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sabato 20 agosto 2011

(1963) Gli Italiani sono democratici?



Rispondono sedicimila persone interrogate in ogni regione e in ogni ambiente sociale

Un giovane laureato di Bari: "Mi sono classificato diciottesimo ad un concorso per ventisette posti presso una azienda parastatale.   Non m'hanno assunto, ma hanno assunto un altro che s'era classificato sessantatreesimo.   E questa è democrazia?

Un possidente di Pavia: "Un mio amico è stato derubato del portafogli.   È andato al commissariato per denunziare il furto, ma invece d'occuparsi del suo portafogli gli hanno fatto perdere due ore per indagare sulle sue generalità.   Alla fine hanno aperto un fascicolo col suo nome, però non hanno mai trovato il ladro.   Non è certo un sistema democratico".

Un avvocato bolognese: "Trovandomi presente allo scontro fra due auto, mi sono offerto di trasportare all'ospedale con la mia macchina uno dei feriti.   Non l'avessi mai fatto.   M'hanno trattato come se il feritore fossi stato io: interrogatori, verbali, indagini e un sacco di seccature per molti giorni successivi.   Se mi capita un'altra volta me la squaglio".

Un impiegato di Rovigo: "Aspetto la pensione di guerra da 17 anni.   Cosa vuole che pensi della democrazia?"

Un operaio di Villar Perosa: "Due o tre volte la settimana una guartdia dello stabilimento dove lavoro trova un pretesto per frugare nella mia borsa e controllare che giornali leggo.   Molti compagni sono stati licenziati perchè sorpresi a leggere giornali non graditi.   Naturalmente con un pretesto.   Questa ad ogni modo è la democrazia che conosco".

Un commerciante di Salerno: "Ho fatto causa ad un tale che mi doveva dei soldi.   La causa è cominciata nel 1958, in settembre.   Ho speso un mucchio di denaro in carte bollate e non sono ancora riuscito a vedere la sentenza.   Bella giustizia democratica...".

Un piazzista di Roma: "Ho venduto la mia "600" per comprarmi una "1300"  usata.   È bastato questo perchè mi raddoppiassero l'imposta di famiglia, dicendomi che m'ero arricchito.   Ho scoperto poi sui giornali che io, viaggiatore di commercio, pago di tasse quanto un ministro in carica.   Se questa è democrazia....".

Il direttore di un giornale milanese: "Tre quarti delle lettere che m'arrivano giornalmente sono anonime.   Ci sono lettori che non firmano nemmeno le lettere di elogio, per timore di compromettersi.   Un caso frequente è quello di gente che chiede un'informazione e, senza dare il nome e l'indirizzo pregano di rispondere "a mezzo giornale".   Questo è un indice significativo della fiducia che gli italiani hanno nella democrazia".
[...]

inchiesta di Ugo Zatterin e Osvaldo Pagani
("PANORAMA" - marzo 1963)

venerdì 19 agosto 2011

(1963) il personaggio - CASSIUS CLAY


I Clay non sono ricchi.   Vivono a Louisville nel Kentucky, da sei generazioni, da quando i primi membri della famiglia lavoravano come schiavi nelle piantagioni di Cassius Marcellus Clay, ambasciatore di Lincoln in Russia.   Hanno una casa rossa di mattoni - a un piano - con cinque stanze.   In ogni stanza ci sono tappeti, e sulla parete intonacata di bianco del salotto campeggia un affresco.
L'autore è il vecchio Cassius Clay senoir, di professione pittore d'insegne per negozi.   Suo figlio, Cassius Clay junior, ha appena compiuto ventun anni e nutre ben altre ambizioni.   "Nel giorno del Derby passerò in Cadillac per Walnut Street, la strada principale di Louisville", dice, "e tutti mi segneranno a dito e diranno "Quello è Cassius Clay".   Ci saranno delle bellissime ragazze, sentirò il profumo dei fiori e l'aria calda della sera.   Io sono freddo, ragazzi.   Le pupe mi guardano, ma io volto via gli occhi.  Io ho meno voglia di conoscere le donne di quanto le donne abbiano voglia di conoscere me, soltanto che loro non lo sanno"   Per il giorno del Derby dell'anno prossimo, pensa Clay, sarò il campione  del mondo dei pesi massimi.
"Io sono il meglio!" [.....]

"PANORAMA" - giugno 1963


sabato 30 aprile 2011

(1963) Le Madri Nubili (che succede oggi se una ragazza ha un bambino)





[…] Molte, le più sconsolate e le più sole, vengono dal meridione, soprattutto dalla Calabria e dalle Puglie, e cercano la grande città per nascondersi. Alcune si fermano a Napoli, o a Roma; altre proseguono per Milano. Non hanno una lira in tasca, non conoscono nessuno, le più non hanno mai visto una città: il traffico, tutto, le sgomenta. Eppure sono convinte che qualcuno, in qualche modo, le aiuterà.
La prima notte la passano quasi sempre sulle panche della sala d'aspetto di una stazione o al dormitorio pubblico, pagando quaranta lire per entrare. Poi (basta l'informazione di un passante) bussano tutte alla porta dell'ONMI, l'Opera Nazionale della Maternità e Infanzia, e chiedono di essere ricoverate. “Sono incinta”, dicono subito, e più che una dichiarazione è un modo di presentarsi.
[…]

articolo non firmato
(“Panorama” - febbraio 1963)

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venerdì 20 agosto 2010

(1962) rivista - PANORAMA (ottobre)

"TRANSITALIANA"
viaggio della speranza
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La “Freccia del Sud” parte da Siracusa alle 11 e 45. Quando è in orario giunge a Milano dopo 24 ore e 3 minuti, avendo attraversato il lunghezza tutta la penisola. È il treno dei meridionali che si trasferiscono in Lombardia dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Basilicata e dalla Campania. Lo scopo migratorio fa sì che ogni viaggiatore porti con sé un inverosimile numero di bagagli: vecchie valige legate con lo spago, ma soprattutto sacchi e scatoloni, che straripando dalle apposite reticelle, ingombrano i corridoi e parte degli scompartimenti. Per essere ammessi su questo treno i viaggiatori devono possedere un biglietto con percorrenza superiore ai 600 chilometri, cioè devono recarsi sicuramente alle soglie del nord. Narrano i ferrovieri che ad ogni stazione intermedia i nuovi passeggeri si ammassano nelle vetture di centro e di testa, respingendo l’invito ad occupare anche le vetture di coda, semivuote. Non si fidano, infatti. Sospettano che vengano lasciate indietro, staccate dal convoglio prima che il viaggio verso il nord, verso la speranza, sia compiuto.
L’avventura del nord comincia già in treno. Si viaggia con disagio tra i bagagli ammonticchiati e i bambini che non riescono a star fermi. Ma il nord vale anche ventiquattr’ore accoccolati su due valigie o rannicchiati dentro il W.C. L’hanno chiamato il convoglio della speranza. E l’allegria infatti si riscontra su molti volti, confermando quanta carica di fiducia spinga questa umanità ad affrontare un viaggio lungo ed incerto.
La malinconia del distacco sembra soffocata dalla convinzione che il domani sarà felice. Le grida di saluto lanciate ai parenti e agli amici che, di tanto in tanto, si protendono da una casa di campagna e si allineano lungo la scarpata, impediti dalla distanza a partecipare alla cerimonia della partenza, non rivelano rimpianti. Lasciano con gioia la secolare miseria meridionale. Oltre quelli che vanno al nord per la prima volta, viaggiano sulla “freccia” quelli che vi tornano dopo una breve rimpatriata. Essi hanno già un’esperienza e raccontano, e sono continuamente interrogati. Sembrano orgogliosi d’esser stati dei pionieri.
[...]
inchiesta di Ugo Zatterin e Giancolombo
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(1962) rivista - PANORAMA (ottobre)

UN GRANDE MENSILE MODERNO
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA
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Nella primavera del 1961 due gruppi di giornalisti ed editori – uno di Milano, l’altro in New York – studiarono un piano senza precedenti nella storia del giornalismo illustrato. L’obiettivo era creare e pubblicare in Italia un tipo di mensile completamente nuovo, fondendo le risorse di due grandi imprese editoriali. Arnoldo Mondatori Editore in Italia e Time Inc. negli Stati Uniti. […] Questa nuova rivista, PANORAMA, unisce ora, su un piano di parità e di piena collaborazione, Mondatori a Time Inc.: ossia uno dei più importanti complessi editoriali d’Europa alla più vasta impresa giornalistica del mondo.
“PANORAMA deve essere in grado di parlare il linguaggio chiaro e onesto della verità” scrisse il direttore italiano al collega di New York, “dovrebbe, in una parola, presentare una visione completa, attuale e precisa del mondo e dei suoi eventi più significativi…” L’editore americano rispose: “Abbiamo una cosa in comune: la passione per il buon giornalismo, come espressione della civiltà occidentale”.
[…]
.Lettera dell’Editore
Arnoldo Mondatori
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.La rivista che vogliamo.
Queste brevi note riassumono i desideri di un lettore attento, in merito alla nuova rivista.
  1. Una rivista mensile non può e non deve sostituirsi alle fonti d’informazione quotidiane, deve invece operare una scelta rigorosa e intelligente dei fatti e dare di questi un giudizio meditato e motivato.
  2. Credo sia ingenuo pretendere il rispetto della verità in senso assoluto. Preferisco l’onestà dei “punti di vista” chiaramente espressi, lasciando al lettore la scelta morale e politica fra le tesi opposte.
  3. È inutile fare dell’anticomunismo in chiave manicheista. Oggi tutto il mondo democratico, e quello italiano in particolare, è interessato alla eliminazione o alla riduzione di questo fenomeno che rappresenta oramai solo un aspetto protestatario di una parte dell’opinione pubblica. Ma a ciò non si addiverrà né con la menzogna né con la violenza né con la rissa ideologica. Il comunismo si elimina portando avanti le istanze più democratiche e popolari di cui lo stesso si è servito sin qui solo come arma propagandistica, impossibilitato com’è per le sue conclamate dipendenze, a legare con qualunque altro partito democratico al fine di costituire una maggioranza parlamentare. Il comunismo non si elimina sostenendo i Ciangaiscek di ogni razza e di ogni paese.
  4. Meglio presentare che criticare e dare così per scontata la conoscenza del tema da parte del pubblico. I prodotti letterari, teatrali e artistici in genere è bene siano presentati o nella loro interezza (novelle, poesie, atti unici) o in stralci sostanziosi, corredati solo di quelle note introduttive ed esplicative con le quali gli specialisti dei vari generi possono venire validamente in aiuto al lettore sprovveduto.
Elia C.
Lettera a PANORAMA
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  • Il petrolio alla ribalta degli anno '60 in Europa (Diego Guiciardi presidente Shell Italiana)
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  • Dopo la droga: Tragegia e Dilemma (talidomide portatrice di focomelia).
  • Moda: Queste "ossa" costano care (sottovalutate dagli uomini perchè troppo fragili, ma invidiate dalle donne, le modelle di oggi non sono che un volto e un corpo con una disciplina di ferro)
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  • Quando il fotografo scrive la storia (vi presentiamo alcune immagini memorabili della storia della fotografia)
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