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lunedì 15 agosto 2011

mercoledì 3 agosto 2011

(1963) La Legge Merlin 5 anni dopo


Sono passati cinque anni dal 20 settembre 1958, quando entrò in vigore la legge Merlin per l’abolizione delle case chiuse. Sembrò concludersi, in quei giorni, una battaglia durata oltre dieci anni, che aveva appassionato gli italiani e li aveva divisi in due fronti. Ma proprio in questi ultimi mesi, mentre sulle strade italiane si verificava la più numerosa invasione di prostitute che ci sia mai stata in passato, s’è avuta la sensazione che quella divisione sia ancora viva.
Le cifre ufficiali diffuse dai giornali parlano d’un notevole aumento delle malattie veneree. Tre mesi fa, presso il Centro di prevenzione e difesa sociale di Milano, quattordici medici, nove magistrati, undici avvocati, quindici studiosi di sociologia, di psicologia, di statistica, sono giunti a conclusioni che giustificano e aggravano questo stato d’allarme. Dal loro canto, quegli ambienti che avevano sempre osteggiato la legge Merlin perché distruggeva l’ideale borbonico della prostituzione di Stato con tutto il suo cerimoniale di sopraffazione e di crudeltà, sono stati pronti ad impossessarsi di questi dati, sottolineando i pericoli cui si trova oggi esposto il maschio italiano per colpa della democrazia.
Sul fronte opposto, i difensori più tenaci della legge Merlin criticano le cifre indicate dai medici, parlano di tendenziosità, di esagerazione, di collusione degli avversari con l’antica organizzazione del vizio che non accennerebbe a smobilitare. […]
Come s’esercita oggi la prostituzione in Italia? Quali sono i nuovi problemi che essa presenta? Come s’è evoluta la tecnica del mestiere? In che cosa la figura della prostituta del 1963 differisce da quella tradizionale, precedente all’abolizione delle case? Per rispondere a queste e ad altre domande abbiamo condotto un’inchiesta nelle maggiori città italiane. Abbiamo percorso le strade, siamo entrati nelle baracche degli immigrati, nei locali pubblici, negli uffici, nei negozi, nelle pensioni, nelle boutiques; abbiamo parlato con gente d’ogni mestiere e d’ogni condizione, avvicinato persone che apparentemente non avevano nulla in comune col nostro tema. Sapevamo che chiunque poteva esserci utile: nell’Italia di oggi tutti sono testimoni o partecipi d’un fenomeno che non ha più confini ben delimitati ma può trovare dovunque le sue occasioni e i suoi protagonisti.
[…]
“La forza rivoluzionaria della legge Merlin,” ha detto uno studioso di sociologia, “consiste nel fatto che essa è stata concepita per un paese diverso dal nostro, per un tipo di civiltà che non è ancora la nostra. Una civiltà formata da gente libera dal mito latino della maschilità e perciò molto più naturale e spontanea nei rapporti sessuali, che non sente il bisogno ipocrita di mostrarsi scandalizzata appena può e che, infine, è in grado di capire un fatto molto semplice: un certo numero di donne faranno sempre le prostitute finché ci sarà una domanda di prostituzione da parte degli uomini”.
Ci sembra che l’unica cosa da fare sia adoperarsi per colmare la distanza che esiste tra questo paese ideale sul quale è stata modellata la legge Merlin e quello in cui viviamo: cioè cercare di modernizzare prima le istituzioni e poi, possibilmente, le mentalità. Soltanto così si potrà evitare che ogni tanto venga qualcuno a ripeterci che il modo più efficace per risolvere tutti i problemi è quello di portare di nuovo le prostitute in camera di sicurezza.

Nello Ajello
(“L’Espresso" - ottobre-novembre, 1963)
 
 
-  lettera di Lina Merlin (15 settembre)
- Alle dieci di sera (13 ottobre)
- I guardiani del buoncostume (20 ottobre)
- I mezzadri dell'amore (27 ottobre)
- Venere al microscopio (3 novembre)
- Le redente in pensione (10 novembre)
 
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sabato 2 luglio 2011

(1963) Gli Urlatori Francesi

L'urlo dello sceriffo




Mascherati da cow-boys, da detectives, da astronauti,   
gli urlatori francesi hanno conquistato il mercato della canzone



Arrivano a bordo delle loro fuoriserie, trafelati, pallidi, magari dopo ore e ore di strada, da una città all'altra della Francia, se sono in "tournée", il piede premuto sull'acceleratore, avendo dormito in un ritaglio di tempo, entrando nei teatri alla testa dei loro complessi vocali e orchestrali, con tamburi, chitarre elettriche di nichel, madreperla e materia plastica, microfoni, amplificatori, sonorizzatori e altri arnesi di tutta un'officina elettronica complessa.
Salgono sul palcoscenico, cantano e si torcono come vermi perdendo un paio di chili per sera in gocce di sudore, ma più che cantare urlano a una platea di turbolenti che, se va bene, s'arrampicano in scena, s'avventano sull'urlatore e gli strappano la cravatta, le bretelle; se va male gli lanciano contro quel che trovano a portata di mano, a cominciare dai sedili delle poltrone, demoliscono la sua fuoriserie parcheggiata all'ingresso, feriscono lui e i suoi orchestrali, sfasciano l'impianto elettronico, oppure abusano di qualche spettatrice com'è accaduto nella terribile notte del 21 giugno 1963, quando 150.000 minorenni, accorsi in Place de la Nation per ascoltare e vedere gli idoli del "rock", del "twist" e del "madison", misero a sacco le vetrine del negozi attorno alla piazza, spaccarono i vetri delle automobili in parcheggio, sfondarono e rovinarono dei platani su cui erano saliti per vedere meglio: la vita degli urlatori, quella d'un Johnny Hallyday e di un Moustique di una Sheila o d'un Claude Francois, è una vita da cani.
[...]
Questi giovanissimi hanno creato uno stile e una filosofia qualunquistiche, un certo modo di vivere tra "copains", e questa mentalità ha i suoi bisogni da soddisfare. Gli asccoltatori di "rock" e di "twist" stanno diventando una speculazione. Essi formano oggi una massa di milioni di acquirenti con un potere d'acquisto non trascurabile, che pagano in contanti e non discutono il prezzo. Comprano non soltanto dischi, ma anche abiti d'un certo tipo, cosmetici d'un certo tipo e moltissime chitarre elettriche, 500 mila l'anno scorso.
[...]
Nei grandi magazzini di Parigi ci sono dei nuovi reparti di vendita riservati ai minorenni. È un mondo puerile, maniaco, feticista. In Francia si è cominciato a smerciare tutta una cianfrusaglia di oggetti e di indumenti a poco prezzo ma su scala vastissima. Si vendono saponette che hanno la forma della mano di Hallyday, cravatte nere a fiocco modello Hallyday, "blue jeans" uguali a quelli che lui porta, tempera matite con l'immagine dell'urlatore in smalto colorato e i suoi ritratti su quadratini di tela cerata da cucire sul di dietro dei pantaloni, oppure gonnellini scozzesi alla Sheila, camicie "salut les copains" con sassofono stampigliato sul petto, collanine e collari con medagliette in similoro con sopra incise la faccia di Francoise Hardy. È un mercato famelico e ingenuo, il mercato d'una generazione che ha rotto i ponti con quelle immediatamente precedenti.
La rivoluzione è stata totale e la lotta breve, inconsciamente crudele.
[...]

Giancarlo Marmori
("L'Espresso" - 1 dicembre 1963)

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domenica 1 maggio 2011

(1963) Le intoccabili di Milano



Ogni giorno scendono sotto le tettoie nere di fumo e di nebbia della stazione centrale (di Milano), delle ragazze smunte, dall'andatura incerta, come se non si reggessero bene sulle gambe, e lo sguardo un po' impaurito. Sono le ragazze madri degli anni sessanta, le sprovvedute vittime delle più violente correnti migratorie e della rapida scomparsa della civiltà agricola cui appartenevano. Le loro storie sono quasi sempre uguali: Anna C., di Santa Maria Capua Vetere scende dal treno di Zurigo. Dopo la prima settimana che era in Svizzera a fare la guardarobiera è rimasta senza casa. Non aveva i soldi per pagare l'albergo, le suore erano già piene, prima di riuscire a trovare un'altra casa sono passati più di venti giorni, durante i quali ha dormito dappertutto, quasi con chi voleva, purchè avesse un letto. Quando si è accorta di essere in cinta, le autorità svizzere l'hanno espulsa, e adesso scende a Milano, e assicura che al paese non tornerà mai più, Carmela E. invece viene da un paese vicino a Palermo: è rimasta incinta dopo che i suoi hanno venduto il podere e sono andati ad abitare in città, dove cercano di avviare un negozio di frutta. È venuta a Milano perchè teme le reazioni del padre, ha vergogna della sua condizione e non può affrontare la convivenza con la madre e i commenti dei vicini.
Sono paure e vergogne vecchie di secoli, frutto di antichi pregiudizi di un paese vecchissimo.
Le ragazze madri, emergono quotidianamente dalle funebri scalee assiro-babilonesi della stazione di Milano,[…] vengono perchè hanno fiducia nei grattacieli, in cui vedono un simbolo di ricchezza e di modernità, pensando confusamente che in un paese moderno e ricco la sorte che le aspetta deve essere differente da quella che la fantasia popolare tradizionalmente riservava loro (la segregazione sociale, il biasimo delle autorità, l'inevitabile abbandono del figlio). Ma una volta raggiunta Milano cominciano i primi disinganni.
[…]

Claudio Risé
(“L'Espresso” - 29 dicembre 1963)

sabato 30 aprile 2011

(1963) La Curia fa tacere le Madri nubili (inchiesta televisiva)



[...]
Giulio Morelli è un noto pedagogo che conosce a fondo il mondo e la psicologia dei ragazzi, non è un regista fisso della RAI-TV e non aveva altro scopo, con la sua inchiesta che gli è costata tre mesi di lavoro, che richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e denunciare la grave situazione degli illegittimi ignorata dalle autorità e ammessa dal Codice civile italiano.
[...]

Sergio Saviane
("L'Espresso" - 3 novembre 1963)

(1963) Lo Stato cerca genitori in affitto (una madre per 6.000 lire)




Nei paesi dell'appennino laziale l'estate finisce tristemente, con temporali che si succedono di continuo per quasi tre settimane, […] È in questa stagione che ogni anno, nei paesi del basso Lazio, cominciano ad arrivare i “bastardini”. Decine di bambini fra i sei mesi e i due anni, che dai brefotrofi di Roma vengono trasferiti in campagna per esser dati in custodia a famiglie di contadini. L'ufficiale sanitario se li carica in macchina e va in giro per i villaggi del circondario a far le consegne. Si ferma a un cascinale, alla casa di un bracciante, a quella d'un artigiano, e in ognuna deposita un piccolo ospite un po' stralunato. Così i bastardini più piccoli trovano provvisoriamente una famiglia. I più grandi, invece, quelli che hanno compiuto i sei anni, devono lasciarla per tornare negli istituti di Roma a frequentare la scuola elementare. […]
I bastardini, sono bambini illegittimi che gli istituti di pubblica assistenza affidano ogni tanto a famiglie private perchè provvedano ad allevarli per qualche tempo nelle loro case, in cambio di un modesto compenso in denaro. Il compenso è piccolo davvero, 6.000 lire al mese, poco più di 20 pacchetti di sigarette […]

Livio Zanetti
(“L'Espresso” - 13 ottobre 1963)

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sabato 23 aprile 2011

(1963) Addio nudi (Playboy proibito in Italia)



Lo scapolo libidinoso di casa nostra è ormai privato per sempre di un suo importante ferro del mestiere: alla rivista "Playboy" è stato infatti proibito l'accesso alle edicole italiane.   Addio dunque bei nudi emergenti dal mare, addio estrose conigliette con coda e berretto ma il petto di fuori o prosperose brunone vestite soltanto di calze e guanti.   Addio modelle celebrate perchè alla fine della schiena hanno due fossette gemelle, e che, belle dovunque, vengon fotografate a torso nudo nel bosco o se no in pantaloni ben stretti e camicia aperta fino alla vita con niente sotto.   Addio vignette umoristiche dove bambini fierissimi portano a spasso palloni a forma di donna nuda, e dove le ingenue pettorute stan sempre sulle ginocchia di managers apoplettici.   Addio per sempre anche a quella quantità di utili suggerimenti che si leggono fra le pubblicità: dove si comperano i portachiavi che son snodatissime donnine, qual'è il profumo più provocante da regalare, il campo di nudisti alla moda da visitare, quali la birra e la vodka capaci di stimolare senza infiaccare. [...]

Camilla Cederna
("L'Espresso" - 20 ottobre)

venerdì 22 aprile 2011

(1963) Preoccupazione e difficoltà dei genitori alla riapertura dell'anno scolastico




La scuola unica obbligatoria e gratuita (comprende cinque anni di elementari e tre di media) entra in vigore quest'anno.   Milioni di bambini di ogni ceto a quest'ora siedono nelle stesse aule, sugli stessi banchi, per seguire gli stessi corsi.   Fino a quattordici quindici anni di età, tutti gli italiani, a cominciare da quest'anno, avranno la stessa educazione.
Si tratta di una grande riforma, una di quelle che col tempo possono mutare il volto di una società.   Il problema adesso non è di sapere se essa sia ben fatta o no, se l'abolizione (non ancora totale del resto) del latino sia un fatto positivo o negativo.   La riforma esiste ed è operante.   Si tratta semmai di vedere come l'accolgono gli italiani, gli alunni e soprattutto i genitori degli alunni, ora che ne vedono gli effetti, e se il paese possiede le strutture adatte per metterla in pratica.

Manlio Cancogni
("L'Espresso" - 6 ottobre)


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lunedì 18 aprile 2011

(1963) rivista - MUSICA JAZZ (Un Referendum Fallito)




Non è possibile in Italia fare un referendum per scegliere i musicisti jazz più popolari. Sono queste le conclusioni alle quali è arrivata “Musica Jazz”, la rivista di Giancarlo Testoni e Arrigo Polillo, che aveva preso un’iniziativa in questo senso, sull’esempio di quanto fanno da molti anni i periodici jazzistici di tutto il mondo.
La ragione del fallimento del referendum italiano è molto semplice: le schede truccate o comunque irregolari inviate dai partecipanti. Nelle schede bisognava votare sia per i musicisti italiani, sia per quelli stranieri. Inoltre, bisognava rispondere ad alcune domande. Una di queste era: “Da quanto tempo leggete la nostra rivista?” Molti hanno risposto che la leggono da trent’anni o più, mentre “Musica Jazz” è uscita per la prima volta 19 anni fa. Si sono viste poi dozzine di schede riempite chiaramente dalla stessa mano, e altre che, mentre rivelavano predilezioni piuttosto bizzarre per determinati musicisti italiani magari poco noti, sembravano indicare uno scarso bagaglio di informazioni jazzistiche nella parte riguardante i musicisti stranieri i cui nomi erano orribilmente storpiati.
Qualcuno, insomma, ha cercato di procurarsi un quarto d’ora di celebrità votando per se stesso, o pregando gli amici di farlo. Il lato più curioso dell’operazione è dato dalle notevoli spese postali affrontate e dall’ingenuità di chi non ha pensato a quanto sarebbe stato facile scoprire la falsità di una scheda in cui, per esempio, la pianista Mary Lou Williams era indicata come un complesso vocale. Il risultato è stato questo: che la rivista milanese ha potuto prendere in considerazione soltanto quelle schede in cui erano espresse preferenze per i musicisti stranieri.

Dixie
(“L’Espresso” – 10 novembre 1963)

martedì 12 aprile 2011

6ª SAGRA DELLA CANZONE NOVA 1963 (mercoledi 6 novembre)


La Sagra della Canzone Nova, giunta quest'anno alla sesta edizione, è una delle molte iniziative che la Pro Civitate Christiana di Assisi realizza annualmente nel campo della cultura e dello spettacolo.
Don Giovanni Rossi, che è l'ideatore e l'animatore della manifestazione, ha voluto far posto, ad Assisi accanto ai dibattiti teologici e ai convegni sulla letteratura, sul cinema e sul teatro, anche alla canzone, un "genere" apparentemente "minore", ma in realtà importantissimo sul piano del costume, proprio per la larga diffusione che oggi hanno i prodotti della musica leggera. Non si tratta, però, di composizioni a tema edificante obbligato, ma di canzoni che tengano conto dei valori spirituali e rechino un piccolo messaggio di serenità a chi le ascolta.
Al concorso di quest'anno, sono state presentate ben 219 composizioni, fra le quali una giurìa ha scelto le 16, da eseguire all'Auditorium della Cittadella di Assisi [....]
 
("Radiocorriere TV" - 3 novembre)



[...] Dopo il festival della canzone napoletana, finito giustamente tra bordate di fischi e proteste del pubblico e criticato dalla stampa italiana per i brogli nelle schede, per le solite camorre cui sono indissolubilmente legate persone interessate, agenti, speculatori, grossi produttori di dischi e musica, la televisione ha inaugurato [...] un altro festival, la Sagra della canzone nova dalla cittadella cristiana di Assisi. [...]
In che consistono queste trasmissioni, è ormai noto.   Goffi presentatori o presentatrici che, col foglietto in mano, arrivano sul palcoscenico infiorato e illuminato a giorno, cieli e lune finti sullo sfondo, leggono la battuta, commentano la canzone tentando di fare dello spirito, fanno un inchino al cantante e si dileguano. [...] lo spettacolo non c'è, perchè non possono darlo quei pupazzi che si alternano davanti al microfono.
Il festival canoro è tutto così: da principio alla fine. Dovrebbero salvarlo le canzoni, i nuovi motivi, i cantanti con i loro gorgheggi, visto che non offre che primi piani di squallidi personaggi di un mondo che sembra popolato da sopravissuti.  [...] La trasmissione è  penosa, lenta.   Succedono sempre le stesse cose, si sentono gli stessi motivi, tutti uguali, in ogni festival: Napoli, Sanremo, Venezia, Viareggio.   Si distribuiscono premi, burlamacchi, microfoni, medaglie, noci e nespole d'oro, e tutto finisce lì.
È vero, in quello dei francescani c'è una sostanziale differenza che lo distingue da tutti gli altri, oltre che le canzoni che si ispirano alle madonne, a Dio, ai santi; sarebbe ingiusto non riconoscerglielo: lo sguardo dei cantanti è sempre rivolto al cielo e la parola amor è sempre rivolta ad un essere miracoloso, che può dare, unico, la vita, la grazia, la gioia di vivere, il sole. [...]
Per quanto ancora il pubblico televisivo italiano dovrà digerire queste manifestazioni?   A chi servono?   I concerti di jazz vengono trasmessi solo una volta al mese (da un pò di tempo, fortunatamente, la lirica e la musica classica hanno trovato un pò di posto nei programmi); [...]

Sergio Saviane
("L'Espresso" - 17 novembre 1963)

Lato a)
  1. Quartetto Caravel - Una lunga strada (calabrese-guarnieri)
  2. Fausto Cigliano - Andiamo sul mare (leucanto-santi latora)
  3. Tony Cucchiara - ... issima (da vinci-zauli)
  4. Aura D'angelo - Io prego (simoni-de mitri)
  5. Luciano Savoretti - Verso la vita (russo-harden)
  6. Cristina Amadei - Occhi bagnati di pianto (cambi-giuliani)
  7. Gianni La Commare - Tu, uomo (taylor-falvo)
  8. Armando Romeo - Nel cielo .... nel vento (il mio amore ritroverai) (romeo)


Lato b)
  1. Emilio Pericoli - Per te sola (bardotti-bindi)
  2. Fausto Cigliano - Piccole cose (danpa-borghi)
  3. Luciano Savoreti - Sulle cime degli alberi (martelli-esposito)
  4. Aura D'Angelo - Uno sguardo al cielo (italomario-oliviero)
  5. Gianni La Commare - Ballata del nordista (varnàvà)
  6. Nelly Fioramonti - Ieri, amore mio (conti-micucci)
  7. Cristina Amadei - Il mio viaggio (tuminelli)
  8. Quartetto Caravel - Il camoscio ferito (rastelli-concina)


cover (PCC - MLP 1003)
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PCC - MLP 1003
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