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lunedì 3 giugno 2013

Compagnia DARIO FO e FRANCA RAME - dallo spettacolo COMICA FINALE pt. 3 (Un morto da vendere) stagione 1958-59

 



[...] è alla fine della stagione della Signora è da buttare (1968) (un vero e proprio record d'incassi) che maturammo la scelta di lasciare le strutture consuete del teatro ufficiale: ci eravamo resi conto che, a parte la reazione becera di qualche reazionario fra i più ottusi, la grande borghesia, alle nostre "sculacciate", reagiva quasi con piacere.   Masochisti?   No, eravamo diventati, senza essercene resi conto, i sollecitatori del loro ruttino digestivo.   Il nostro "fustigare" accentuava la loro circolazione sanguigna, come le nerbate di betulla dopo la sauna ristoratrice.
Insomma, eravamo diventati i giullari della borghesia grassa e intelligente.   Questa borghesia accettava che noi la criticassimo anche in maniera spietata attraverso la satira e il grottesco, ma a condizione che la denuncia dei suoi "vizi" si esaurisse dentro le sue strutture, gestite dal suo potere.   Un esempio di questa logica è stata la nostra partecipazione a Canzonissima: qualche mese prima, sul secondo canale (da poco in funzione e privilegio delle sole classi abbienti), era andato in scena uno spettacolo nostro che aveva per titolo Chi l'ha visto?    In quell'occasione ci avevano permesso di fare una satira a sfondo politico-sociale di una violenza piuttosto inconsueta per la televisione.   Passò tutto senza grandi intoppi, anzi le critiche furono del tutto positive e fummo applauditi "vivamente" da quel pubblico "selezionato".   Ma quando riprendemmo gli stessi discorsi satirici davanti ad un pubblico di oltre 20 milioni di spettatori nella trasmissione più popolare dell'anno, per l'appunto Canzonissima, ci fu il finimondo: i giornali (gli stessi che nella precedente emissione si erano prodigati in applausi) si scatenarono in veri e propri linciaggi.   "È un'infamia, -urlavano, - dare in pasto simili scellerataggini da bassa propaganda politica ad un pubblico tanto sprovveduto e così facilmente influenzabile come è la gran massa televisiva".   Quindi, sollecitati dai comitati civici, dai centri di potere più retrivi, ecco che i dirigenti televisivi ci fecero piovere addosso tagli e divieti di una pesantezza inimmaginabile   Era il massacro dei testi.   Era il ritorno alla censura di marca scelbiana.   Fummo così costretti ad abbandonare clamorosamente la trasmissione.   Preferimmo affrontare i quattro processi. [...]
È il solito discorso: i grandi re, i potenti, che certe cose le capiscono, hanno sempre pagato buffoni di corte perchè recitassero, davanti a un pubblico di cortigiani d'alto livello, filastrocche cariche di umori satirici e allusioni, anche irriverenti, al loro potere, alle loro ingiustizie.
Così i cortigiani potevano ben gridare stupefatti: "Che re democratico! Egli ha la gran forza morale di ridere di se stesso!"   Ma sappiamo bene che, se quel buffone avesse avuto l'impudenza di uscire dalla corte per andare a recitare e a cantare quelle stesse satire in piazza davanti ai contadini, agli sfruttati, agli operai, allora il re e i suoi leccapiedi l'avrebbero subito pagato di ben altra moneta.   Perché ci si può prendere gioco del potere, ma se lo fai all'esterno ti bruciano!
[...]
Franca Rame
(testimonianza apparsa su "Le commedie di Dario Fo" - Giulio Einaudi editore, 1975)
 
 
 
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Compagnia DARIO FO e FRANCA RAME - dallo spettacolo COMICA FINALE pt. 2 (La Marcolfa) stagione 1958-59



[...]
In più di un'occasione rischiammo di non poter andare in scena.   Il debutto di Aveva due pistole, spettacolo che trattava della connivenza fra fascismo e borghesia, tra malavita organizzata e potere,  venne bloccato da un intervento pesantissimo della censura che ci massacrò letteralmente il testo.   Decidemmo di andare in scena egualmente senza tenere in alcun conto i tagli.   Ci fu un braccio di ferro piuttosto teso tra noi e la prefettura di Milano che ci minacciò di arresto immediato, ma alla fine, preoccupato dello scandalo che ne sarebbe venuto, il Ministero tolse i tagli.   Il copione degli Arcangeli ci fu sequestrato per le troppe battute a soggetto che avevamo aggiunto (non autorizzati) nello spettacolo.   Per quel testo collezionammo "rapporti al questore" di ogni città dove si lavorava, per un totale di 280, tante quante furono le repliche.   Io fui denunciata per una battuta contro i militari nello spettacolo su Cristoforo Colombo.   Sempre durante le repliche del Colombo, fummo aggrediti dai fascisti all'uscita del teatro Valle a Roma e, stranamente, la polizia di servizio, in quell'occasione, era sparita.   Dario venne addirittura sfidato a duello da un ufficiale dell'esercito d'artiglieria a cavallo, per battute offensive all'onore dell'esercito italiano, e da quel pazzo che è sempre stato accettò la "tenzone", a patto che il duello si svolgesse a piedi nudi, in un incontro di box tailandese, di cui si vantava campione regionale.   L'ufficiale di artiglieria ippotrainata non si fece più vedere.   Ma, a parte le storielle amene, pur lavorando nel "teatro ufficiale", i guai e le difficoltà ci piovevano addosso a valanga, i reazionari e i conservatori non riuscivano a digerire certe "violenze satiriche" dei testi che rappresentavamo. [...]
Sempre di più il nostro teatro diventava provocatorio, non lasciava nessuno spazio al teatro "digestivo", i reazionari si imbestialivano, in più di un'occasione scoppiavano risse tra gli spettatori, i fascisti tentavano di far nascere risse in platea.   Il questore di Siena fece prelevare Dario al termine di una rappresentazione da due carabinieri, perchè aveva offeso un capo di Stato (Johnson) nella Signora è da buttare.   Si potevano fare critiche di ogni genere al nostro teatro, ma bisogna ammettere che il nostro era un teatro vivo, dove si parlava di "fatti" di cui la gente aveva bisogno di sentir parlare.   Per questo e, per il linguaggio diretto da noi usato, il nostro era un teatro popolare.
Il pubblico cresceva di numero ad ogni spettacolo.   Dal 1964 al '68 siamo sempre rimasti in testa a tutti gli incassi delle maggiori compagnie italiane, ed eravamo tra quelli che tenevano i prezzi più bassi. [...]
Franca Rame
(testimonianza apparsa su "Le commedie di Dario Fo" - Giulio Einaudi editore, 1975)

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Compagnia DARIO FO e FRANCA RAME - dallo spettacolo COMICA FINALE (Quando sarai povero sarai re/I tre bravi) stagione 1958-59




[...] la nostra vera svolta, quella che davvero ha contato, noi (io e Dario) l'abbiamo fatta proprio all'inizio della nostra strada, ventidue anni fa, quando con Parenti, Durano e Lecoq abbiamo debuttato con Il dito nell'occhio. Erano i tempi di Scelba e il suo "culturame", di Pacelli (papa) con i suoi comitati civici, i tempi della censura totale. I questori e i vari ministri, sbirri e vescovi se ne accorsero subito: eravamo "una compagnia di comunisti" e facevamo "propaganda rossa". Ogni sera c'era in sala un commissario che controllava parola per parola il testo, e il Ministero dello spettacolo ci faceva saltare le piazze, i gestori di sale più reazionari ci negavano i teatri, i vescovi, tipo quello di Vicenza, davano ordine alla questura perché si strappassero i nostri manifesti affissi nella città. Sulle porte delle chiese nel bollettino degli "spettacoli sconsigliati" c'era sempre sottolineato il dito nell'occhio. E questa caccia al "comunista nemico della civiltà e di Maria" continuò per anni e anni con tutti gli altri spettacoli. Ma gli operai, gli studenti e la borghesia progressista venivano a vederci sempre di più, ci applaudivano, ci sostenevano, permettendoci così di andare avanti, di imporci nonostante la mancanza assoluta di "premi d'avvio" o "premi finali".

Ecco il nostro cammino:
  • 1953-54: Il dito nell'occhio (parenti-fo-durano);
  • 1954-55: Sani da legare (parenti-fo);
  • 1958-59: Ladri, manichini e donne nude;
  • 1958-59: Comiche finali;
  • 1959-60: Gli arcangeli non giocano a flipper;
  • 1960-61: Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri;
  • 1961-62: Chi ruba un piede è fortunato in amore;
  • primavera '62: Chi l'ha visto (in tv sul secondo canale);
  • autunno '62: Canzonissima;
  • 1963-64: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe;
  • 1964-65: Settimo ruba un pò meno;
  • 1965-66: La colpa è sempre del diavolo;
  • 1966-67: Ci ragiono e canto;
  • 1966-67: La passeggiata della domenica;
  • 1967-68: La signora è da buttare;
Franca Rame
(testimonianza apparsa su "Le commedie di Dario Fo" - Giulio Einaudi editore, 1975)




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lunedì 30 agosto 2010

DARIO FO e il QUARTETTO OKAY - SU CANTIAM/STRINGIMI FORTE I POLSI (1962)

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da "CANZONISSIMA 1962"
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lato a
  • Coro di Dario Fo con il Quartetto Okay - Su cantiam (carpi-fo-chiosso)
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lato b)
  • Quartetto Okay - Stringimi forte i polsi (carpi-fo chiosso)
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.cover (RICORDI - SRL 10-307)
http://www.mediafire.com/?gge4oml7f9r82xv
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RICORDI - SRL 10-307
http://www.mediafire.com/?868siwsyb8l6ulr
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(1962) Il Dito nel Video (dopo il ritiro di Dario Fo da "Canzonissima")

Ecco la scena censurata che ha messo sottosopra mezza Italia
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[…] Il “caso Fo” ha almeno un precedente, ma pochi se ne sono accorti. Il “caso Biagi”. Esiste infatti un notevole parallelismo fra le due avventure televisive, quella di Fo e quella di Biagi. Entrambi furono chiamati per colorire di moderata sinistra i programmi, secondo il più ampio disegno governativo, ed entrambi furono costretti ad andarsene, uno in punta di piedi, l’altro sbattendo l’uscio. E con tutti e due la RAI-TV cerco di giocare la stessa subdola partita a briscola. Tu vieni, con il tuo nome e la tua fama rosa o rossa che sia, dai una verniciatine moderna e progressista ai programmi, fai credere alla gente che qualcosa anche qui dentro stia cambiando, ma noi teniamo gli occhi bene aperti e facciamo in modo che di sostanziale non cambi un bel niente. Tu fai la sinistra, noi facciamo il centro, il risultato sarà il centro-sinistra, cioè la suonata di sempre con qualche variazione inedita. Insomma, la politica dei furbi, secondo una tecnica molto ben sperimentata.
[…]
Roberto Leydi
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estratto da L'EUROPEO - 9 dicembre
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(1962) Ettore Bernabei e "Il caso Fo"


[…]
I primi sabati filò tutto liscio, Falqui e Sacerdote al giovedì facevano vedere i testi degli sketch a Gennarini, si faceva qualche aggiustamento, poca roba, e si andava in onda. “Il Secolo” e “Il Tempo” strillavano, i dorotei brontolavano, tutto previsto, tutto sopportabile. Un venerdi però viene Gennarini: “Dario Fo ha provato lo sketch concordato, però dice che non lo sente, che non gli viene. Vuole farne un altro sugli edili”. La sera torna da me: “Non ci siamo. Vedi la scenetta anche te”. Io guardai lo sketch in bassa frequenza. Non andava proprio.
.Che c’entravano gli edili?.
Era la storia di un imprenditore edile, bello grasso e pasciuto, con la catena d’oro sul panciotto e un grande anello con brillante al dito. Questo imprenditore aveva un’amica, naturalmente una biondona con un gran seno, era la Rame. Lo si vedeva gioire perché gli portavano la notizia che un operaio era caduto da un’impalcatura. Allora, per la felicità, l’imprenditore regalava alla biondona un gioiello.
Non faceva ridere per niente ed era di cattivo gusto assoluto.
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Ma a che cosa alludeva?.
C’era stato uno sciopero degli edili per protestare contro gli incidenti sul lavoro. I sindacati avevano organizzato una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli. C’erano stati scontri con la polizia e molti feriti tra gli agenti. Gli edili avevano divelto il selciato e tirato sampietrini contro i poliziotti. […]. Insomma, i giornali erano pieni di titoli e Fo voleva stare sull’attualità. Però con uno sketch intollerabile. […]
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estratto da "L'UOMO DI FIDUCIA (Giorgio Dell'Arti intervista Ettore Bernabei)" - Mondadori (1999)
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Era ottobre e tutte le televisioni erano rigorosamente in bianco e nero, ma quel programma aveva qualcosa di speciale.   Non fosse altro, perché ci partecipavano Dario Fo e Franca Rame: alle loro esclusive apparizioni era stato affidato il compito di "mettere in scena" i fatti del giorno.   Mossa a dir poco ardita: i dirigenti RAI avevano immediatamente avvertito un senso di disagio: la satira dei due attori sul cosiddetto miracolo economico [...] era molto scomoda.   Nonostante questo, si era andati avanti per qualche puntata, finché tutte le tensioni strariparono: ma non tanto per demerito di Dario e Franca, oggi diremmo che è stata tutta colpa della sicurezza sul lavoro.

Lo sketch incriminato che portò all'esilio Dario Fo dalla tivù italiana metteva a nudo la grettezza di un costruttore edile che non voleva dotare il posto di lavoro delle necessarie misure di sicurezza per tutelare operai e muratori: tutto questo, proprio mentre l'attenzione mediatica italiana ruotava intorno alla vertenza sindacale dei lavoratori edili.
Fatto curioso: La Rai [...]  censurò l'intervento, portando quindi all'obbligata auto-estromissione della coppia da Canzonissima; tuttavia il fatto strano è che la tv di stato aveva inizialmente approvato lo sketch.   Risultato: polemiche a non finire, dibattiti sulla stampa e persino un'interrogazione parlamentare.
[...] Il polverone sollevato non sta tutto nel recinto della politica o nel pur controverso auto-esilio da un programma come quello.   Perché Dario e Franca, in quei mesi, iniziarono a toccare con mano il prezzo di essere contro e il primo risultato è che si ritroveranno scortati dalla polizia: qualcuno ha infatti minacciato di sequestrargli il figlio Jacopo, ma qualcun altro li vorrebbe addirittura uccidere

estratto da "IL NOSTRO PIANGERE FA MALE AL RE - DARIO FO" di Luca Moccafighe - Arcana (2009)
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DARIO FO - IL FORUNCOLO/LA BRUTTA CITTÀ (1962)

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lato a)
  • Il foruncolo (carpi-fo-chiosso)
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lato b)
  • La brutta città (carpi-fo-chiosso)
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cover (RICORDI - SRL 10-305)
http://www.mediafire.com/?d4vy2zarheri655
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RICORDI - SRL 10-305
http://www.mediafire.com/?5e59d2bkkzgl919
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(1962) rivista - SETTIMANA RADIO TV (lettere al direttore)

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Una satira che non diverte.
Leggevo il suo giornale perché ne apprezzavo la spregiudicatezza e l’obiettività. Ora ho dovuto ricredermi dopo il panegirico su Dario Fo e Franca Rame. È evidente che la stima preconcetta che lei ha di questi due comici le impedisce di giudicarli obiettivamente in questa loro particolare esibizione di ‘Canzonissima’, altrimenti avrebbe dovuto notare che satira o no, non fanno ridere. E allora che satira è? Se sono degli intellettuali che vadano a fare conferenze nei circoli di alta cultura invece di scocciarci con ‘Canzonissima’. E poi, a parte l’umorismo che è puerile, ingenuo elementare vi pare satira parlare male dei tedeschi e dei padroni? Che razza di anticonformismo è mai questo? Dei tedeschi di vent’anni fa sentiamo sempre parlare anche in televisione (vedi servizi sulla guerra, interviste dell’ex-direttore del Telegiornale, commemorazione dei caduti ecc.). Questo argomento è inflazionato. Per quanto riguarda i padroni siamo o non siamo sotto un governo di centro sinistra ? […] Insomma io non so fare la critica, non sono giornalista ma mi meraviglio che una trasmissione che deve essere di carattere leggero sia giudicata dai giornalisti come se si trattasse di una conferenza o di un documentario serio e si disprezza il popolo che non capisce. Il popolo non è tanto cretino quanto voi giornalisti volete fare credere. È chiaro che voi stimate a priori i suddetti comici e non volete ammettere che hanno fatto fiasco.
Non volete ammettere che un Bramieri vale cento Fo. Ma Bramieri è troppo umile, non vuole educare il popolo, non ha messaggi da lanciare, si accontenta di farci ridere, caro il mio Bramieri. […] Lei ha detto che la trasmissione di ‘Canzonissima’ di quest’anno è diversa da quella dell’anno scorso, è un’altra cosa. Si si un’altra cosa ma peggiore. Si, lo ammetta, anche se amico di Dario Fo. Elogiandolo non gli ha fatto certo un favore perché continuerà a fare peggio. Su, se gli volete bene diteglielo chiaramente di non fare tanto il presuntuoso lui e sua moglie. È o non è per il popolo? E allora se è per il popolo , questo Fo, che faccia qualche cosa per scuoterlo ma facendolo ridere.
.Amalia P. (reggio calabria)
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[…] Fiducia e non panegirico avevo dato a Dario Fo e Franca Rame avanti di assistere alla prima puntata di ‘Canzonissima’ ma subito dopo – […] – avevo rapidamente ritirato la cambiale in bianco sostituendola con un assegno di scarso ammontare. Come sia potuto succedere che lo stravagante, lo spiritoso, l’anticonformista Fo si sia lasciato trascinare su un terreno così infido è rimasto un mistero anche per me. Spero che non se l’abbia a male ma mi fa la figura di quegli inglesi, Winston Churcill compreso, che dopo aver per tanti anni osannato al fascismo e averne reso possibili i pericolosi successi, dopo la sconfitta si misero in cattedra per spezzare agli italiani il pane della democrazia. Il populismo di Fo è rimasto al tempo di De Amicis, alle gelide caverne ed a quei versi del vecchio repertorio umanitario dove la retorica e il cattivo gusto s’affermano senza speranza di redenzione: […]
Insomma i telespettatori hanno ragione di annoiarsi e di preferirgli le macchiette di Bramieri e di Pisu i quali non volevano insegnare niente a nessuno ma solamente divertire.

Filippo raffaelli (18-24 novembre)

DARIO FO - LE CANZONI DI FO vol. 2 (1962) ep

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AVVERTENZA NON IMPORTANTE
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Ben consci del fatto che la "lingua milanese non viene ANCORA insegnata nelle scuole, ci siamo fatti premura di stampare la traduzione in italiano della canzone "Ma mi".
Non abbiamo fatto altrettanto per "la luna è una lampadina" dato che in questo caso per la prima volta, forse, nella storia della canzone, Dario Fo, ha tentato una "traduzione simultanea", come è oggi di moda nei congressi internazionali.
Per quanto riguarda "Il mio ligera" Franca Rame l'ha benevolmente cantato in Italiano.
"Il pianto dei piantatori di piante", invece, è in versione originale perchè come è noto, il linguaggio usato nei blues non è facilmente e felicemente traducibile. Va qui notato come il Fo interpreti il brano con eccezionale aderenza sia alla lettera che allo spirito del testo e con una pronuncia assolutamente perfetta, tanto da far pensare che la sua famiglia affondi le radici nella terra solcata dal Mississippi.
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note di chiarimento del disco
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lato a)
  1. Dario Fo - La luna è una lampadina (fo-carpi)
  2. Dario Fo - Pianto dei piantatori di piante (fo-cichellero)
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lato b)
  1. Franca Rame - Il mio ligera (fo-chiosso-carpi)
  2. Dario Fo - Ma mi (anonimo-carpi)
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cover (RICORDI - ERL 189)
http://www.mediafire.com/?na6yk6fa16vkr8j
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RICORDI - ERL 189
http://www.mediafire.com/?7o9zla118ucwxma
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(1962) rivista - SETTIMANA RADIO TV (lettere al direttore)

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I MATTATORI DELLA PAROLA
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La coppia dei mattatori di Canzonissima ha tutte le caratteristiche dei partecipanti in lizza per battere il record dell’ora… della parola. […] Chi li capisce è bravo. È tutto un rotolamento di suoni e peccato perché qualche battuta è buona. Ed i signori registi non si preoccupano troppo delle esigenze dell’udito. C’è oggi l’andazzo, per un gran numero di attori e attrici – […] – che recitano a razzo, che abburattano le sillabe, mentre l’attore per eccellenza deve possedere il cosiddetto “nitore del dire”
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Matteo G. (milano)
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.Se non avessi conosciuto il Dario Fo del teatro, da quello delle macchiette […] a quello degli spavaldi e provocanti spettacoli che furono “il dito nell’occhio” e “I sani da legare” e dovessi giudicarlo da quel poco (e confuso) che se ne vede in ‘Canzonissima’, l’impressione sarebbe deludente e non solo per l’abburattamento delle sillabe che lo costringe, sia pure per burla, a farsi “didascalizzare”. Quella che era la virtù unica e inimitabile del mimo Fo, cioè la progressione dialogica così nuova e vitale da giungere a creare atmosfere incantate, emozionando il pubblico con l’aiuto della sola fantasia, negli sketches di ‘Canzonissima’ diviene formuletta tenue come bava di un bruco e si frantuma nell’urto con le necessità massicce d’impostazione del programma che, a dispetto dei voli pindarici che vi si intessono su, si riduce alla presentazione di canzoni belle ma disparate come soggetto, come contenuto, come cronologia. Per cui, mancando persino la possibilità di procedere attraverso un filo conduttore come si faceva nei ‘musicals’ o nelle operette, ‘Canzonissima’ non ha mai la possibilità di creare un’atmosfera qualsiasi, anche di labile impegno: i suoi pretesti si rivelano quanto mai improbabili. Fra l’altro questa volta non è possibile neanche imprecare contro la censura e il conformismo dei dirigenti. Tutti hanno fatto quel che hanno voluto. Si vede che c’era poco da fare. Per consolarmi delle carenze di ‘Canzonissima’ vado a rileggermi allora il teatro comico di Dario Fo, un compendio di spunti spiritosissimi. In una ‘pochade’ a chiave raddoppiata che s’intitola “Non tutti i ladri vengono per nuocere” c’è una battuta, a proposito di un certo equivoco coniugale, che è di un Fo molto più felice di quello che si dibatte davanti ai teleschermi. Nella casa visitata dal ladro (Fo) un signore si trova in compagnia dell’amante. Arriva la moglie ed egli è costretto a presentare il ladro come un suo amico e l’amante come la di lui moglie. Sopravviene tuttavia la vera moglie del ladro e l’adultero deve fabbricare lì per lì una storia di divorzio… “Appunto… si è divorziato… si è risposato… ma poi lo Stato, impugnando il diritto canonico, non ha ritenuto valido il divorzio pur avendo in un primo tempo, impugnando il diritto civile, ritenuto valido il secondo matrimonio… così… così che il poverino si trova ad essere nello stesso tempo bigamo, concubino pubblico peccatore e cattolico osservante…”
.Filippo Raffaelli (4-10 novembre)
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domenica 29 agosto 2010

(1962) rivista - DOMENICA DEL CORRIERE (4 novembre)

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Non è che noi nella nostra vita privata siamo tali e quali come nelle scenette che interpretiamo in 'Canzonissima'. In casa non siamo caotici e non viviamo in un clima di irrealtà: siamo una coppia di sposi che, dalla vita, cerca di assimilare le sue parti più belle e meno dolorose. [...] Va bene che il telefono trilla continuamente che a volte impazzisco per il lavoro in televisione, le prove delle scene e dei vestiti, e per il rimanente lavoro a casa (che Dario non sbriga, dovesse cascare il mondo), che la voce mi si rinsecchisce per il troppo parlare, che sfoggio quasi a vita due "meravigliose" occhiaie blu e mi trascino dappertutto un'emicrania quasi stabile, ma sono una donna e una moglie felice. Un pò di sollievo e di aiuto Dario potrebbe darmelo, ma io mi rendo conto (è da quando eravamo fidanzati che me ne rendo conto) che è inutile pretenderlo da un tipo svagato, irreale e lunare com'è lui. Eppure, se io non fossi stata vicina per otto anni allo svagato, irreale e lunare che è mio marito, probabilmente non sarei mai diventata Franca Rame. Forse girerei ancor oggi sul carrozzone varopinto che apparteneva ai miei genitori e reciterei in spettacoli di provincia. A Dario devo tutto; sono un astro che brilla di luce riflessa. Questa luce è mio marito. Svincolarmi dal suo nome almeno sulla scena, voler essere soltanto Franca Rame, sola e unica, sarebbe una pretesa assurda, un grosso errore. Insieme sappiamo creare grandi cose, sappiamo brillare; non so se, oltretutto, sarebbe "conveniente" dividerci.
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Franca Rame
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L' oroscopo di Dario Fo
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nato sotto il segno dell'Ariete, rivela due tendenze fortissime che spesso riescono a coincidere, ad allearsi, e producono i risultati migliori nelle sue fantasie di autore-attore; altre volte invece non riescono ad organizzarsi, e allora vengono fuori le cose a metà.
C'è in lui una sensibilità acutissima, uno spirito leggero, un'aspirazione a cose elevate, un bisogno di pace, di armonia, di serenità. Tutto questo può metterlo a volte in condizione di inferiorità rispetto a chi agisce con egoismo e durezza, esporlo a tentativi di sfruttare la sua generosità e le sue capacità. Nello stesso tempo però possiede anche una forza combattiva e realizzatrice, uno spirito di novità, di avventura, che possono spingerlo a imprese e tentativi audaci, e che possono aiutarlo a rimontare le situazioni difficili, se qualcuno appunto cerca di approfittare di lui.
Altre caratteristiche sono: una capacità costante di autocontrollo, sotto l'apparenza svagata, che si traduce anche in capacità realizzatrice. La sua fantasia è vivissima, accesa e sostiene senza sforzo la sua attività artistica. C'è infine una tendenza a chiudersi in se stesso, anche se appare di solito apertissimo e cordiale con tutti: in realtà è geloso di un suo mondo intimo, segreto.
Per il futuro, le possibilità di successo sembrano accentuarsi. La sua carriera è in ascesa indipendentemente dai singoli episodi. Non sempre riuscirà a sfruttare le buoni occasionei, ma la fortuna gliene porterà altre.
La vita familiare e sentimentale proseguirà equilibrata e serena.
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Johaquim
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DARIO FO - LE CANZONI DI FO (1962) ep

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Abbiamo cantato alla "Piora", così, come mangiamo.
Si obietterà che mangiamo male, che ci verrà l'ulcera.
State tranquilli, abbiamo uno stomaco... !
..... e adesso vediamo se ce l'avete voi lo stomaco di digerirvi queste canzoni!
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Dario Fo - Franca Rame
dal back cover del disco
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lato a)
  1. Dario Fo - Ma che aspettate a batterci le mani (carpi-fo)
    da "Comica finale"
  2. Dario Fo - Fammi ancora un livido sul femore (carpi-fo)
    da "I tre bravi"
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lato b)
  1. Franca Rame - Seppelliamoci (carpi-fo)
    da "Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri"
  2. Dario Fo - Coro degli spazzini (carpi-fo)
    da "L'uomo nudo e l'uomo in frak"
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cover (RICORDI - ERL 184)
http://www.mediafire.com/?a3aqw9dpydko9re
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RICORDI - ERL 184
http://www.mediafire.com/?tybz13kypmy6k9t
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(1962) - CANZONISSIMA (12 ottobre) – spettacolo musicale abbinato alla Lotteria di Capodanno – presentano Dario Fo e Franca Rame

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CANZONISSIMA
CHE PASSIONE!
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Prendete quarantotto fra le canzoni più popolari degli ultimi cinque anni, aggiungete due pizzichi di ‘paprika’ (Dario Fo e Franca Rame), fate scrivere il copione da tre acrobati dell’umorismo (Fo, Chiosso e Molinari), condite il tutto con un’orchestra ricca di possibilità (quella di Gigi Cichellero), mettete ogni cosa in un grosso cappello a cilindro, agitate con una bacchetta magica e sfornerete sul tavolo una spumeggiante edizione di Canzonissima. […]
Per quanto riguarda lo spettacolo, Fo e sua moglie Franca Rame cercheranno di legare le varie canzoni con ‘gags’, ‘sketches’, siparietti veloci, brevi, pungenti, briosi, spiritosi, nello stile ormai consueto, mordace ma accessibile a tutti. […]
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estratto da "Settimana Radio TV" – (7-13 ottobre)