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sabato 23 febbraio 2013
martedì 12 aprile 2011
6ª SAGRA DELLA CANZONE NOVA 1963 (mercoledi 6 novembre)
La Sagra della Canzone Nova, giunta quest'anno alla sesta edizione, è una delle molte iniziative che la Pro Civitate Christiana di Assisi realizza annualmente nel campo della cultura e dello spettacolo.
Don Giovanni Rossi, che è l'ideatore e l'animatore della manifestazione, ha voluto far posto, ad Assisi accanto ai dibattiti teologici e ai convegni sulla letteratura, sul cinema e sul teatro, anche alla canzone, un "genere" apparentemente "minore", ma in realtà importantissimo sul piano del costume, proprio per la larga diffusione che oggi hanno i prodotti della musica leggera. Non si tratta, però, di composizioni a tema edificante obbligato, ma di canzoni che tengano conto dei valori spirituali e rechino un piccolo messaggio di serenità a chi le ascolta.
Al concorso di quest'anno, sono state presentate ben 219 composizioni, fra le quali una giurìa ha scelto le 16, da eseguire all'Auditorium della Cittadella di Assisi [....]
("Radiocorriere TV" - 3 novembre)
[...] Dopo il festival della canzone napoletana, finito giustamente tra bordate di fischi e proteste del pubblico e criticato dalla stampa italiana per i brogli nelle schede, per le solite camorre cui sono indissolubilmente legate persone interessate, agenti, speculatori, grossi produttori di dischi e musica, la televisione ha inaugurato [...] un altro festival, la Sagra della canzone nova dalla cittadella cristiana di Assisi. [...]
In che consistono queste trasmissioni, è ormai noto. Goffi presentatori o presentatrici che, col foglietto in mano, arrivano sul palcoscenico infiorato e illuminato a giorno, cieli e lune finti sullo sfondo, leggono la battuta, commentano la canzone tentando di fare dello spirito, fanno un inchino al cantante e si dileguano. [...] lo spettacolo non c'è, perchè non possono darlo quei pupazzi che si alternano davanti al microfono.
Il festival canoro è tutto così: da principio alla fine. Dovrebbero salvarlo le canzoni, i nuovi motivi, i cantanti con i loro gorgheggi, visto che non offre che primi piani di squallidi personaggi di un mondo che sembra popolato da sopravissuti. [...] La trasmissione è penosa, lenta. Succedono sempre le stesse cose, si sentono gli stessi motivi, tutti uguali, in ogni festival: Napoli, Sanremo, Venezia, Viareggio. Si distribuiscono premi, burlamacchi, microfoni, medaglie, noci e nespole d'oro, e tutto finisce lì.
È vero, in quello dei francescani c'è una sostanziale differenza che lo distingue da tutti gli altri, oltre che le canzoni che si ispirano alle madonne, a Dio, ai santi; sarebbe ingiusto non riconoscerglielo: lo sguardo dei cantanti è sempre rivolto al cielo e la parola amor è sempre rivolta ad un essere miracoloso, che può dare, unico, la vita, la grazia, la gioia di vivere, il sole. [...]
Per quanto ancora il pubblico televisivo italiano dovrà digerire queste manifestazioni? A chi servono? I concerti di jazz vengono trasmessi solo una volta al mese (da un pò di tempo, fortunatamente, la lirica e la musica classica hanno trovato un pò di posto nei programmi); [...]
Sergio Saviane
("L'Espresso" - 17 novembre 1963)
Lato a)
- Quartetto Caravel - Una lunga strada (calabrese-guarnieri)
- Fausto Cigliano - Andiamo sul mare (leucanto-santi latora)
- Tony Cucchiara - ... issima (da vinci-zauli)
- Aura D'angelo - Io prego (simoni-de mitri)
- Luciano Savoretti - Verso la vita (russo-harden)
- Cristina Amadei - Occhi bagnati di pianto (cambi-giuliani)
- Gianni La Commare - Tu, uomo (taylor-falvo)
- Armando Romeo - Nel cielo .... nel vento (il mio amore ritroverai) (romeo)
Lato b)
- Emilio Pericoli - Per te sola (bardotti-bindi)
- Fausto Cigliano - Piccole cose (danpa-borghi)
- Luciano Savoreti - Sulle cime degli alberi (martelli-esposito)
- Aura D'Angelo - Uno sguardo al cielo (italomario-oliviero)
- Gianni La Commare - Ballata del nordista (varnàvà)
- Nelly Fioramonti - Ieri, amore mio (conti-micucci)
- Cristina Amadei - Il mio viaggio (tuminelli)
- Quartetto Caravel - Il camoscio ferito (rastelli-concina)
cover (PCC - MLP 1003)
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PCC - MLP 1003
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mercoledì 17 novembre 2010
(1963) - SANREMO 13ª edizione (7-9 febbraio)
Sembrava un festival senza emozioni. Invece, sul traguardo finale, tutti i pronostici sono stati sconvolti: Villa e Milva, i favoriti della vigilia, hanno dovuto accontentarsi del secondo e del quinto posto.
Con un colpo di mano i "giovani colonnelli" della canzone s'impossessavano del Festival di Sanremo alla mezzanotte di sabato 9 febbraio. Guidava la congiura Tony Renis che, insieme a Pericoli, aveva presentato la fresca e criticata 'Uno per tutti'. Gli altri erano uno scatenato Donaggio che con la Mazzetti aveva lanciato il suo contagioso grido di gioventù, Dorelli e la De Angelis, interpreti della canzone più delicata del Festival, 'Non costa niente'. Solo Villa teneva testa all'attacco massiccio delle nuove leve ( e di coloro che ad esse si erano associati), resistendo eroicamente al secondo posto. Un secondo posto, che, date le circostanze, era più guadagnato di una vittoria. [...]
Maso Biggero
- La Casa Bianca della canzone (Sanremo sta vivendo la "grande vigilia").
intorno al casinò municipale, uno degli edifici più fotografati d'Italia, l'atmosfera comincia a diventare elettrica. Incontri e scontri nel "corridoio dei passi perduti" (Piero Novelli) (13 gennaio) - La complicata scelta dei cantanti
la ricerca dei cantanti è un'operazione che fa sudare agli organizzatori le proverbiali sette camicie e che ha la prerogativa di ritrovarsi spesso in alto mare allo stesso momento in cui la navicella sembra approdata sicuramente in porto (Vito Neri) (20 gennaio) - I volti nuovi del Festival:Carmen Villani, Eugenia Foligatti, Gianni La Commare, Ennio Sangiusto
(Sandro Delli Ponti, Vito Neri) (20 gennaio) - La "Divina Commedia" del Festival (Sanremo: Inferno, Purgatorio, Paradiso)
Sanremo per un cantante può rappresentare tanto la consacrazione definitiva di un successo, quanto il fallimento di ogni ambizione, la fine dei sogni di gloria (Rodolfo D'Intino) (27 gennaio) - È iniziato a Sanremo il conto alla rovesciastabilita la suddivisione delle canzoni fra le due serate eliminatorie. Aura D'Angelo sostiuisce Carmen Villani (Anna Corradini-Rodolfo D'Intino) (3 febbraio)
- Signori cantanti, tutta la verità! (3 febbraio)
- Le vestali di Mikevi presentiamo le quattro vallette che faranno corona a Mike Bongiorno (Ernesto Baldo) (3 febbraio)
- Osservatorio (Sanremo) (10 febbraio)
- Il Festival senza Luttazziil maestro Lelio Luttazzi è stato protagonista insime a Franco Cerri di un drammatico incidente d'auto (Rodolfo D'Intino) (10 febbraio)
- Le 20 canzoni (10 febbraio)
- La scena del Salone del Festival (10 febbraio)
- Tony Renis tenta il bisdopo il trionfo di "Canzonissima" spera di ripetere lo stesso successo di pubblico (10 febbraio)
- Osservatorio (il bilancio del festival) (17 febbraio)
- La sorpresa dell'ultima ora
per Claudio Villa niente "Sanremo mon amour" (Maso Biggero) (17 febbraio) - Le 20 canzoni giudicate dal nostro esperto
(Rodolfo D'Intino) (17 febbraio) - Il Festival confidenziale(Rodolfo D'Intino, Ernesto Baldo, Piero Novelli) (17 febbraio)
- Le tolette e gli amoriil festival fra la sarta e cupido (Gioietta Ruffo) (17 febbraio)
- Il nodo alla gola di Lelio Luttazziil maestro si è commosso nell'ascoltare le canzoni che avrebbe dovuto dirigere (Manlio Fantini) (17 febbraio)
- Tony Renis si difende: "non sono un ladro di note""plagio? ma che volete che ne sappia dello "sci-sci". io sono nato nel 1937, quella canzone mi dicono è del 1948" (Oreste Gregorio e Ernesto Baldo) (24 febbraio)
- Qui Sanremo 33ª edizionecronaca immaginaria del festival della canzone fra vent'anni (Piero Novelli jr.)
(3 marzo)
a look at commenti
(1963) TV SORRISI E CANZONI (febbraio)
Mike Bongiorno festeggerà a Sanremo il decimo anniversario del suo arrivo in Italia: il "principe dei telequiz" sbarcò infatti nel nostro paese esattamente nel febbraio del '53. Bongiorno presenta per la prima volta la massima assise musicale d'Europa. Insieme con Mike vedremo sul palcoscenico del Salone delle Feste quattro graziose ragazze, ognuna delle quali vanta un passato di "valletta" con Mike: Maria Giovannini (valletta nelle prime puntate di "Lascia o raddoppia". Edy Campagnoli in Buffon (la moglie del prestigioso portiere dell'Inter fu valletta nelle puntate successive della stessa trasmissione). Rossana Armani (ha affiancato Mike nella serie radiofonica "Telefono bianco") e Giuliana Copreni (segretaria di Mike in "Caccia al numero").
Tony Renis in un atteggiamento da "urlatore spinto". Il cantante spera di conoscere a Sanremo lo stesso successo riscosso lo scorso anno con "Quando, quando, quando". Questo brano, oltre ad aver vinto l'ultima edizione di "Canzonissima" è stato venduto in 16 nazioni /tra gli altri, hanno inciso il disco Pat Boone, Eddie Calvert, Marcel Amont, Elmut Zacharias, Connie Francis e Caterina Valente). Renis, che si chiama in realtà Elio Cesari ed è nato a Milano 25 anni fa, esordì nel '54, ma dovette attendere parecchi anni prima di affermarsi. Dopo Sanremo, lo attende una lunga tournée nelle principali capitali europee.
Numerosi cantanti, durante il Festival della canzone, hanno fatto una capatina nelle sale da giuoco, affrontando le emozioni del tappeto verde. Nella foto sono riconoscibili, da sinistra, Johnny Dorelli, Wilma De Angelis, Pino Donaggio, Aura D'Angelo. Alle spalle di quest'ultima, in maglione colorato, il giovanissimo urlatore Gianni Morandi, presente a Sanremo in qualità di ospite. (I croupiers non gli hanno tuttavia permesso di effettuare alcuna puntata, poichè il regolamento vieta il giuoco ai minorenni). Il Casinò di Sanremo incassa circa tre miliardi all'anno; l'ottanta per cento è versato al Comune e alllo Stato.
L'attrice Valeria Fabrizi e Nando Pucci in uno spettacolare passo di "limbo", la nuova danza di importazione brasiliana che assomiglia molto ad un esercizio ginnico (i ballerini debbono infatti passare, a ritmo di musica, sotto un'asticella di legno). Nando Pucci fa in questo momento parlare di sè per il suo presunto flirt con la ex Miss Italia Anna Ranalli. Quest'anno si sta verificando uno strano fenomeno: la moltiplicazione delle danze, che nascono con maggiore rapidità dei funghi.
martedì 24 agosto 2010
EMILIO PERICOLI - AMORI DEI NOSTRI ANNI RUGGENTI (1962)
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Lato a)
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Lato b)
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cover (RICORDI MRL 6021)
http://www.mediafire.com/?4755zo4ka18za2w
.RICORDI MRL 6021
http://www.mediafire.com/?fubi9gg7xxeixux
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I nostri "anni ruggenti", [...] non sono tanto gli anni '20, come in America, quanto gli anni '30. Allora, come negli Stati Uniti prima della "grande crisi", un apparente benessere induceva molta parte dei giovani, ed anche dei non più giovani, ad una allegra spensieratezza. Nell'Italia delle "Balilla" (e dei "Balilla"), delle "gite popolari" ( e delle adunate a Piazza Venezia), non si avvertiva o non si voleva avvertire l'accumularsi di nubi sempre più dense all'orizzonte, non ci si rendeva o non ci si voleva rendere conto del dramma che si andava preparando e che avrebbe ben presto travolto non solo l'Italia ma il mondo intero.
Si preferiva cantare. Le canzoni dei nostri anni '30 sono per lo più allegre. Banditi gli amori infelici, disperati che avevano costituito l'argomento preferito dei lacrimogeni motivi del ventennio precedente. È tutt'al più ammessa una romantica malinconia, sostanzialemente rosea e ottimista. Perfino quando piove c'è il sole!
È indubitabile, comunque, che i nostri "anni ruggenti" abbiano dato vita a numerose belle canzoni, che ancora si ricantano e si riascoltano con piacere. [...]
Emilio Pericoli affronta le canzoni degli anni '30 da par suo. Le modernizza, ma non troppo; si rifà ai modelli dell'epoca, ma con gusto; ironizza, ma con misura. Lo coadiuvano brillantemente le orchestrazioni del Mo. Iller Pattacini, che a volte [...] ridonano freschezza attingendo a fonti nuovissime ("Fiorin fiorello", ad esempio, è divenuto un divertente twist, mentre "Un'ora sola ti vorrei", che è forse il miglior pezzo della raccolta, si muove a ritmo di tango-cha cha cha).
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dal back cover del disco
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Lato a)
- Quando piove con il sole (di stefano-turchi)
- Fiorin fiorello (mascheroni-mandes)
- Un'ora sola ti vorrei (marchetti-bertini)
- Tu, musica divina (d'anzi-bracchi)
- Parlami d'amore Mariù (bixio-neri)
- Silenzioso slow (d'anzi-bracchi)
- Il valzer dell'organino (bixio-cherubini)
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Lato b)
- Bambola rosa (redi-nisa)
- Ultime foglie (bertini)
- Quel motivetto che mi piace tanto (caslar-galdieri)
- Bambina innamorata (d'anzi-bracchi)
- Maramao perchè sei morto (consiglio-panzeri)
- La canzone dell'amore (bixio-cherubini)
- Non dimenticar (le mie parole) (d'anzi-bracchi)
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cover (RICORDI MRL 6021)
http://www.mediafire.com/?4755zo4ka18za2w
.RICORDI MRL 6021
http://www.mediafire.com/?fubi9gg7xxeixux
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mercoledì 26 maggio 2010
domenica 18 aprile 2010
(1958 - 1959) NANNI RICORDI - L'uomo che Inventò i Cantautori
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“Ciao, sono Nanni Ricordi. Piacere. Sei di Genova anche tu? Anche mia mamma: per l’esattezza è di Santa Margherita”.
Visto che lui è il Grande Capo e mi dà del tu, cominciamo bene. Quel “tu” alla quacchera, di primo acchitto… chi è, Giusti?... Va beh: chi se ne frega… Le labbra di Nanni si tendono a formare una specie di doppia linea, prima che diventi un sorriso: “Qui siamo un gruppo di lavoro che inizia – continua – e mi piacciono molto le cose che stai facendo con Bindi e gli altri”.
È il 1958, e gli “altri” sono Gianfranco Riverberi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi…. E ci vuole coraggio e grinta per dire: “Mi piacciono questi autori” e inventar loro un ruolo di cantanti, oltre che di autori. Nanni ce l’ha. E tutto il gruppo dei “genovesi” gli è debitore, più Gaber, Jannacci, Endrigo:… “No Nanni, no cantautori”! […]
Giorgio Calabrese
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Visto che lui è il Grande Capo e mi dà del tu, cominciamo bene. Quel “tu” alla quacchera, di primo acchitto… chi è, Giusti?... Va beh: chi se ne frega… Le labbra di Nanni si tendono a formare una specie di doppia linea, prima che diventi un sorriso: “Qui siamo un gruppo di lavoro che inizia – continua – e mi piacciono molto le cose che stai facendo con Bindi e gli altri”.
È il 1958, e gli “altri” sono Gianfranco Riverberi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi…. E ci vuole coraggio e grinta per dire: “Mi piacciono questi autori” e inventar loro un ruolo di cantanti, oltre che di autori. Nanni ce l’ha. E tutto il gruppo dei “genovesi” gli è debitore, più Gaber, Jannacci, Endrigo:… “No Nanni, no cantautori”! […]
Giorgio Calabrese
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Ritornato dall’America con la moglie Marisa, nel 1957 apparve ovvio il suo ingresso nell’azienda di famiglia, della quale lui e la sorella Madina possedevano il dieci per cento delle azioni. E qui si vide la lungimiranza di Nanni e la sua determinazione. La musica lirica e classica italiana erano da anni in piena crisi commerciale: grandi investimenti e scarsi risultati economici. Così Nanni disse al consiglio di amministrazione: o costituite un dipartimento dedicato alla produzione di dischi di musica leggera o non se ne fa niente.
A quel tempo io ero in Ricordi già da cinque anni, come responsabile delle edizioni cartacee di musica classica […] Avevo trent’anni e Nanni ventisei. Mi disse: “mi hanno dato via libera, facciamo i dischi: vieni con me come vice direttore. E per prima cosa diamoci del tu”, che allora non si usava.
Dissi “okey”, e incominciammo l’avventura.
Franco Crepax
A quel tempo io ero in Ricordi già da cinque anni, come responsabile delle edizioni cartacee di musica classica […] Avevo trent’anni e Nanni ventisei. Mi disse: “mi hanno dato via libera, facciamo i dischi: vieni con me come vice direttore. E per prima cosa diamoci del tu”, che allora non si usava.
Dissi “okey”, e incominciammo l’avventura.
Franco Crepax
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Seguivo con attenzione il lavoro di Nanni, dalle prime produzioni di Gaber , alle “canzoni della malavita” della Vanoni, fino all’esordio nel 1959, di artisti come Bindi, Paoli, Tenco, Jannacci (nel gruppo dei “Cavalieri”), cui in seguito si aggiunse Endrigo, e il rilancio di parecchi altri nomi legati a modelli più tradizionali, come il “Quartetto Cetra”, Nuccia Bongiovanni (voce fissa al Musichiere in TV), Emilio Pericoli (che nel ’61 avrebbe sbancato le charts USA con Al di là), ecc.
In un mercato così ricco di fermenti e di emissioni d’ogni genere come era quello italiano dell’epoca, l’impresa di sviluppare una nuova azienda non era certo semplice, anche se una mano preziosa veniva offerta dall’appoggio delle edizioni collegate (Arrivederci di Bindi conquistò i primi posti in classifica nella versione di Marino Barreto jr. e permise all’autore di farsi conoscere a una più ampia cerchia di pubblico). Furono necessari molti mesi prima che il marchio “Dischi Ricordi” s’imponesse come una delle più solide realtà nell’industria musicale in Italia. Decisiva fu, nel 1960, la partecipazione a Sanremo (come autore) di Umberto Bindi con È vero, interpretata da Mina. Il brano ebbe un eccellente riscontro di vendite anche nella versione di Bindi “un autore e cantante che ha portato un fresco alito di vita alla canzone italiana” scrissi recensendo il disco nella rubrica che su “Musica e Dischi” aveva sostituito quella di Zivelli, e di cui avevo assunto il coordinamento.
E subito dopo, Bindi esplose definitivamente anche come interprete. Il nostro concerto raggiunse il primo posto fra i dischi 45 giri più venduti in Italia nel 1960. Nell’arco di soli due anni il lavoro di Nanni Ricordi, aveva raggiunto i suoi obiettivi, e l’azienda figurava ormai a pieno titolo fra le più importanti case fonografiche sul mercato. Un risultato che lasciò sorpresi tutti gli operatori del settore (me compreso).
Mario De Luigi
In un mercato così ricco di fermenti e di emissioni d’ogni genere come era quello italiano dell’epoca, l’impresa di sviluppare una nuova azienda non era certo semplice, anche se una mano preziosa veniva offerta dall’appoggio delle edizioni collegate (Arrivederci di Bindi conquistò i primi posti in classifica nella versione di Marino Barreto jr. e permise all’autore di farsi conoscere a una più ampia cerchia di pubblico). Furono necessari molti mesi prima che il marchio “Dischi Ricordi” s’imponesse come una delle più solide realtà nell’industria musicale in Italia. Decisiva fu, nel 1960, la partecipazione a Sanremo (come autore) di Umberto Bindi con È vero, interpretata da Mina. Il brano ebbe un eccellente riscontro di vendite anche nella versione di Bindi “un autore e cantante che ha portato un fresco alito di vita alla canzone italiana” scrissi recensendo il disco nella rubrica che su “Musica e Dischi” aveva sostituito quella di Zivelli, e di cui avevo assunto il coordinamento.
E subito dopo, Bindi esplose definitivamente anche come interprete. Il nostro concerto raggiunse il primo posto fra i dischi 45 giri più venduti in Italia nel 1960. Nell’arco di soli due anni il lavoro di Nanni Ricordi, aveva raggiunto i suoi obiettivi, e l’azienda figurava ormai a pieno titolo fra le più importanti case fonografiche sul mercato. Un risultato che lasciò sorpresi tutti gli operatori del settore (me compreso).
Mario De Luigi
Tutto cominciò quando arrivai a Milano per fare il militare. Iniziai ad andare in giro a suonare nelle cantine. Erano una specie di “cave” alla francese. In ogni palazzo c’era qualcuno che suonava e aveva una cantina adibita a sala musica. Erano tutte piccole come il Santa Tecla, ma in questo modo ho cominciato a conoscere Jannacci, Gaber, insomma, tutta questa gente. Avevamo poi formato un complesso in cui c’era anche Tenco: l’avevo fatto venire da Genova per fare delle serate con Celentano come cantante. E finito il militare tornai subito a Milano dove ormai conoscevo un po’ tutti. Già prima di fare il militare cercavo di bazzicare la capitale lombarda per fare qualche cosa, ma allora non succedeva assolutamente niente. La rivoluzione infatti avvenne dopo l’arrivo del jukebox.
Dall’arrivo del jukebox in poi, infatti, praticamente più nessuno ascoltava la RAI. Ascoltavano tutti il jukebox, e questo iniziò a cambiare il nostro mondo musicale.
Dopo il militare, feci il mio primo periodo alle Edizioni Ricordi. Il primo contatto con i dischi, “l’altra parte”, avvenne quando fui chiamato alla Dischi Ricordi, e lì conobbi Nanni, Franco Crepax, e tutti gli altri. Nel reparto dischi, serviva una ricerca di cantanti. Per prima cosa portai tutti gli amici che avevo a Genova. Quelli che conoscevo e quelli che sapevo che avevano delle qualità e quindi delle possibilità.
E qui c’è un piccolo aneddoto che riguarda Gino Paoli, cui feci fare un provino che diedi all’allora direttore artistico, Arduino, anche lui uno di Genova, che mi rispose: “Guarda che di questo non ce ne frega niente”. Ma io ci credevo, e soprattutto Gino era anche un amico: volevo che rimanesse nel giro. Così chiamo Giorgio Calabrese, che lavorava alla “jukebox”, casa discografica di Carlo Alberto Rossi, e gli dico: “Senti Giorgio, se ti dovesse telefonare qualcuno per dirti se state per fare un contratto a un certo Gino Paoli, tu digli di sì!”
In quel momento Rossi stava facendo un sacco di successi con Jenny Luna, Joe Sentieri e tanti altri. Quindi torno da Arduino e gli dico: “Senti un po’, Paoli sta per fare un contratto Con Carlo Alberto Rossi…”, e lui: “No, no, facciamoglielo noi, però più di tre elementi non ti do”.
Così arrivò Gino Paoli.
Con soli tre strumenti, però, non sapevo proprio come fare. Allora telefonai a mio fratello Giampiero, che era molto più giovane di noi, aveva ancora i calzoni corti, ma musicalmente era molto più geniale, e gli dissi: “Senti, dammi una mano, non so proprio come venirne fuori…”.
Arrivarono da Genova con il solito basso, batteria e… un flauto!
Lo studio, cioè la sala di registrazione alla Ricordi, era anche un po’ il magazzino degli strumenti musicali del negozio e Gino si fece dare anche un organo, una spinetta, un pianoforte e un clavicembalo. Insomma aveva tutto intorno. Praticamente suonava tutti questi strumenti più il basso e la batteria e il flauto. Mi avevano detto che non potevano pagare più di cinquemila lire per ogni arrangiamento e lui aveva fatto i primi quattro. Nelle cinquemila lire era compreso viaggio, vitto, alloggio, arrangiamento, esecuzione… tutto quanto! E mio fratello era venuto a Milano solo per farmi un piacere.
[…]
Gianfranco Riverberi
Dall’arrivo del jukebox in poi, infatti, praticamente più nessuno ascoltava la RAI. Ascoltavano tutti il jukebox, e questo iniziò a cambiare il nostro mondo musicale.
Dopo il militare, feci il mio primo periodo alle Edizioni Ricordi. Il primo contatto con i dischi, “l’altra parte”, avvenne quando fui chiamato alla Dischi Ricordi, e lì conobbi Nanni, Franco Crepax, e tutti gli altri. Nel reparto dischi, serviva una ricerca di cantanti. Per prima cosa portai tutti gli amici che avevo a Genova. Quelli che conoscevo e quelli che sapevo che avevano delle qualità e quindi delle possibilità.
E qui c’è un piccolo aneddoto che riguarda Gino Paoli, cui feci fare un provino che diedi all’allora direttore artistico, Arduino, anche lui uno di Genova, che mi rispose: “Guarda che di questo non ce ne frega niente”. Ma io ci credevo, e soprattutto Gino era anche un amico: volevo che rimanesse nel giro. Così chiamo Giorgio Calabrese, che lavorava alla “jukebox”, casa discografica di Carlo Alberto Rossi, e gli dico: “Senti Giorgio, se ti dovesse telefonare qualcuno per dirti se state per fare un contratto a un certo Gino Paoli, tu digli di sì!”
In quel momento Rossi stava facendo un sacco di successi con Jenny Luna, Joe Sentieri e tanti altri. Quindi torno da Arduino e gli dico: “Senti un po’, Paoli sta per fare un contratto Con Carlo Alberto Rossi…”, e lui: “No, no, facciamoglielo noi, però più di tre elementi non ti do”.
Così arrivò Gino Paoli.
Con soli tre strumenti, però, non sapevo proprio come fare. Allora telefonai a mio fratello Giampiero, che era molto più giovane di noi, aveva ancora i calzoni corti, ma musicalmente era molto più geniale, e gli dissi: “Senti, dammi una mano, non so proprio come venirne fuori…”.
Arrivarono da Genova con il solito basso, batteria e… un flauto!
Lo studio, cioè la sala di registrazione alla Ricordi, era anche un po’ il magazzino degli strumenti musicali del negozio e Gino si fece dare anche un organo, una spinetta, un pianoforte e un clavicembalo. Insomma aveva tutto intorno. Praticamente suonava tutti questi strumenti più il basso e la batteria e il flauto. Mi avevano detto che non potevano pagare più di cinquemila lire per ogni arrangiamento e lui aveva fatto i primi quattro. Nelle cinquemila lire era compreso viaggio, vitto, alloggio, arrangiamento, esecuzione… tutto quanto! E mio fratello era venuto a Milano solo per farmi un piacere.
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Gianfranco Riverberi
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Gino - Ci siamo conosciuti (con Tenco) perché lui stava montando una commedia per una filodrammatica che si chiamava Masterpiece, e una delle ragazze che doveva recitare era amica di quella che poi sarebbe diventata mia moglie, quindi ci siamo trovati lì e abbiamo cominciato a fare gli attori e siamo diventati amici, passavamo tutte le giornate insieme, sempre, per anni. Lui suonava il sax, il pianoforte e la chitarra, e io suonavo la batteria, la chitarra e avevo cominciato a suonare la tromba. Ma tutte le cose così, per imitazione: Come fanno tutti i ragazzini. Senza avere intenzione di fare quel mestiere lì. Luigi poi aveva anche il problema del fratello, che non solo non ne voleva sapere di quello che faceva, ma se ne vergognava. Ma era normale allora per le famiglie genovesi, con un figlio che non voleva fare l’università, ma il musicista o il pittore. E per quelle piemontesi era ancora peggio. Il fratello arrivò addirittura a proibirgli di usare il suo cognome perché sennò gli rovinava l’industria di vini!
Nanni – Sì. Era per questo che prima si chiamava Dick Ventuno e poi con quell’altro nome…
Gino – Gigi Mai. L’avevamo trovato io e Riverberi. E ne aveva ancora un altro. Gordon Cliff, mi pare. L’ha cambiato tre o quattro volte, finchè si è rotto le palle e ha detto basta!
[…]
Nanni – Gino poi faceva le copertine per i nostri dischi. Me ne ricordo una bellissima per Endrigo:
Gino – Sì, ero il grafico del gruppo. E ho continuato a farlo fino al 1962. Quindi, le prime copertine, anche le mie, le facevo io. Ma era tutto molto informale. Direi che la cosa più importante era che eravamo dei dilettanti, gente che si dilettava, non era un mestiere. Io continuavo a fare il grafico, venivo a Milano, incidevo e tornavo a fare il grafico. Luigi suonava e andava in università. C’era un’atmosfera diversa che non c’è più stata. Ci si aiutava tra di noi.
[…]
Gino Paoli e Nanni Ricordi
Nanni – Sì. Era per questo che prima si chiamava Dick Ventuno e poi con quell’altro nome…
Gino – Gigi Mai. L’avevamo trovato io e Riverberi. E ne aveva ancora un altro. Gordon Cliff, mi pare. L’ha cambiato tre o quattro volte, finchè si è rotto le palle e ha detto basta!
[…]
Nanni – Gino poi faceva le copertine per i nostri dischi. Me ne ricordo una bellissima per Endrigo:
Gino – Sì, ero il grafico del gruppo. E ho continuato a farlo fino al 1962. Quindi, le prime copertine, anche le mie, le facevo io. Ma era tutto molto informale. Direi che la cosa più importante era che eravamo dei dilettanti, gente che si dilettava, non era un mestiere. Io continuavo a fare il grafico, venivo a Milano, incidevo e tornavo a fare il grafico. Luigi suonava e andava in università. C’era un’atmosfera diversa che non c’è più stata. Ci si aiutava tra di noi.
[…]
Gino Paoli e Nanni Ricordi
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estratto da "TI RICORDI NANNI? - L'Uomo che Inventò i Cantautori" da un'idea di Claudio Ricordi - excelsior 1881 (2010)
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