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venerdì 2 aprile 2010

(1963) 28 aprile - IV Legislatura repubblicana 1963-1968

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Le elezioni per la IV Legislatura repubblicana si svolgono dopo che l’asse politico del governo, con l’astensione socialista e i primi accordi per la formazione di governo di centro-sinistra, si è spostato verso sinistra. I risultati delle elezioni indicano invece che, a fronte di una partecipazione in lieve flesione (-0,9 punti percentuali), l’elettorato si è spostato a destra. Perde infatti consensi la Dc (-4,1 punti a livello nazionale), calo che deriva da una flessione generalizzata su tutto il territorio, che tocca la punta massima in Liguria, dove il partito registra -7,6 punti, e la punta minima in Puglia, dove perde 0,9 punti. Anche il Psi subisce una lieve flessione con -0,4 punti a livello nazionale. Sono invece in netta crescita i liberali, che vedono premiata, con una crescita di 3,5 punti percentuali che ne raddoppia il consenso, la loro linea di rigida opposizione all’apertura a sinistra della Dc. Aumentano, sia pur lievemente, anche i missini che, dopo la flessione del ’58, riprendono a crescere, guadagnando 0,3 punti. Stabili i repubblicani e in lieve crescita i socialdemocratici.


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estratto da "1861-2008 Atlante storico-elettorale d'Italia" di Piergiorgio Corbetta e Maria Serena Piretti - Zanichelli editore S.p.A., 2009

domenica 24 gennaio 2010

(1958) 25 maggio - III Legislatura repubblicana 1958-1963

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Dopo l'abrogazione della legge maggioritaria e la nuova approvazione di una legge elettorale che sceglie ancora una volta il criterio proporzionale per la traduzione dei voti in seggi, si arriva alle elezioni del '58. Stabile la partecipazione elettorale a livello nazionale, come stabile rimane il primato della partecipazione a tre regioni: Emilia Romagna, Toscana e Trentino-Alto Adige, che superano tutte la soglia del 96%. La distribuzione dei voti tra le tre forze politiche non cambia l'assetto della deputazione nazionale della III Legislatura rispetto alla precedente. La Dc si riconferma il partito di maggioranza relativa, con un miglioramento di 2,3 punti percentuali. Stabili i comunisti, in lieve acvanzamento (+1,5 punti) i socialisti. Il consenso dei tre partiti di maggioranza indica che l'elettorato è polarizzato tra centro (42% di consensi democristiani) e sinistra (37% di consensi socialisti e comunisti). Stabili i partiti minori laici, mentre in calo sono i risultati delle destre: il Msi perde 1 punto percentuale, mentre la divisione dei monarchici nelle due formazioni del Pmp e del Pnm non nasconde la perdita secca di 2 punti percentuali del loro consenso.


estratto da "1861-2008 Atlante storico-elettorale d'Italia" di Piergiorgio Corbetta e Maria Serena Piretti - Zanichelli editore S.p.A., 2009.

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giovedì 17 dicembre 2009

(1948) 18 aprile - I Legislatura repubblicana 1948-1953

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A quattro mesi dalla chiusura dei lavori dell'Assemblea costituente, giunta a termine sia la fase di collaborazione ciellenistica come pure la logica dei governi tripartiti, il corpo elettorale è chiamato a eleggere il primo Parlamento della repubblica. Il nuovo clima politico internazionale, che vede radicalizzarsi lo scontro tra blocco occidentale e blocco sovietico, diventa la cifra che caratterizza tutta la campagna elettorale. Il risultato è la polarizzazione dell'elettorato su due partiti: la DC, che con il suo 48,5% di consensi controlla la maggioranza assoluta dei seggi all'interno della Camera, e il Fronte democratico popolare per la Libertà, la pace, il lavoro, che riunisce sotto un'unica insegna i comunisti e i socialisti nenniani, che supera la soglia del 30%. La distribuzione delle forze politiche sul territorio conferma la contrapposizione di queste due appartenenze politiche: il blocco di maggiore radicamento socialista e comunista (Emilia-Romagna, Toscana e Umbria), dove il Fronte raggiunge percentuali di consenso comprese tra il 48 e il 51%, corrisponde all'area di minor radicamento della DC, uniche regioni dove le percentuali di consenso raggiunte dal partito di De Gasperi sono sotto la soglia del 40%.
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estratto da "1861-2008 Atlante storico-elettorale d'Italia" di Piergiorgio Corbetta e Maria Serena Piretti - Zanichelli editore S.p.A., 2009.
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sabato 21 novembre 2009

(1946) 2 giugno - Elezione Assemblea Costituente

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Lo stesso giorno in cui gli elettori sono chiamati a scegliere la futura forma istituzionale dello stato, sono anche chiamati a eleggere i membri dell'Assemblea costituente a cui è demandato il compito di scrivere la nuova Costituzione.
Il dato che emerge in modo chiaro dalle urne è che, al di là della fammentazione che il sistema proporzionale adottato per la composizione dell'Assemblea fotografa, tre sono i partiti che controllano il 75% del corpo elettorale: democristiani, socialisti e comunisti. Nessuna delle altre formazioni raggiunge il 10%. Da sottolineare due risultati: il Fronte dell'uomo qualunque, la formazione che ha nel suo statuto quell'antipartitismo che aveva caratterizzato a lungo il dibatito politico italiano tra Otto e Novecento e che si pone in una certa continuità con il regime fascista, supera la soglia dei 5 punti percentuali in termini di consenso e si colloca al quinto posto nella scala della legittimazione dei partiti. Viceversa il Partito d'azione, erede delle formazioni di Giustizia e Libertà, che erano sorte negli anni Trenta come manifestazione di quell'antifascismo che il regime aveva generato, non raccoglie, in termini di consenso, neppure 2 punti percentuali.
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estratto da "1861-2008 Atlante storico-elettorale d'Italia" di Piergiorgio Corbetta e Maria Serena Piretti - Zanichelli editore S.p.A., 2009
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venerdì 20 novembre 2009

(1946) 2 giugno - Refendum Popolare per la scelta Istituzionale

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Per la prima volta il corpo elettorale, chiamato a esprimersi sulla futura forma dello Stato italiano, vede la presenza anche delle donne. La partecipazione è alta in tutta la penisola: il Centro-Nord registra ovunque percentuali superiori al 90%, con eccezione della Liguria, che tocca solo l' 85%, a cui fa da contraltare la punta massima dell'Emilia Romagna, che supera il 92%; al Centro-Sud la punta minima la registra il Lazio con un 84,2%, mentre solo la Puglia syupera il 90%.
Il referendum rimanda per la prima volta l'immagine di un' Italia politica divisa nettamente in due parti: tutte le regioni del Centro-Nord sono a maggioranza repubblicane; tutte le regioni del Centro-Sud sono a maggioranza monarchiche. La fedeltà a casa Savoia tende a crescere man mano che ci si sposta dal Lazio verso le isole, l'area che meno di ogni altra aveva vissuto come tradimento la fuga del re da Roma a Brindisi, la lunga occupazione tedesca e la fase resistenziale.
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estratto da "1861-2008 Atlante storico-elettorale d'Italia" di Piergiorgio Corbetta e Maria Serena Piretti - Zanichelli editore S.p.A., 2009