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lunedì 3 gennaio 2011

5 gennaio 1963 - BOB DYLAN al Folkstudio di Roma


Atterrato a Fiumicino il 4 gennaio proveniente da Londra (dopo una session negli studi della BBC), Dylan vuole raggiungere l’apprezzatissima folksinger Odetta Holmes, ma anche cercare di localizzare la sua fidanzata dell’epoca, Suze Rotolo, giunta in giugno a Perugina con la madre per iscriversi all’università (e in realtà già tornata negli Stati Uniti). Di passaggio a Roma, il folksinger tiene quasi clandestinamente il suo primissimo concerto italiano al Folkstudio nella sua prima sede in via Garibaldi.    È notte fonda ed è presente una quindicina di persone per la maggior parte sedute al bar, giunte per sentire un altro artista in cartellone. […] Dylan non è ancora Dylan, per così dire: canta una manciata di brani, in modo informale, senza alcun clamore.      È uno dei tanti. […]
Mentre è in città Bob Dylan scrive “Girl from the North Country” e “Boots of Spanish Leather”, poi riparte. […]

Ezio Guaitamacchi
(“1000 concerti che ci hanno cambiato la vita”, RCS Libri 2010)

sabato 1 gennaio 2011

1 gennaio 1961 - EDITH PIAF all' Olympia




Nonostante sia approdata al successo in tarda età – l’esplosione definitiva arriva attorno alla metà degli anni ’50, quando la cantante ha compiuto i 40 – la carriera di Edith Piaf è una delle più brillanti e sensazionali a memoria d’uomo: ricca di alti e bassi, drammi e gioie, ricchezza e povertà, cadute nel tunnel dell’alcolismo e della tossicodipendenza e resurrezioni dovute all’amore per la musica e per gli uomini. Il “passerotto”, questo il suo celebre soprannome, è passata alla storia anche per la voce straziante e bellissima, capace di commuovere e rendere immortali le note di una canzone, […]. Il 1955 la vede per la prima volta ospite dell’Olympia, dove avviene la sua consacrazione artistica: e proprio al celebre teatro parigino resteranno legate le sue esibizioni migliori, ormai divenute storiche. Ci tornerà nel ’57, nel ’59 e infine, con quattro mesi di repliche, all’inizio del ’61, per aiutare il proprietario del locale, Bruno Coquatrix, giunto sull’orlo della bancarotta. Sarà, manco a dirlo, l’apoteosi della Piaf, che presenterà per la prima volta dal vivo il brano destinato a diventare il suo evergreen per eccellenza, ovvero “Non, je ne reggette rien” scritto per lei da Charles Dumont, autore con cui si è sempre rifiutata di collaborare, rivelatosi invece capace di inquadrare alla perfezione la vita e il pensiero della chanteuse. […]

Ezio Guaitamacchi
(“1000 concerti che ci hanno cambiato la vita”, RCS Libri 2010)

venerdì 31 dicembre 2010

31 dicembre 1966 - LUIGI TENCO alla Casina Valadier



Quelli della RCA hanno già deciso, da circa un mese, di mandarlo al Festival di Sanremo in coppia con la cantante italo-francese Dalida (conosciuta l’anno prima a Roma negli studi della RCA e con la quale si vocifera abbia un flirt) […]. Eppure Luigi Tenco, ormai cantautore a pieno titolo, non solo non ne è pienamente convinto, ma considera la sua presenza al concorso canoro come una mossa falsa, un fallimento, il tradimento di tutti i suoi principi e convinzioni. Confidandosi con alcuni amici, Luigi manifesta addirittura l’intenzione d’inviare a Sanremo in sua vece Vittorio Scapin, ma ovviamente i discografici non ammettono altre bizzarrie da parte del cantautore e presentano il brano alla commissione artistica del festival. Proprio mentre Tenco si lacera al solo pensiero di esibirsi nella città dei fiori, viene scritturato assieme ad altri artisti per la notte di San Silvestro alla Casina Valadier di Roma. Per la serata ha deciso di cantare “Ti ricorderai di me”, brano cupo che stride con l’atmosfera festaiola del 31 dicembre. Tenco non ammette repliche e si reca alla Casina piuttosto nervoso, cosa che preoccupa l’amico e clarinettista dell’orchestra Danilo Degipo. Luigi arriva accompagnato da Dalida, nonostante si dica che il presunto flirt si sarebbe interrotto, ma in vista di Sanremo è giusto farsi vedere insieme e non alimentare pettegolezzi. La coppia, prima dell’esibizione, siede a un tavolo con Wilma Goich e Edoardo Vianello e insieme scherzano bevendo qualche bicchiere: sembra proprio che Tenco si sia rilassato, mentre la sala si riempie di gente elegante e munita di trombette colorate. In quest’atmosfera spensierata Luigi viene chiamato sul palco per interpretare la malinconica “Ti ricorderai di me”, ma già prima dell’esibizione il pubblico non smette di far chiasso, alzare i calici e ridere; così il cantautore si reca dagli organizzatori e pretende immediatamente il suo cachet. I soldi in quel momento mancano e, onde evitare una rissa proprio nel bel mezzo della serata, si decide di fare una colletta dietro le quinte. Tenco riprende il suo posto sul palco, si siede al piano e intona la canzone, ma il pubblico sembra non dargli retta e continua a soffiare nelle trombette per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Ed è a questo punto che il cantautore si alza dal piano e zittisce i presenti. “Mettetevi nel culo quelle trombette!” Per un po’ riesce a farsi ascoltare ma subito dopo questa tormentata performance esce dalla Casina e torna in hotel […]

Ezio Guaitamacchi
(“1000 concerti che ci hanno cambiato la vita”, RCS Libri 2010)

mercoledì 29 dicembre 2010

31 dicembre 1959 - FRED BUSCAGLIONE alla Bussola





Quello del 31 dicembre 1959 alla Bussola di Viareggio è stato molto probabilmente l’ultimo vero concerto di Fred Buscaglione. […]
In quei mesi raramente Fred si spostava da Roma, e lo faceva solo per buoni motivi; ad esempio, un breve viaggio a Firenze per incontrare la moglie, con la quale stava vivendo un periodo di profonda crisi. E poi – detto fino in fondo - lui era ormai il grande Fred Buscagliene: un artista all’apice del successo, e quindi strapagato. Per tirare a campare, non aveva certo bisogno di fare molti concerti, come invece erano costretti molti altri musicisti con meno fortuna (e talento) di lui. Il veglione alla Bussola di Viareggio con Fred Buscagliene e gli Asternovas come headliner, quindi, deve essere stato uno degli eventi mondani più attesi dell’anno. La Bussola vantava ormai la migliore clientela altoborghese, italiana e straniera: un miscuglio di artisti di grido e facoltosi imprenditori, aristocratici decadenti e starlette in cerca di fortuna. Fred, nonostante i tormenti sul piano familiare, era ormai un artista affermato. Il “dritto di Chicago” amava farsi vedere a bordo della sua scintillante Ford Thunderbird rosa, un’auto costosa ed eccentrica che ben pochi potevano permettersi, almeno nel nostro paese. Bella vita, abiti eleganti, donne bellissime disposte a tutto pur di catturare il suo sguardo. E la musica? La musica era quanto di più originale, brillante e divertente si potesse trovare in circolazione in alternativa al trasgressivo rock ‘n’ roll americano che bussava alle porte. Anche la musica di Fred veniva dall’America, ma la sua fonte originaria era il jazz e il contesto in cui certo jazz crebbe in America tra gli anni ’30 e ’50, dipinto da lui in toni sempre esagerati e ironici: night club, gangster dal grilletto facile, fiumi di whisky e bionde mozzafiato fasciate in abiti di lamé.
I suoi concerti erano spettacoli esilaranti, con ritmi sfrenati e racconti intriganti, ma ricchi anche di momenti di introspezione, come testimoniano alcune delle sue ultime incisioni.
[…]
Ezio Guaitamacchi
(“1000 concerti che ci hanno cambiato la vita”, RCS Libri 2010)