoni, un motivo o una frase, nascono da certe idee che mi passano per la testa.
Sono idee normali, senza pretese, come quelle di tutti.
Se avessi fatto un altro mestiere le butterei via, non mi servirebbero.
Invece, il mio lavoro è di fare canzoni.
E allora devo afferrare ogni impressione, fissarla, scriverla sulla carta perchè non mi scappi.
Poi comincio a pensarci, anche a lungo.
Su una parola o un accordo mi fermo per giorni interi.
L'ascolto internamente, l'elaboro: ci penso per la strada, mentre aspetto davanti ai semafori rossi, o a letto prima di addormantarmi; passo dei pomeriggi a pizzicare la chitarra, a cercare.
Ci sono delle volte che mi accorgo di avere eliminato l'idea primitiva, di averne tratto un'altro del tutto nuova.
E solo allora mi rendo conto di non aver lavorato come un burocrate, tutto schede, appunti e calcoli.
Ho soltanto cercato, con un certo metodo, l'ispirazione.
Anche se non ci credo.
Giorgio Gaber
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Scansafatiche non lo è.
Quindi non è per questo che ha smesso di occuparsi di ragioneria per mettersi a cantare.
È forse particolarmente portato alle fantasticherie?
Nemmeno. Le sue opinioni, sono perfettamente in linea con quelle della nuova generazione, ben poggiate a terra, solidamente costruite e realistiche. [...]
Franco Belli
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dal stabled insert del disco
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Lato b)
- Non arrossire (pennati-gaber-monti)
- Una fetta di limone (gaber-simonetta)
- Una lettera (gaber-monti)
- Buonanotte tesoro (gaber)
- Il girasole rosso (gaber-monti)
- Geneviève (gaber)
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Lato b)
- Le strade di notte (gaber)
- La ballata del Cerutti (gaber-simonetta)
- Il borsellino e la valigia (gaber-billi)
- Benzina e cerini (gaber-jannacci-scardina-simonetta)
- La cartolina colorata (gaber-monti)
- La conchiglia (gaber-calabrese)
domenica 23 maggio 2010
lunedì 26 aprile 2010
I DUE CORSARI - TINTARELLA DI LUNA/ZITTO PREGO (1959)
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lato a)
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lato b)
cover (RICORDI - SRL 10-093)
SRL 10-093 - I DUE CORSARI (09.12).rar
RICORDI - SRL 10-093
SRL 10-093 - I DUE CORSARI (1959).rar
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lato a)
- Tintarella di luna (de filippi-migliacci)
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lato b)
- Zitto prego (gaber-jannacci)
cover (RICORDI - SRL 10-093)
SRL 10-093 - I DUE CORSARI (09.12).rar
RICORDI - SRL 10-093
SRL 10-093 - I DUE CORSARI (1959).rar
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domenica 18 aprile 2010
I DUE CORSARI - 24 ORE/EHI!... STELLA (1959)
Gaber e Jannacci con i Cavalieri
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lato a)
lato b)
.cover (RICORDI - SRL 10-034)
SRL 10-034 - I DUE CORSARI (12.06).rar
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RICORDI - SRL 10-034
SRL 10-034 - I DUE CORSARI (1959).rar
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lato a)
- 24 ore (reverberi-calabrese)
lato b)
- Ehi!... Stella (reverberi-calabrese)
.cover (RICORDI - SRL 10-034)
SRL 10-034 - I DUE CORSARI (12.06).rar
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RICORDI - SRL 10-034
SRL 10-034 - I DUE CORSARI (1959).rar
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GIORGIO GABER - THE HULA HOOP SONG/WHEN (1959)
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lato a)
lato b)
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cover (RICORDI - SRL 10-016)
SRL 10-016 - GIORGIO GABER.rar
.RICORDI - SRL 10-016
SRL 10-016 - GIORGIO GABER (1959).rar
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lato a)
- The hula hoop song ( kahler-maduri)
lato b)
- When ( evans-reardon)
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cover (RICORDI - SRL 10-016)
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.RICORDI - SRL 10-016
SRL 10-016 - GIORGIO GABER (1959).rar
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(1958 - 1959) NANNI RICORDI - L'uomo che Inventò i Cantautori
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“Ciao, sono Nanni Ricordi. Piacere. Sei di Genova anche tu? Anche mia mamma: per l’esattezza è di Santa Margherita”.
Visto che lui è il Grande Capo e mi dà del tu, cominciamo bene. Quel “tu” alla quacchera, di primo acchitto… chi è, Giusti?... Va beh: chi se ne frega… Le labbra di Nanni si tendono a formare una specie di doppia linea, prima che diventi un sorriso: “Qui siamo un gruppo di lavoro che inizia – continua – e mi piacciono molto le cose che stai facendo con Bindi e gli altri”.
È il 1958, e gli “altri” sono Gianfranco Riverberi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi…. E ci vuole coraggio e grinta per dire: “Mi piacciono questi autori” e inventar loro un ruolo di cantanti, oltre che di autori. Nanni ce l’ha. E tutto il gruppo dei “genovesi” gli è debitore, più Gaber, Jannacci, Endrigo:… “No Nanni, no cantautori”! […]
Giorgio Calabrese
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Visto che lui è il Grande Capo e mi dà del tu, cominciamo bene. Quel “tu” alla quacchera, di primo acchitto… chi è, Giusti?... Va beh: chi se ne frega… Le labbra di Nanni si tendono a formare una specie di doppia linea, prima che diventi un sorriso: “Qui siamo un gruppo di lavoro che inizia – continua – e mi piacciono molto le cose che stai facendo con Bindi e gli altri”.
È il 1958, e gli “altri” sono Gianfranco Riverberi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi…. E ci vuole coraggio e grinta per dire: “Mi piacciono questi autori” e inventar loro un ruolo di cantanti, oltre che di autori. Nanni ce l’ha. E tutto il gruppo dei “genovesi” gli è debitore, più Gaber, Jannacci, Endrigo:… “No Nanni, no cantautori”! […]
Giorgio Calabrese
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Ritornato dall’America con la moglie Marisa, nel 1957 apparve ovvio il suo ingresso nell’azienda di famiglia, della quale lui e la sorella Madina possedevano il dieci per cento delle azioni. E qui si vide la lungimiranza di Nanni e la sua determinazione. La musica lirica e classica italiana erano da anni in piena crisi commerciale: grandi investimenti e scarsi risultati economici. Così Nanni disse al consiglio di amministrazione: o costituite un dipartimento dedicato alla produzione di dischi di musica leggera o non se ne fa niente.
A quel tempo io ero in Ricordi già da cinque anni, come responsabile delle edizioni cartacee di musica classica […] Avevo trent’anni e Nanni ventisei. Mi disse: “mi hanno dato via libera, facciamo i dischi: vieni con me come vice direttore. E per prima cosa diamoci del tu”, che allora non si usava.
Dissi “okey”, e incominciammo l’avventura.
Franco Crepax
A quel tempo io ero in Ricordi già da cinque anni, come responsabile delle edizioni cartacee di musica classica […] Avevo trent’anni e Nanni ventisei. Mi disse: “mi hanno dato via libera, facciamo i dischi: vieni con me come vice direttore. E per prima cosa diamoci del tu”, che allora non si usava.
Dissi “okey”, e incominciammo l’avventura.
Franco Crepax
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Seguivo con attenzione il lavoro di Nanni, dalle prime produzioni di Gaber , alle “canzoni della malavita” della Vanoni, fino all’esordio nel 1959, di artisti come Bindi, Paoli, Tenco, Jannacci (nel gruppo dei “Cavalieri”), cui in seguito si aggiunse Endrigo, e il rilancio di parecchi altri nomi legati a modelli più tradizionali, come il “Quartetto Cetra”, Nuccia Bongiovanni (voce fissa al Musichiere in TV), Emilio Pericoli (che nel ’61 avrebbe sbancato le charts USA con Al di là), ecc.
In un mercato così ricco di fermenti e di emissioni d’ogni genere come era quello italiano dell’epoca, l’impresa di sviluppare una nuova azienda non era certo semplice, anche se una mano preziosa veniva offerta dall’appoggio delle edizioni collegate (Arrivederci di Bindi conquistò i primi posti in classifica nella versione di Marino Barreto jr. e permise all’autore di farsi conoscere a una più ampia cerchia di pubblico). Furono necessari molti mesi prima che il marchio “Dischi Ricordi” s’imponesse come una delle più solide realtà nell’industria musicale in Italia. Decisiva fu, nel 1960, la partecipazione a Sanremo (come autore) di Umberto Bindi con È vero, interpretata da Mina. Il brano ebbe un eccellente riscontro di vendite anche nella versione di Bindi “un autore e cantante che ha portato un fresco alito di vita alla canzone italiana” scrissi recensendo il disco nella rubrica che su “Musica e Dischi” aveva sostituito quella di Zivelli, e di cui avevo assunto il coordinamento.
E subito dopo, Bindi esplose definitivamente anche come interprete. Il nostro concerto raggiunse il primo posto fra i dischi 45 giri più venduti in Italia nel 1960. Nell’arco di soli due anni il lavoro di Nanni Ricordi, aveva raggiunto i suoi obiettivi, e l’azienda figurava ormai a pieno titolo fra le più importanti case fonografiche sul mercato. Un risultato che lasciò sorpresi tutti gli operatori del settore (me compreso).
Mario De Luigi
In un mercato così ricco di fermenti e di emissioni d’ogni genere come era quello italiano dell’epoca, l’impresa di sviluppare una nuova azienda non era certo semplice, anche se una mano preziosa veniva offerta dall’appoggio delle edizioni collegate (Arrivederci di Bindi conquistò i primi posti in classifica nella versione di Marino Barreto jr. e permise all’autore di farsi conoscere a una più ampia cerchia di pubblico). Furono necessari molti mesi prima che il marchio “Dischi Ricordi” s’imponesse come una delle più solide realtà nell’industria musicale in Italia. Decisiva fu, nel 1960, la partecipazione a Sanremo (come autore) di Umberto Bindi con È vero, interpretata da Mina. Il brano ebbe un eccellente riscontro di vendite anche nella versione di Bindi “un autore e cantante che ha portato un fresco alito di vita alla canzone italiana” scrissi recensendo il disco nella rubrica che su “Musica e Dischi” aveva sostituito quella di Zivelli, e di cui avevo assunto il coordinamento.
E subito dopo, Bindi esplose definitivamente anche come interprete. Il nostro concerto raggiunse il primo posto fra i dischi 45 giri più venduti in Italia nel 1960. Nell’arco di soli due anni il lavoro di Nanni Ricordi, aveva raggiunto i suoi obiettivi, e l’azienda figurava ormai a pieno titolo fra le più importanti case fonografiche sul mercato. Un risultato che lasciò sorpresi tutti gli operatori del settore (me compreso).
Mario De Luigi
Tutto cominciò quando arrivai a Milano per fare il militare. Iniziai ad andare in giro a suonare nelle cantine. Erano una specie di “cave” alla francese. In ogni palazzo c’era qualcuno che suonava e aveva una cantina adibita a sala musica. Erano tutte piccole come il Santa Tecla, ma in questo modo ho cominciato a conoscere Jannacci, Gaber, insomma, tutta questa gente. Avevamo poi formato un complesso in cui c’era anche Tenco: l’avevo fatto venire da Genova per fare delle serate con Celentano come cantante. E finito il militare tornai subito a Milano dove ormai conoscevo un po’ tutti. Già prima di fare il militare cercavo di bazzicare la capitale lombarda per fare qualche cosa, ma allora non succedeva assolutamente niente. La rivoluzione infatti avvenne dopo l’arrivo del jukebox.
Dall’arrivo del jukebox in poi, infatti, praticamente più nessuno ascoltava la RAI. Ascoltavano tutti il jukebox, e questo iniziò a cambiare il nostro mondo musicale.
Dopo il militare, feci il mio primo periodo alle Edizioni Ricordi. Il primo contatto con i dischi, “l’altra parte”, avvenne quando fui chiamato alla Dischi Ricordi, e lì conobbi Nanni, Franco Crepax, e tutti gli altri. Nel reparto dischi, serviva una ricerca di cantanti. Per prima cosa portai tutti gli amici che avevo a Genova. Quelli che conoscevo e quelli che sapevo che avevano delle qualità e quindi delle possibilità.
E qui c’è un piccolo aneddoto che riguarda Gino Paoli, cui feci fare un provino che diedi all’allora direttore artistico, Arduino, anche lui uno di Genova, che mi rispose: “Guarda che di questo non ce ne frega niente”. Ma io ci credevo, e soprattutto Gino era anche un amico: volevo che rimanesse nel giro. Così chiamo Giorgio Calabrese, che lavorava alla “jukebox”, casa discografica di Carlo Alberto Rossi, e gli dico: “Senti Giorgio, se ti dovesse telefonare qualcuno per dirti se state per fare un contratto a un certo Gino Paoli, tu digli di sì!”
In quel momento Rossi stava facendo un sacco di successi con Jenny Luna, Joe Sentieri e tanti altri. Quindi torno da Arduino e gli dico: “Senti un po’, Paoli sta per fare un contratto Con Carlo Alberto Rossi…”, e lui: “No, no, facciamoglielo noi, però più di tre elementi non ti do”.
Così arrivò Gino Paoli.
Con soli tre strumenti, però, non sapevo proprio come fare. Allora telefonai a mio fratello Giampiero, che era molto più giovane di noi, aveva ancora i calzoni corti, ma musicalmente era molto più geniale, e gli dissi: “Senti, dammi una mano, non so proprio come venirne fuori…”.
Arrivarono da Genova con il solito basso, batteria e… un flauto!
Lo studio, cioè la sala di registrazione alla Ricordi, era anche un po’ il magazzino degli strumenti musicali del negozio e Gino si fece dare anche un organo, una spinetta, un pianoforte e un clavicembalo. Insomma aveva tutto intorno. Praticamente suonava tutti questi strumenti più il basso e la batteria e il flauto. Mi avevano detto che non potevano pagare più di cinquemila lire per ogni arrangiamento e lui aveva fatto i primi quattro. Nelle cinquemila lire era compreso viaggio, vitto, alloggio, arrangiamento, esecuzione… tutto quanto! E mio fratello era venuto a Milano solo per farmi un piacere.
[…]
Gianfranco Riverberi
Dall’arrivo del jukebox in poi, infatti, praticamente più nessuno ascoltava la RAI. Ascoltavano tutti il jukebox, e questo iniziò a cambiare il nostro mondo musicale.
Dopo il militare, feci il mio primo periodo alle Edizioni Ricordi. Il primo contatto con i dischi, “l’altra parte”, avvenne quando fui chiamato alla Dischi Ricordi, e lì conobbi Nanni, Franco Crepax, e tutti gli altri. Nel reparto dischi, serviva una ricerca di cantanti. Per prima cosa portai tutti gli amici che avevo a Genova. Quelli che conoscevo e quelli che sapevo che avevano delle qualità e quindi delle possibilità.
E qui c’è un piccolo aneddoto che riguarda Gino Paoli, cui feci fare un provino che diedi all’allora direttore artistico, Arduino, anche lui uno di Genova, che mi rispose: “Guarda che di questo non ce ne frega niente”. Ma io ci credevo, e soprattutto Gino era anche un amico: volevo che rimanesse nel giro. Così chiamo Giorgio Calabrese, che lavorava alla “jukebox”, casa discografica di Carlo Alberto Rossi, e gli dico: “Senti Giorgio, se ti dovesse telefonare qualcuno per dirti se state per fare un contratto a un certo Gino Paoli, tu digli di sì!”
In quel momento Rossi stava facendo un sacco di successi con Jenny Luna, Joe Sentieri e tanti altri. Quindi torno da Arduino e gli dico: “Senti un po’, Paoli sta per fare un contratto Con Carlo Alberto Rossi…”, e lui: “No, no, facciamoglielo noi, però più di tre elementi non ti do”.
Così arrivò Gino Paoli.
Con soli tre strumenti, però, non sapevo proprio come fare. Allora telefonai a mio fratello Giampiero, che era molto più giovane di noi, aveva ancora i calzoni corti, ma musicalmente era molto più geniale, e gli dissi: “Senti, dammi una mano, non so proprio come venirne fuori…”.
Arrivarono da Genova con il solito basso, batteria e… un flauto!
Lo studio, cioè la sala di registrazione alla Ricordi, era anche un po’ il magazzino degli strumenti musicali del negozio e Gino si fece dare anche un organo, una spinetta, un pianoforte e un clavicembalo. Insomma aveva tutto intorno. Praticamente suonava tutti questi strumenti più il basso e la batteria e il flauto. Mi avevano detto che non potevano pagare più di cinquemila lire per ogni arrangiamento e lui aveva fatto i primi quattro. Nelle cinquemila lire era compreso viaggio, vitto, alloggio, arrangiamento, esecuzione… tutto quanto! E mio fratello era venuto a Milano solo per farmi un piacere.
[…]
Gianfranco Riverberi
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Gino - Ci siamo conosciuti (con Tenco) perché lui stava montando una commedia per una filodrammatica che si chiamava Masterpiece, e una delle ragazze che doveva recitare era amica di quella che poi sarebbe diventata mia moglie, quindi ci siamo trovati lì e abbiamo cominciato a fare gli attori e siamo diventati amici, passavamo tutte le giornate insieme, sempre, per anni. Lui suonava il sax, il pianoforte e la chitarra, e io suonavo la batteria, la chitarra e avevo cominciato a suonare la tromba. Ma tutte le cose così, per imitazione: Come fanno tutti i ragazzini. Senza avere intenzione di fare quel mestiere lì. Luigi poi aveva anche il problema del fratello, che non solo non ne voleva sapere di quello che faceva, ma se ne vergognava. Ma era normale allora per le famiglie genovesi, con un figlio che non voleva fare l’università, ma il musicista o il pittore. E per quelle piemontesi era ancora peggio. Il fratello arrivò addirittura a proibirgli di usare il suo cognome perché sennò gli rovinava l’industria di vini!
Nanni – Sì. Era per questo che prima si chiamava Dick Ventuno e poi con quell’altro nome…
Gino – Gigi Mai. L’avevamo trovato io e Riverberi. E ne aveva ancora un altro. Gordon Cliff, mi pare. L’ha cambiato tre o quattro volte, finchè si è rotto le palle e ha detto basta!
[…]
Nanni – Gino poi faceva le copertine per i nostri dischi. Me ne ricordo una bellissima per Endrigo:
Gino – Sì, ero il grafico del gruppo. E ho continuato a farlo fino al 1962. Quindi, le prime copertine, anche le mie, le facevo io. Ma era tutto molto informale. Direi che la cosa più importante era che eravamo dei dilettanti, gente che si dilettava, non era un mestiere. Io continuavo a fare il grafico, venivo a Milano, incidevo e tornavo a fare il grafico. Luigi suonava e andava in università. C’era un’atmosfera diversa che non c’è più stata. Ci si aiutava tra di noi.
[…]
Gino Paoli e Nanni Ricordi
Nanni – Sì. Era per questo che prima si chiamava Dick Ventuno e poi con quell’altro nome…
Gino – Gigi Mai. L’avevamo trovato io e Riverberi. E ne aveva ancora un altro. Gordon Cliff, mi pare. L’ha cambiato tre o quattro volte, finchè si è rotto le palle e ha detto basta!
[…]
Nanni – Gino poi faceva le copertine per i nostri dischi. Me ne ricordo una bellissima per Endrigo:
Gino – Sì, ero il grafico del gruppo. E ho continuato a farlo fino al 1962. Quindi, le prime copertine, anche le mie, le facevo io. Ma era tutto molto informale. Direi che la cosa più importante era che eravamo dei dilettanti, gente che si dilettava, non era un mestiere. Io continuavo a fare il grafico, venivo a Milano, incidevo e tornavo a fare il grafico. Luigi suonava e andava in università. C’era un’atmosfera diversa che non c’è più stata. Ci si aiutava tra di noi.
[…]
Gino Paoli e Nanni Ricordi
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estratto da "TI RICORDI NANNI? - L'Uomo che Inventò i Cantautori" da un'idea di Claudio Ricordi - excelsior 1881 (2010)
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giovedì 25 marzo 2010
(1963) rivista - TUTTAMUSICA (28 settembre)
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Fabrizio non è solo un imitatore
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Scoperto da Giampiero Boneschi nella "café society" milanese (il nome, dicono, nasconde un buon casato sul quale per ora si tace accuratamente), Fabrizio si affaccia sul mercato discografico con due ballate di sapore brechtiano, due freschi bozzetti di costume che, stilisticamente, riecheggiano Gaber o la grande Ornella Vanoni "ancien régime". Storie di balordi, dunque di donna dagli occhi allupati, fotografati sullo sfondo d'una periferia alla Sironi, zeppa di ciminiere, di transenne, di strutture in ferro; una, "Il testamento", a forma di filastrocca anarcoide e l'altra, "La ballata del Miché", scritta sulla falsariga delle canzoni di Weill e di Hans Halla ai tempi dell'espressionismo tedesco cinematografico, dell' "Angelo azzurro" e delle gambe giovanili di Marlène.
Ma Fabrizio non è solo un imitatore. La sua voce calda, suadente, buona anche per la "musica leggera regolare", i suoi accenti decisamente canzonettistici, il suo tentativo di conciliare l'anticonformismo con il juke-box, meritano molta attenzione, non fosse altro che l'impegno poetico che il giovane cantautore ha usato nei suoi due primi "pezzi". Si tratta, senza dubbio, di poesia vera nella ballata del povero Miché, l'assassino che s'impicca in cella per raggiungere nell'al di là colei alla quale, per amore, ha fatto la pelle. Il tutto sorretto da un felice arrangiamento "musette" di Boneschi. Sorge un dubbio finale: questo Fabrizio, per caso, non assomiglia molto anche a Jacques Brel? Si, è probabile. Il che non esclude che il cantautore della "café society" possa avere anche un successo di pubblico. Gaber insegna. E non significa nulla il fatto che gli italiani scoprano l'espressionismo canzonettistico trent'anni in ritardo. Megli tardi che mai.
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Piero Novelli
critico della "Gazzetta del Popolo"
critico della "Gazzetta del Popolo"
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- La borsa del disco (quotazioni della settimana 21-27 settembre)
. - la RAI vuol metterli in quarantena ma anche a Castrocaro hanno vinto i minorenni (Bruno Filippini e Gigliola Cinquetti) [Lucio Lami]
. - La Parola ai Critici (I giornalisti che recensiscono le novità discografiche sui più importanti quotidiani e periodici si alternano in questa rubrica per commentare le ultime incisioni di musica leggera)
Piero Novelli - quotidiano "Gazzetta del Popolo"
- Fabrizio (De André) non è solo un imitatore
Mario Galdieri - quotidiano "Paese sera"
- Le promesse mancate di (Domenico) Modugno
Paolo Occhipinti - settimanale "Oggi"
A Mina manca un pizzico di coraggio
. - La greffa (Alberto Anelli, Peppino di Capri, Endrigo, Tanya, Guidone, Morandi, Myriam del Mare)
. - Sulla cresta dell'onda- Luigi Tenco (Angela/Mi sono innamorato di te)
impegnato a interpretare due sue canzoni, fra le poche lontane dalla sua vena polemica, Tenco si rivela "porgitore" raffinato e sensibile.
- Johnny Dorelli (Angela/Mi sono innamorato di te)
Dorelli valorizza specialmente sul piano della penetrazione due bellissime canzoni di Luigi Tenco (due tra le poche non scabrose)
- Rita Pavone (Non è facile avere 18 anni/Son finite le vacanze)
"pel di carota" annunzia una sorpresa per i suoi fans. Insieme con la canzone degli "anni sessanta", (i suoi dischi conterranno) una canzone degli "anni 70". Il 45 giri "dell'inverno" che la cantante torinese sta ora preparando conterrà infatti "Son finite le vacanze" una composizione di Rossi e Cantini stile "anni 60", ed un motivo "stile anni 70" scritto da Bernabini: "Non è facile avere diciott'anni".
lunedì 25 gennaio 2010
GIORGIO GABER - LOVE ME FOREVER/BE BOP A LULA (1958)
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Lato a)
Lato b)
ricordi - SRL 10 011
http://www.mediafire.com/?63w32b7fob2siqa
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Lato a)
- Love me forever (lines-beverly-guthrie)
Lato b)
- Be bop a lula (vincent-tex-daris)
ricordi - SRL 10 011
http://www.mediafire.com/?63w32b7fob2siqa
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GIORGIO GABER - CIAO TI DIRÒ/DA TE ERA BELLO RESTAR (1958)
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Lato a)
ricordi - SRL 10 010
http://www.mediafire.com/?63w32b7fob2siqa
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Lato a)
- Ciao ti dirò (reverberi-calabrese)
- Da te era bello restar (mackehen-martelli-sordi)
ricordi - SRL 10 010
http://www.mediafire.com/?63w32b7fob2siqa
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giovedì 8 ottobre 2009
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