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lunedì 15 agosto 2011

(1963) La TV e la donna di casa


Desidero richiamare l'attenzione sull'opportunità di istituire alla televisione una rubrica che sia veramente utile alla donna di casa.   Mi si obietterà che esiste già un programma del genere: "Personalità"; ma è un programma settimanale, non rispondente a certi scopi, a parer mio, né per l'orario, né per la forma, né per la durata.   Con le attuali trasmissioni risulta giornalmente libera più di un'ora, dalle 16,15 alle 17,30.   Non credo sia chiedere troppo proponendo di dedicarla alle donne!   Salvo eventuali migliori proposte, che potranno in seguito essere formualte, si potrebbe anche tracciare un programma di massima.   Per esempio:

Lunedi: lezione di taglio e cucito (qualunque donna vorrebbe essere in grado di potersi confezionare una camicetta o un grembiule);
Martedì: economia domestica (pare debba essere tolta dai programmi scolastici, con indubbio vantaggio per le future spose);
Mercoledì: Cucina (piatti semplici e piatti elaborati; costo degli stessi; come si fa la spesa);
Giovedì: rassegna della stampa specializzata femminile (in particolare per quanto riguarda la moda);
Venerdì: igiene , bellezza, medicina, puericultura;
Sabato: consigli pratici: dal galateo al giardinaggio, dal cocktail all'allestimento della tavola, dal vivere in società all'arredamento.

Pina T. (busto arsizio)
("Libere Opinioni" - rubrica di QUATTROSOLDI, febbraio 1963)

(1963) Una fila di trappole




Si offre un posto, un'occupazione, un "guadagno sicuro", e intanto si chiede del denaro. C'è da diffidare. Si tratta di offerte poco serie, nel migliore dei casi; oppure, di veri e propri raggiri, operati su larga scala, al riparo di un'apparente legalità.
Il nostro è un Paese dove le autorità hanno avuto per secoli l'abitudine di ficcare il naso dappertutto. Eppure - e la cosa è indubbiamente curiosa - c'è un campo dove apparentemente si lascia correre tutto, con una larghezza che finisce per consentire degli abusi. È il campo della piccola pubblicità sui giornali. Scorrendo quelle colonne, si vede che, accanto ad annunzi economici perfettamente in regola, ve ne sono altri, parecchi altri, che celano un'insidia.
Come riconoscerli? Non è facile definirli esattamente, ma ecco quali sono il tono e le caratteristiche dei più frequenti:
- Diamo ovunque possibilità lavoro ore libere ottimo guadagno...
- Guadagnerete confezionando vostro domicilio....
- 2800 giornaliere lavorando nostro conto casa propria....
- Aspiranti attori attrici...
- Aspiranti cantanti...
- Aspiranti scrittori...
- Autori di canzoni, parolieri, guadagnerete affidandovi...
- Ad amanti pittura retribuiamo bene facile lavoro...
- Vincerete al Lotto, al Totocalcio.....

Un'altra caratteristica di queste inserzioni è la costanza con cui vengono ripetute, segno che gli affari di chi le pubblica devono andare piuttosto bene. Abbiamo provato a fare un piccolo controllo, contando le inserzioni di questo genere pubblicate nel mese di febbraio nei più diffusi quotidiani di alcune grandi città. Ecco i risultati:
A Roma: Il Messaggero ha pubblicato un centinaio di annunci di questo tipo, il Tempo una ventina;
a Milano: Il Corriere della sera ne ha pubblicato una cinquantina, Il Giorno circa trenta;
a Torino: La Stampa, una trentina;
a Genova: Il Secolo XIX, 41;
a Venezia, Il Gazzettino, 33;
a Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 39;
a Cagliari, L'Unione Sarda, 22;
a Palermo, Il Giornale di Sicilia, 16.
Nello stesso mese di febbraio erano ben 500 gli annunci di questo tipo pubblicati dai periodici.

Ora prendiamo uno a caso di questi annunci e vediamo cosa c'è dietro.
- L'aspirante divo: il prof Edoardo Maltese, titolare dello Studio Drammatico Internazionale "I nomadi".
- La vostra canzone sarà lanciata in tutto il mondo: Antonio la Torre riusciva ad abbindolare coloro che speravano di mettere a profitto il proprio talento musicale.
- La superscoperta per vincere al lotto: con il sistema di Giovanni De Leonardis vincerete con assoluta certezza.
- I cruciverbidoni: l'intendenza di finanza comunica che il concorso annunciato dalla Poker Record, non può avere nessun seguito in quanto trattasi di Maniferstazione non autorizzata dalle Autorità Competenti.
[...]

Hermes Gagliardi
(QUATTROSOLDI, aprile 1963)


sabato 13 agosto 2011

(1963) Le donne e il lavoro



Fra le direttrici, amministratrici e segretarie di azienda con posti di responsabilità, ci sono oggi in Italia non meno di 500 mila donne.   Il lavoro offre ormai ampie aperture all'elemento femminile, in ogni campo d'attività.   Complessivamente le donne impiegate in attività lavorative extradomestiche superano i sei milioni.   In taluni settori il loro numero è superiore a quello degli uomini; per esempio nell'insegnamento, dove operano 135 mila donne contro soli 50 mila uomini, e la prevalenza femminile è assoluta anche in alcune industrie, come la cartaria e quella tessile.   40 mila sono le medichesse, le ostetriche e le farmaciste messe insieme;  380 le avvocatesse; un centinaio le donne-notaio.   Meno di quanto si crede comunemente, le artiste: appena 1133.   Finora, però nessuna donna è stata nominata "Cavaliere del lavoro".   Pare, però, che la lacuna sarà colmata già il prossimo 2 giugno.

da una statistica resa nota dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale
('Quattrosoldi', aprile1963)

(1963) Il Carovita e la scelta elettorale



I Sistemi per misurare il costo della vita in Italia sono rimasti fermi a quando più di 10 anni fa eravamo il primo dei paese poveri.
Una curiosa famiglia-tipo che vive spartanamente.
L'elettore ha diritto di prendere le sue decisioni in base a calcoli più seri.


Si vota ogni cinque anni. Ormai abbiamo fatto quasi un'abitudine alla cadenza, gli anni otto e gli anni tre: quarantotto, cinquantatré, cinquantotto, sessantatré. Però una Nazione non cammina sempre con lo stesso passo. Gli ultimi cinque anni, per l'Italia, sono stati addirittura passi da leone: gli italiani si sono trovati con un reddito nazionale quasi raddoppiato rispetto a poco più di dieci anni prima. Nelle statistiche, non siamo più il primo dei Paesi poveri, come eravamo da sempre, ma ci siamo fatti un posticino, sia pure il più modesto, nel club dei Paesi che stanno bene.
In questi cinque anni, gli ingranaggi della politica, più o meno, sono rimasti quelli che erano. È il Paese che è cambiato. Una volta potevano appagarlo, nei comizi, le suggestioni di società ideali - la società cristiana, quella liberale, quella socialista - come sapevano illustrarle gli oratori dei vari partiti. Oggi, con la rapida crescita e, tra l'altro, con una maggiore disponibilità, la discussione politica si dovrebbe portare su un piano più concreto. Ed è sui problemi pratici che i partiti dovrebbero porre l'elettore davanti a precise scelte alternative.
Non si può dire che tale esigenza sia rimasta del tutto inavvertita: i politici, tanto per fare un esempio, questa volta hanno abbastanza insistito sul tema dei prezzi e del costo della vita, salvo la brutta abitudine di scegliere nel mazzo le carte che a ciascuno facevano più comodo. [...]
Ecco come L'Istituto Centrale di Statistica calcola l'andamento dei prezzi e del costo della vita sulla base del consumo di una famiglia. Come è composta questa famiglia italiana, che dovrebbe servire da modello? Come e quando mangia? Come e dove vive? Un pò di anagrafe: è una famiglia composta da quattro persone (padre, madre, un figlio tra i 10 e 14 anni e un altro tra i 6 e i 9). La condizione è quella di una famiglia operaia o di una modesta famiglia impiegatizia. Il suo bilancio è stato diviso in cinque capitoli di spesa: alimentazione, abbigliamento, abitazione, elettricità e combustibili, varie.
Questa famiglia vive ancora in una casa con fitto bloccato: Non si risenta chi, invece, paga per l'affitto una parte notevole delle sue entrate: un modello statistico è un pò come un manichino, e per quanto lo si vesta da uomo, uomo non è. [...]
Vediamo un pò di cifre. L'alimentazione della famiglia tipo è calcolata in base a 3000 calorie giornaliere, il 12% delle quali formate da proteine (di cui circa un terzo di origine animale), il 20% da grassi e il rimanente 68% da carboidrati.
In pratica, questa famiglia di quattro persone mangia ogni mese, secondo l'ISTAT: 42 chili di pane, 14,5 di pasta, 3,5 di riso, 1,7 di fagioli secchi, 7 chili di carne bovina, 9 etti di salumi, 6 etti di baccalà, 1,5 chili di pesce fresco, 6 etti di burro, 1,1 chilo di lardo o strutto, 2,4 chili di olio, 1 chilo di formaggio, 1 di formaggi semiduri, 15 litri di latte, 40 uova, 15 chili di patate, 25 di ortaggi, 17 di frutta fresca, 1 di frutta secca, 7 etti di conserve di pomodoro, 3 chili di zucchero, 2 chili di marmellata, 25 litri di vino, 3 etti di caffè tostato e 1,5 chili di sale grosso.
[...]

estratto da "QUATTROSOLDI" (aprile 1963)

venerdì 22 aprile 2011

(1963) Quante classi elementari hanno più di 35 alunni?

tabella ISTAT - giugno 1962


L'Ideale sarebbe un numero di allievi tra quindici e venti per ogni classe, non di più; ma questa proporzione tra maestro e alunni è oggi considerata l'optimum dalle tecniche pedagogiche più avanzate.   Tuttavia si considera in Italia come limite massimo della sopportabilità, nel caso delle scuole elementari, un numero di alunni per classe che non superi le 35 unità.
Eppure, mentre l'indice medio che tien conto di tutte le scuole della Penisola è del 27,7 per cento, esistono ancora 18.315 classi, cioè il 12,60 del totale, con più di 35 alunni, talune fino a sessanta-ottanta.      La tabella è stata compilata sulla base delle "classi singole", cioè delle classi normali con allievi allo stesso livello di studi, e non delle "pluriclassi" (in certe zone rurali o montane) dove a uno stesso insegnante sono affidati nello stesso tempo alunni di diverso livello.

("QUATTROSOLDI" - febbraio 1963)

domenica 10 aprile 2011

(1963) TUTTI STATALI!

Dal '61 al '62 gli impiegati dello Stato sono aumentati da 1.248.363 a 1.360.723: se va avanti con questo ritmo, tra un paio di generazioni tutti gli italiani abili al lavoro saranno alle dipendenze dell'aministrazione statale.


Lo Stato non ha finora saputo rimettere ordine nella sua organizzazione.   Ha tentato la riforma della burocrazia e ha finito col fare soltanto una riforma per la burocrazia.   Le cose sono rimaste come stavano e gli stipendi sono aumentati.   Fu così nel 1956, quando la legge-delega e le successive leggi delegate lasciarono inefficiente e pletorico l'apparato degli uffici e degli impiegati, ma la spesa crebbe di 420 miliardi l'anno in un colpo solo.    Gli statali ebbero tutto quello che reclamavano; lo Stato non ebbe niente; agl'italiani fu data la consolazione di apprendere che il "prodotto netto" della pubblica amministrazione era aumentato di 420 miliardi.   Questa posta del reddito nazionale si misura infatti in base agli stipendi pagati: se lo Stato li raddoppia, l'Italia - per uno scherzo statistico -  diventa più ricca. [...]
I ministeri sono dunque una conigliera.   La capacità di riproduzione degli uffici supera di oltre dieci volte il tasso d'incremento della popolazione.   Questa cresce in ragione dell'8,6 per mille l'anno e la burocrazia aumenta del 90 per mille, tre volte di più dei cinesi.   Applicando, come fanno gli statistici, il metodo dell'estrapolazione per i prossimi decenni, ne consegue - sembra un sofisma assurdo, ma non lo è poi tanto -  che fra un paio di generazioni tutti gl'italiani abili al lavoro saranno statali e che cinquant'anni più tardi, cioè fra un secolo, bisognerà reclutare nei ministeri anche gl'infanti, i vecchi e gl'invalidi per colmare i ruoli. [...]
Come mai lo Stato si è ingolfato in una simile pletora di personale malgrado gli ordini tassativi di limitare i concorsi?   La spiegazione, anche questa volta, sta nelle "leggine", mediante le quali sono stati "sistemati a ruolo", per motivi di dubbia socialità, gruppi numerosissimi di giornalieri, avventizi, cottimisti, straordinari e soprannumerari. [...]
La seconda sorpresa si è avuta quando si sono andati a "precettare" i compensi speciali, gli assegni, le indennità e tutti gli altri "premi in deroga" che i singoli ministeri o direzioni o divisioni o uffici si attribuiscono.   In deroga a che cosa? Semplicemente alla legge, [...] che stabilì il divieto di "qualsiasi concessione di compensi al personale che non abbia effettivamente reso prestazioni eccedenti gli obblighi normali di orario e di servizio inerenti al grado e al posto ricoperto" e limitò altresì l'ammontare di questi compensi ai fondi stanziati in bilancio per straordinario.
Non crediamo che esista nella legislazione italiana una norma più irrisa di questa.   Altre leggi o semplici decreti hanno creato un'innumerevole varietà di emolumenti accessori e, facendo dell'illegalità titolo, li hanno chiamati "premi in deroga". [...]

Cesare Zappulli
("QUATTROSOLDI" - maggio 1963)

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(1963) Le Regioni Italiane e il MEC


Sette regioni italiane rientrano fra le prime venticinque regioni dei sei paesi del MEC, classificate secondo l'importanza del mercato industriale. Al primo posto per l'Italia è naturalmente, la Lombardia, che su una superficie di 23.804 chilometri quadrati raggruppa industrie con una densità di 55 imprese ogni dieci chilometri quadrati. (Al primo posto assoluto, in Europa, è la regione di Amburgo, con una densità di 286 industrie ogni dieci chilometri quadrati). La seconda regione italiana è la Liguria (densità: 40); terza la Campania (33); quarta l'Emilia Romagna (30); quinto il Veneto (28); sesta la Toscana (25); settimo il Piemonte e la Valle d'Aosta (23 imprese ogni dieci chilometri quadrati, su una superficie di 28.661 chilometri quadrati).   Sono state prese in esame tutte le industrie e tutte le imprese artigianali.   Se invece fossero state prese in esame soltanto le industrie che occupano più di cinquanta persone, la classifica italiana vedrebbe al primo posto ancora la Lombardia (15 industrie ogni cento chilometri quadrati); al secondo la Liguria (7); al terzo il Piemonte (5); al quarto il Veneto (4); mentre Toscana, Emilia e Campania registrano 3 industrie con più di 50 dipendenti ogni cento chilometri quadrati.

("QUATTROSOLDI" - giugno 1963)



("Storia della Repubblica Italiana" di Giorgio Bocca - Rizzoli 1981)

venerdì 8 aprile 2011

(1963) I CONTI DIETRO IL TELESCHERMO

122 mila lire al minuto
È il "costo fisso" delle trasmissioni televisive: vale sia per un minuto d'intervallo che per un minuto di Caterina Valente.   Ecco perchè trasmettere programmi scadenti significa un grosso spreco.




Proviamo a fare insieme un piccolo gioco di fantasia.   Immaginiamo di poter superare lo sbarramento di uscieri e di guardie giurate che protegge l'ingresso del centro televisivo romano di via Teulada; quindi di riuscire a raggiungere uno studio, di piazzarci davanti a una telecamera in funzione e di metterci a far boccacce, per sessanta secondi, dinanzi agli occhi di dieci milioni di telespettatori.   Boccacce, smorfie e nient'altro.   Ebbene: la nostra curiosa esibizione, da un punto di vista strettamente economico, ha su per giù lo stesso costo di quella del più acclamato cantante.   Un nostro minuto di trasmissione costerebbe, infatti, all'amministrazione della TV a un dipresso quanto un minuto di spettacolo di Caterina Valente.
Impossibile?   Vediamo di dimostrarlo.   Il lettore ci segua nei nostri calcoli, tratti dai documenti ufficiali dell'ente statale e, più precisamente, dall'ultimo bilancio.    Esclusi i compensi artistici e i diritti d'autore versati alla Società italiana autori ed editori (SIAE), la televisione affronta ogni anno delle spese pari a 29 miliardi e 161 milioni.   Si tratta di spese fisse.
[...]

Antonio Perria
("QUATTROSOLDI" - luglio 1963)



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domenica 30 gennaio 2011

(1963) Daniela piange: deve smettere di studiare

[…] La mia famiglia è “alimentata” nel senso esteso della parola, dal mio salario: cinque persone: io 45 anni, mia moglie 40, tre figli rispettivamente: Daniela anni 13 e mezzo, III media, Simonetta anni 12, II media e Guido-Gino anni 10, V elementare. Io lavoro alla RIV di Villar Perosa sulla statale del Sestriere e percepisco assegni familiari compresi, 80 mila lire al mese. Se non avessi una moglie intelligentemente parsimoniosa, non potrei mandare i miei figli a scuola. Ed eccomi al dunque! I miei figli non sono dei fenomeni, ma se la cavano abbastanza bene, ne fanno fede le tre borse di studio in tre anni di medie 2+1. Ohimè, le borse di studio, due dal Comune di Pinerolo per lire 15.000 e una della RIV lire 3000! Non è la buona volontà che manca a noi, ma Daniela finita la terza quest’anno dovrà cessare gli studi, anche se piange ogni qualvolta ne parliamo. La dura guerra della triste realtà quotidiana ce lo impone! Se ci verrà un aiuto sotto forma di un “Padrino di scuola”, allora potremo far continuare la bambina negli studi e alla sua gratitudine aggiungere la nostra. Non osavo scrivere ma per i figli si fa tutto il possibile….


Angelo B. (pinerolo)
Lettere a “Quattrosoldi” – febbraio 1963

venerdì 24 dicembre 2010

(1961) Un viaggio in Trenino Elettrico




Avanti e indietro: abbiamo provato con grande cura tre tipi di treni sulle ottomila lire.
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Si spiega benissimo la passione degli adulti per questi giocattoli che sono veramente miracoli di tecnica.
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Per i ragazzi è un gioco istruttivo che può giovare anche nello studio.
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Abbiamo dato delle pagelle (e tirando le somme dei voti registriamo per la Fleischmann 51 punti, per la Märklin 57 punti e per la Rivarossi 53 punti) ma per obbiettività dobbiamo aggiungere che si tratta di valutazioni soggettive.   La scelta del neo-modellista potrà essere guidata da altri criteri.   Del resto, pur essendo i più economici, i trenini esaminati testimoniano dell'ottimo standard industriale raggiunto.   La solidità è lievemente maggiore nei due complessi tedeschi, ma la Rivarossi si avvantaggia sulle altre due Case per fedeltà di riproduzione; e la sua alimentazione a pile non espone i bambini al rischio di prendere scosse.
[...]
Vincenzo Zaccagnino
"QUATTROSOLDI", dicembre 1961




(1962) La Difficile Scelta del Giocattolo




Li scelgono i grandi, ma non dimentichiamo che il vero consumatore, in questo caso, è il bambino
Sappiamo interpretare le loro esigenze?
Ecco riuniti intorno a un registratore sette bambini, uno psicologo, una mamma, un giocattolaio, un giornalista: ne è uscito un "dibattito" che potrà interessare molte famiglie.



Tutti i bimbi hanno un giocattolo.   Giocattoli se ne vendono e se ne comprano tutto l'anno; ma sotto Natale questa voce del bilancio familiare diventa improvvisamente importante e impegna una parte notevole delle entrate.   È il momento in cui, sostanzialmente, si "fa provvista" per tutto un anno.   La spesa merita dunque d'essere meditata, programmata, considerata in tutti i suoi aspetti: si tratta di spendere bene, anche in questo campo.   Però si tratta di un singolarissimo capitolo di spesa; entrano direttamente in giuoco elementi affettivi che di solito sono estranei alle scelte economiche; inoltre i veri consumatori non siamo noi, ma i nostri ragazzi.   Si potrebbe dire che papà e mamma, nella bottega del giocattolaio, agiscono per procura, in nome di qualcuno che, generalmente, non ha il senso di quanto valga e quanto costi il denaro.
[...]
Vincenzo Colonna
"QUATTROSOLDI", dicembre 1962