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domenica 30 gennaio 2011
lunedì 30 agosto 2010
(1962) rivista - SETTIMANA RADIO TV (lettere al direttore)
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..Una satira che non diverte.
Leggevo il suo giornale perché ne apprezzavo la spregiudicatezza e l’obiettività. Ora ho dovuto ricredermi dopo il panegirico su Dario Fo e Franca Rame. È evidente che la stima preconcetta che lei ha di questi due comici le impedisce di giudicarli obiettivamente in questa loro particolare esibizione di ‘Canzonissima’, altrimenti avrebbe dovuto notare che satira o no, non fanno ridere. E allora che satira è? Se sono degli intellettuali che vadano a fare conferenze nei circoli di alta cultura invece di scocciarci con ‘Canzonissima’. E poi, a parte l’umorismo che è puerile, ingenuo elementare vi pare satira parlare male dei tedeschi e dei padroni? Che razza di anticonformismo è mai questo? Dei tedeschi di vent’anni fa sentiamo sempre parlare anche in televisione (vedi servizi sulla guerra, interviste dell’ex-direttore del Telegiornale, commemorazione dei caduti ecc.). Questo argomento è inflazionato. Per quanto riguarda i padroni siamo o non siamo sotto un governo di centro sinistra ? […] Insomma io non so fare la critica, non sono giornalista ma mi meraviglio che una trasmissione che deve essere di carattere leggero sia giudicata dai giornalisti come se si trattasse di una conferenza o di un documentario serio e si disprezza il popolo che non capisce. Il popolo non è tanto cretino quanto voi giornalisti volete fare credere. È chiaro che voi stimate a priori i suddetti comici e non volete ammettere che hanno fatto fiasco.
Non volete ammettere che un Bramieri vale cento Fo. Ma Bramieri è troppo umile, non vuole educare il popolo, non ha messaggi da lanciare, si accontenta di farci ridere, caro il mio Bramieri. […] Lei ha detto che la trasmissione di ‘Canzonissima’ di quest’anno è diversa da quella dell’anno scorso, è un’altra cosa. Si si un’altra cosa ma peggiore. Si, lo ammetta, anche se amico di Dario Fo. Elogiandolo non gli ha fatto certo un favore perché continuerà a fare peggio. Su, se gli volete bene diteglielo chiaramente di non fare tanto il presuntuoso lui e sua moglie. È o non è per il popolo? E allora se è per il popolo , questo Fo, che faccia qualche cosa per scuoterlo ma facendolo ridere.
Non volete ammettere che un Bramieri vale cento Fo. Ma Bramieri è troppo umile, non vuole educare il popolo, non ha messaggi da lanciare, si accontenta di farci ridere, caro il mio Bramieri. […] Lei ha detto che la trasmissione di ‘Canzonissima’ di quest’anno è diversa da quella dell’anno scorso, è un’altra cosa. Si si un’altra cosa ma peggiore. Si, lo ammetta, anche se amico di Dario Fo. Elogiandolo non gli ha fatto certo un favore perché continuerà a fare peggio. Su, se gli volete bene diteglielo chiaramente di non fare tanto il presuntuoso lui e sua moglie. È o non è per il popolo? E allora se è per il popolo , questo Fo, che faccia qualche cosa per scuoterlo ma facendolo ridere.
.Amalia P. (reggio calabria)
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[…] Fiducia e non panegirico avevo dato a Dario Fo e Franca Rame avanti di assistere alla prima puntata di ‘Canzonissima’ ma subito dopo – […] – avevo rapidamente ritirato la cambiale in bianco sostituendola con un assegno di scarso ammontare. Come sia potuto succedere che lo stravagante, lo spiritoso, l’anticonformista Fo si sia lasciato trascinare su un terreno così infido è rimasto un mistero anche per me. Spero che non se l’abbia a male ma mi fa la figura di quegli inglesi, Winston Churcill compreso, che dopo aver per tanti anni osannato al fascismo e averne reso possibili i pericolosi successi, dopo la sconfitta si misero in cattedra per spezzare agli italiani il pane della democrazia. Il populismo di Fo è rimasto al tempo di De Amicis, alle gelide caverne ed a quei versi del vecchio repertorio umanitario dove la retorica e il cattivo gusto s’affermano senza speranza di redenzione: […]
Insomma i telespettatori hanno ragione di annoiarsi e di preferirgli le macchiette di Bramieri e di Pisu i quali non volevano insegnare niente a nessuno ma solamente divertire.
Filippo raffaelli (18-24 novembre)
[…] Fiducia e non panegirico avevo dato a Dario Fo e Franca Rame avanti di assistere alla prima puntata di ‘Canzonissima’ ma subito dopo – […] – avevo rapidamente ritirato la cambiale in bianco sostituendola con un assegno di scarso ammontare. Come sia potuto succedere che lo stravagante, lo spiritoso, l’anticonformista Fo si sia lasciato trascinare su un terreno così infido è rimasto un mistero anche per me. Spero che non se l’abbia a male ma mi fa la figura di quegli inglesi, Winston Churcill compreso, che dopo aver per tanti anni osannato al fascismo e averne reso possibili i pericolosi successi, dopo la sconfitta si misero in cattedra per spezzare agli italiani il pane della democrazia. Il populismo di Fo è rimasto al tempo di De Amicis, alle gelide caverne ed a quei versi del vecchio repertorio umanitario dove la retorica e il cattivo gusto s’affermano senza speranza di redenzione: […]
Insomma i telespettatori hanno ragione di annoiarsi e di preferirgli le macchiette di Bramieri e di Pisu i quali non volevano insegnare niente a nessuno ma solamente divertire.
Filippo raffaelli (18-24 novembre)
(1962) rivista - SETTIMANA RADIO TV (lettere al direttore)
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I MATTATORI DELLA PAROLA
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La coppia dei mattatori di Canzonissima ha tutte le caratteristiche dei partecipanti in lizza per battere il record dell’ora… della parola. […] Chi li capisce è bravo. È tutto un rotolamento di suoni e peccato perché qualche battuta è buona. Ed i signori registi non si preoccupano troppo delle esigenze dell’udito. C’è oggi l’andazzo, per un gran numero di attori e attrici – […] – che recitano a razzo, che abburattano le sillabe, mentre l’attore per eccellenza deve possedere il cosiddetto “nitore del dire”
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Matteo G. (milano)
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Matteo G. (milano)
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.Se non avessi conosciuto il Dario Fo del teatro, da quello delle macchiette […] a quello degli spavaldi e provocanti spettacoli che furono “il dito nell’occhio” e “I sani da legare” e dovessi giudicarlo da quel poco (e confuso) che se ne vede in ‘Canzonissima’, l’impressione sarebbe deludente e non solo per l’abburattamento delle sillabe che lo costringe, sia pure per burla, a farsi “didascalizzare”. Quella che era la virtù unica e inimitabile del mimo Fo, cioè la progressione dialogica così nuova e vitale da giungere a creare atmosfere incantate, emozionando il pubblico con l’aiuto della sola fantasia, negli sketches di ‘Canzonissima’ diviene formuletta tenue come bava di un bruco e si frantuma nell’urto con le necessità massicce d’impostazione del programma che, a dispetto dei voli pindarici che vi si intessono su, si riduce alla presentazione di canzoni belle ma disparate come soggetto, come contenuto, come cronologia. Per cui, mancando persino la possibilità di procedere attraverso un filo conduttore come si faceva nei ‘musicals’ o nelle operette, ‘Canzonissima’ non ha mai la possibilità di creare un’atmosfera qualsiasi, anche di labile impegno: i suoi pretesti si rivelano quanto mai improbabili. Fra l’altro questa volta non è possibile neanche imprecare contro la censura e il conformismo dei dirigenti. Tutti hanno fatto quel che hanno voluto. Si vede che c’era poco da fare. Per consolarmi delle carenze di ‘Canzonissima’ vado a rileggermi allora il teatro comico di Dario Fo, un compendio di spunti spiritosissimi. In una ‘pochade’ a chiave raddoppiata che s’intitola “Non tutti i ladri vengono per nuocere” c’è una battuta, a proposito di un certo equivoco coniugale, che è di un Fo molto più felice di quello che si dibatte davanti ai teleschermi. Nella casa visitata dal ladro (Fo) un signore si trova in compagnia dell’amante. Arriva la moglie ed egli è costretto a presentare il ladro come un suo amico e l’amante come la di lui moglie. Sopravviene tuttavia la vera moglie del ladro e l’adultero deve fabbricare lì per lì una storia di divorzio… “Appunto… si è divorziato… si è risposato… ma poi lo Stato, impugnando il diritto canonico, non ha ritenuto valido il divorzio pur avendo in un primo tempo, impugnando il diritto civile, ritenuto valido il secondo matrimonio… così… così che il poverino si trova ad essere nello stesso tempo bigamo, concubino pubblico peccatore e cattolico osservante…”
.Filippo Raffaelli (4-10 novembre)
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.Filippo Raffaelli (4-10 novembre)
domenica 29 agosto 2010
(1962) - CANZONISSIMA (12 ottobre) – spettacolo musicale abbinato alla Lotteria di Capodanno – presentano Dario Fo e Franca Rame
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.CANZONISSIMA
CHE PASSIONE!
.CHE PASSIONE!
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Prendete quarantotto fra le canzoni più popolari degli ultimi cinque anni, aggiungete due pizzichi di ‘paprika’ (Dario Fo e Franca Rame), fate scrivere il copione da tre acrobati dell’umorismo (Fo, Chiosso e Molinari), condite il tutto con un’orchestra ricca di possibilità (quella di Gigi Cichellero), mettete ogni cosa in un grosso cappello a cilindro, agitate con una bacchetta magica e sfornerete sul tavolo una spumeggiante edizione di Canzonissima. […]
Per quanto riguarda lo spettacolo, Fo e sua moglie Franca Rame cercheranno di legare le varie canzoni con ‘gags’, ‘sketches’, siparietti veloci, brevi, pungenti, briosi, spiritosi, nello stile ormai consueto, mordace ma accessibile a tutti. […]
Per quanto riguarda lo spettacolo, Fo e sua moglie Franca Rame cercheranno di legare le varie canzoni con ‘gags’, ‘sketches’, siparietti veloci, brevi, pungenti, briosi, spiritosi, nello stile ormai consueto, mordace ma accessibile a tutti. […]
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estratto da "Settimana Radio TV" – (7-13 ottobre)
estratto da "Settimana Radio TV" – (7-13 ottobre)
lunedì 23 agosto 2010
AL BROWN'S TUNETOPPERS - THE MADISON/MO' MADISON (1962)
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lato b)
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IL TWIST È STANCO
PARTE IL MADISON
PARTE IL MADISON
[…] non ha il ritmo frenetico del twist ma ha il grande vantaggio di essere meno monotono, meno faticoso, più vario e più attivo negli spostamenti sulla pista da ballo.
Il twist dava l’impressione di essere attaccati al terreno, come tanti alberi in preda a un vortice di vento: sensazione piacevole all’inizio ma nauseante col passare del tempo. Il Madison ridona ai quadrupedi la loro disgnità permettendo vasti spostamenti longitudinali con giravolte, piccoli salti, battiti di mano oltre a un numero vasto e personale di variazioni (all’incirca tante quante ne permette il cha-cha-cha).
A Parigi il Madison ha già sfondato la primavera scorsa, qui in Italia si propagherà in breve tempo e a Capodanno farà sentire il suo peso, anche perché i fans del twist da tempo annoiati chiedono ad alta voce qualcosa di nuovo.
Ebbene il Madison è appunto ciò che ci vuole: dà alla fantasia impigrita dal twist la possibilità di sbizzarrirsi come meglio desidera. In America il Madison è in voga già da due anni. Ventiquattro mesi fa si cercò di lanciarlo qui in Italia ma, come era concepito allora, non poteva attecchire: si trattava di una sorta di quadriglia moderna da ballarsi collettivamente. Gli americani sono anche capaci di divertirsi a una festa danzante facendo il girotondo intorno a una sedia (basta essere tutti insieme, cantare, ridere, giocare) ma gli italiani hanno altri gusti: vogliono ballare con la persona che più sta loro a cuore.
Così il Madison, danza collettiva, non attaccò. Poi si pensò di trasformarlo: una dama, un cavaliere, e gli altri intorno che ballano ciascuno per conto proprio. E ora il Madison sta per attecchire, sempre che si tenga assolutamente presente che è inutile lanciarlo come danza d’assieme, perché ballare in quattro o in otto diverte a Carnevale o a Capodanno (in una festicciola privata) ma non più di mezz’ora. Qui in Italia la danza avrà sempre un sottofondo erotico, anche nel senso più innocente della parola.
Prepariamoci a subirne l’invasione probabilmente più ordinata, più pacifica, meno sconvolgente e imbarazzante di quella operata dal flagello-twist.
Al Brown è colui che ha il merito o la colpa di avere lanciato per primo la nuova danza negli Stati Uniti. Più che meriti o colpe, c’è da dire che ha avuto molto fiuto
.Paolo Pietron
Il twist dava l’impressione di essere attaccati al terreno, come tanti alberi in preda a un vortice di vento: sensazione piacevole all’inizio ma nauseante col passare del tempo. Il Madison ridona ai quadrupedi la loro disgnità permettendo vasti spostamenti longitudinali con giravolte, piccoli salti, battiti di mano oltre a un numero vasto e personale di variazioni (all’incirca tante quante ne permette il cha-cha-cha).
A Parigi il Madison ha già sfondato la primavera scorsa, qui in Italia si propagherà in breve tempo e a Capodanno farà sentire il suo peso, anche perché i fans del twist da tempo annoiati chiedono ad alta voce qualcosa di nuovo.
Ebbene il Madison è appunto ciò che ci vuole: dà alla fantasia impigrita dal twist la possibilità di sbizzarrirsi come meglio desidera. In America il Madison è in voga già da due anni. Ventiquattro mesi fa si cercò di lanciarlo qui in Italia ma, come era concepito allora, non poteva attecchire: si trattava di una sorta di quadriglia moderna da ballarsi collettivamente. Gli americani sono anche capaci di divertirsi a una festa danzante facendo il girotondo intorno a una sedia (basta essere tutti insieme, cantare, ridere, giocare) ma gli italiani hanno altri gusti: vogliono ballare con la persona che più sta loro a cuore.
Così il Madison, danza collettiva, non attaccò. Poi si pensò di trasformarlo: una dama, un cavaliere, e gli altri intorno che ballano ciascuno per conto proprio. E ora il Madison sta per attecchire, sempre che si tenga assolutamente presente che è inutile lanciarlo come danza d’assieme, perché ballare in quattro o in otto diverte a Carnevale o a Capodanno (in una festicciola privata) ma non più di mezz’ora. Qui in Italia la danza avrà sempre un sottofondo erotico, anche nel senso più innocente della parola.
Prepariamoci a subirne l’invasione probabilmente più ordinata, più pacifica, meno sconvolgente e imbarazzante di quella operata dal flagello-twist.
Al Brown è colui che ha il merito o la colpa di avere lanciato per primo la nuova danza negli Stati Uniti. Più che meriti o colpe, c’è da dire che ha avuto molto fiuto
.Paolo Pietron
.(dalla rubrica “Microsolco” della rivista SETTIMANA RADIO TV – 13 ottobre)
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lato a)
- The Madison (brown)
lato b)
- Mo' Madison (brown)
sabato 21 agosto 2010
(1962) rivista - SETTIMANA RADIO TV (lettere al direttore)
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.Celentano e indignazione
.Immagino che tutti i fans di Celentano siano rimasti profondamente indignati per le continue prese in giro che vengono fatte al cantante milanese. Si dice che sia un essere privo di intelligenza, simile ad un gorilla e che sappia solo urlare. Vorrei dire che innanzi tutto Celentano è una persona simpaticissima e che inoltre sa cantare come pochi; le sue non sono semplici canzonette dal ritmo facile ma bensì canzoni alquanto difficili che richiedono un timbro di voce non comune e che egli interpreta veramente bene. Non siamo rimasti al tempo del rock, miei cari signori anti-Celentano ed io, quindicenne, oso permettermi di consigliare loro di andare ad ascoltare perlomeno i suoi tre ultimi successi: “Stai lontana da me”, “Si è spento il sole” e “Pregherò”.
.Valeria L. – torino
.Valeria L. – torino
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Lei è proprio una figlia del suo tempo, […] tuttavia il fatto di essere quindicenne non l’autorizza a scrivere ancora “ma bensì”, bensì di dare una rinfrescatina alla grammatica anche per poter meglio apprezzare la prosa del suo cantante preferito. I cantautori – bisogna riconoscerlo - non fanno grossi errori di grammatica e questo già predispone a loro favore. Celentano, dunque: e chi ha mai detto che sia un essere privo di intelligenza? Ha dimostrato il contrario organizzando una casa discografica in proprio che sembra vada abbastanza bene. […] Per quel che riguarda l’aspetto fisico qualcuno potrebbe dire che, visto lui, la legge di Darwin non è più una opinione ma si tratta delle solite malignità che lasciano sempre il tempo che trovano.
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Filippo Raffaelli
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Lei è proprio una figlia del suo tempo, […] tuttavia il fatto di essere quindicenne non l’autorizza a scrivere ancora “ma bensì”, bensì di dare una rinfrescatina alla grammatica anche per poter meglio apprezzare la prosa del suo cantante preferito. I cantautori – bisogna riconoscerlo - non fanno grossi errori di grammatica e questo già predispone a loro favore. Celentano, dunque: e chi ha mai detto che sia un essere privo di intelligenza? Ha dimostrato il contrario organizzando una casa discografica in proprio che sembra vada abbastanza bene. […] Per quel che riguarda l’aspetto fisico qualcuno potrebbe dire che, visto lui, la legge di Darwin non è più una opinione ma si tratta delle solite malignità che lasciano sempre il tempo che trovano.
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Filippo Raffaelli
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