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domenica 21 febbraio 2010

(1956) "RAGAZZI DI VITA" non è un libro immorale

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La mattina del 4 luglio si è svolto davanti ai giudici della IV Sezione del Tribunale di Milano un processo letterario che è destinato, per aver messo in discussione un'opera tra le più caratteristiche della nostra moderna letteratura, ad avere largo eco negli ambienti intellettuali del paese. Sotto l'accusa di aver perseguito fini di lucro con un libro di contenuto osceno, erano stati citati davanti al Tribunale lo scrittore Pier Paolo Pasolini e l'editore Garzanti. La cosa non aveva mancato di stupire gli esperti di cose letterarie sia perchè era a conoscenza di tutti che, a parte i classici, molti libri di letteratura contemporanea italiani e stranieri contengono pagine ben più ardite di quelle di "Ragazzi di vita"; ma anche perchè con il suo fortunatissimo libro lo scrittore veneto-romagnolo aveva ottenuto uno dei più ambiti premi italiani, il "Colombi Guidotti", premio che è concesso da critici di grande fama, il cui presidente è Giuseppe De Robertis, docente di letteratura italiana all'Ateneo Fiorentino.
Il Presidente del Tribunale dott. Maramotti ha interrogato a lungo Pier Paolo Pasolini il quale con termini precisi e un notevole "excursus" culturale ha spiegato con chiarezza la sua posizione di scrittore militante, le sue ambizioni, i suoi propositi d'artista. Alla domanda del Presidente: "Vuol parlarci delle ragioni che l'hanno spinta a scrivere 'Ragazzi di vita'?" Pasolini ha risposto: "Il discorso sarebbe molto lungo... difficile... Dirò in breve che ci sono ragioni pratiche, occasionali oltre alle naturali ragioni estetiche. Sono vissuto per quasi tre anni a Ponte Mammolo, una delle borgate di cui si parla nel libro. Venivo dal Nord, ed ero rimasto profondamente scosso dalla diversità delle condizioni di vita: miseria, diseducazione, violenza. Così scosso che ho sentito l'assoluto bisogno di darne testimonianza". [...]
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estratto da L' ILLUSTRAZIONE ITALIANA - agosto)
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http://www.mediafire.com/?aru0dfdjjo3oks9
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domenica 24 gennaio 2010

(1958) - Politica e Canzoni

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Anche se la temperatura politica tende a salire, non si può ancora parlare di febbre. La gente ascolta, vede, qualche volta sorride, e per lo più scuote le spalle. È un atteggiamento incerto, che non lascia indovinare l’esito dell’esperimento propagandistico in corso: per la prima volta, infatti, gli elettori italiani vengono assaliti da una campagna elettorale di tipo americano. Molta musica, moltissime automobili, carovane di automezzi, qualche numero di varietà, cinema in piazza e discorsi, un fiume di discorsi.
La “prima” dello spettacolo ora in corso in tutta l’Italia è stata tenuta al teatro Adriano di Roma il 12 aprile […] L’oratore era l’on. Amintore Fanfani, che per l’appunto quel giorno dava inizio alla campagna elettorale, ma l’interesse della grande folla convenuta all’Adriano andava soprattutto ai cori intonati da un centinaio di attivisti. Erano giovani dall’aspetto molto serio, cantavano con espressioni intente, ed era ben naturale che fosse così se si pensa la qualità dei critici chiamati a giudicare quella prima e nuovissima rappresentazione.
Si cominciò con la canzone di Modugno, “Nel blu, dipinto di blu”. Le parole cantate dal coro erano queste: Penso che un tempo così – non ritorni mai più – se non votiamo lo scudo dipinto di blu. – Ché tutto il bene che abbiamo – verrebbe abolito – da chi di falce e martello – si è sempre servito. – Votare… DC – Votare… per la DC! – Lo scudo dipinto di blu – lo devi votare anche tu – e non ascoltare Palmiro – che dice: “Ti dono la luna e anche più.” Allora votiamo tutti – lo scudo dipinto di blu.”
Ben presto il pubblico, fra cui si contavano diverse decine di parlamentari, si impadronì con entusiasmo del ritornello, ed era uno spettacolo inconsueto vedere vecchi fra i settanta e gli ottanta anni fare a gara con i giovanetti nel cantare: “Votare… DC – Votare… per la DC!”
Nonostante la lunghezza del repertorio, il pubblico non era mai stanco di ascoltare, applaudire, riprendere in coro i ritornelli che più gli andavano a genio. Tuttavia, un successo particolarmente caldo ottenne una canzone dedicata al comandante Achille Lauro e che fu cantata sul motivo di “Aveva una casetta piccolina in Canada”. Ecco le parole: “Quando Lauro vedete – solo per la città – forse non penserete dove girando va – Solo, senza più voti – solo, ma c’è un perché. – Aveva un municipio, tanti voti e una città – e boschi e giardini e platani da tagliar – rivuole un municipio – tanti voti e una città – e una giunta intera che possa maneggiar”.
Canzoni a parte, un impianto organizzativo come quello studiato nei mesi scorsi nella segreteria dell’on. Fanfani, non si era mai visto nelle precedenti elezioni in Italia: oltre 8000 oratori, centomila attivisti effettivi (uno per ogni 300 elettori), un numero imprecisabile di attivisti di complemento da 200 a 300 mila), cento cinemobili con ricco corredo di documentari, montagne di manifesti, opuscoli, volantini. Tutti gli attivisti hanno tra l’altro ricevuto in dotazione un vademecum che insegna quali argomenti opporre agli oppositori della DC: ai comunisti come ai missini, ai radicali come ai monarchici. […]
Anche i comunisti stanno girando le città e le campagne con cinemobili, automezzi imbottiti di dischi, autocarri colmi di manifesti e ricoperti di pannelli. E il numero dei loro attivisti supera i centomila; a ogni occasione organizzano feste, balli, concorsi. Famosa poi sta diventando la casa mobile che si è fatto costruire il comandante Lauro; ci sono tutti i servizi, stanze comode, c’è persino una torretta da dove questo singolare personaggio della vita politica italiana può emergere al cospetto della folla e arringarla fra lo sventolio delle bandiere. E come al solito cinemobili, carovane di camion e di automobili, impianti mobili di ciclostile.
Siccome peraltro il privilegio dei miliardi non è di tutti, i partiti poveri continuano a battersi in questa campagna organizzando comizi dove l’unica attrazione è rappresentata dagli argomenti messi in mostra dagli oratori. Appartengono a questo tipo tradizionale le riunioni tenute dai socialdemocratici, radicali, repubblicani, monarchici covelliani e missini; è roba da buongustai, destinata a ristretti circoli di intenditori, e solo eccezionalmente gli oratori appartenenti ai partiti poveri riescono ad attirare intorno ai loro palchi imponenti masse di popolo. […]

Nicola Adelfi
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estratto da "Lo Spettacolo dei Comizi" (L' ILLUSTRAZIONE ITALIANA -maggio)
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mercoledì 20 gennaio 2010

(1958) rivista - L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA

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immagine di un amuleto siciliano contro il malocchio
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Che cosa sia superstizione è approssimativamente noto a tutti: un ordine di comportamenti cerimoniali e al quale si attribuisce una efficacia soprannaturale nella determinazione del corso degli eventi umani. Rinviare una partenza perchè non si sta bene in salute può essere una decisione saggia fondata su reali ragioni di opportunità, mentre rinviare una partenza perchè cade di venerdi è una superstizione in quanto i supposti rischi hanno luogo su un piano immaginario; far del male al prossimo diffamandolo pubblicamente costituisce una azione perversa il cui meccanismo è noto, ma nuocere a qualcuno trapungendo un uovo di spilli è una superstizione, almeno nella misura in cui si attribuisce un eventuale risultato ad un potere arcano, messo in movimento dalla operazione compiuta. [..]
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Ernesto De Martino
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estratto da "Fattucchiere maghi e scongiuri" (maggio)
http://www.mediafire.com/?cjyw7rii79oydi6
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sabato 26 settembre 2009

(1961) I Professorini della Casa Bianca (Furio Colombo)

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La sera del 27 gennaio, appena una settimana dopo la fastosa Inauguration con cui John Fitzgerald Kennedy aveva formalmente assunto la carica di Presidente degli Stati Uniti, l'amministrazione ebbe il suo primo incidente. Accadde nel botteghino dell'Arena Stage Theatre, quando l'impiegata addetta alle prenotazioni dei posti alzò il telefono e si sentì dire: "Sono Kennedy, non avete per caso due buoni posti per domani sera?" Si stava rappresentando 'Sei personaggi in cerca d'autore', e il teatro era esaurito da settimane. "Mi spiace signore, ma se vuol lasciarmi il suo nome si può vedere per qualche altra sera. Come ha detto di chiamarsi?" Breve imbarazzo all'altro capo del telefono, secondo la diligente ricostruzione della conversazione da parte di centinaia di cronisti, appena il fatto si è saputo.

"Sono... sono Kennedy, J.F. Kennedy. Il Presidente." "Potrebbe anche evitare di far perdere tempo a chi lavora, con questi stupidi scherzi," rispose seccata la signorina togliendo la comunicazione. Poco dopo un agente in motocicletta venne a lamentarsi alla direzione. "Il Presidente voleva due biglietti per domani ma la telefonista non gli ha neppure dato retta. Allora avete o no un paio di posti?" Il manager del teatro si sentì in dovere, dopo aver mandato al Presidente le sue scuse, di convocare in teatro una conferenza stampa. "Cercate di capire ragazzi, cercate di capire," ripeteva con pazienza tra il ronzio delle macchine da presa, sudando sotto le potenti "padelle" della televisione, di fronte alla solita folla di rosse facce robuste che fanno domande più spregiudicate e masticano sigari. "Cercate di capire. Prima di lui, nessun Presidente degli Stati Uniti si era sognato di venire a teatro."........



estratto da "L' ILLUSTRAZIONE ITALIANA" [agosto, 1961]
http://www.mediafire.com/?hp72hyxr2sd1z5g
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domenica 20 settembre 2009

febbraio 1960 - LA DOLCE VITA (recensione)




"La dolce vita" doveva essere prodotta da Dino de Laurentis, il quale desiderava tuttavia come protagonista, per ragioni di "lancio" sul mercato internazionale, Paul Newman. Fellini capì che sarebbe stato un passo falso. Gli dicevano che Marcello Mastroianni aveva troppo la faccia del buon ragazzo per essere l'interprete adatto de "La dolce vita"; ma, simile all'aquilifero delle legioni di Cesare che non molla l'insegna nella confusione della battaglia, Fellini non indietreggiò di un centimetro.


Il protagonista de "La dolce vita", un cronista mondano di via Veneto, cioè un tipico prodotto di questi anni balordi, altro non poteva essere che italiano. Cosa poteva capire Paul Newman delle gioie labili, degli affanni, delle meschine speranze della "café society" di via Veneto? ................



Pietro Bianchi (L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA)
http://www.mediafire.com/?48dizidazp5h5zj