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giovedì 15 marzo 2012

RADIOCORRIERE TV (aprile)



Dedichiamo la nostra copertina di questa settimana a due personalità di spicco nel mondo dell'arte: Edoardo De Filippo e Gregorio Sciltian.   L'attore è stato ritratto, con felicissima ispirazione, dal pittore.



Giulia Lazzarini, Gastone Moschin e Roberto Bisacco, rispettivamente nelle parti di Jean Valjean, Fantina e Mario, sono fra gli interpreti principali de I miserabili, il nuovo romanzo sceneggiato in onda da questa settimana alla TV.


Dopo la vittoria al Gran Premio dell'Eurovisione, Gigliola Cinquetti è diventata un "personaggio" della musica leggera: si moltiplicano per lei gli impegni, le "tournées", le richieste dall'Italia e dall'estero.

  
Yves Montand, il popolare attore e cantante francese, è tra gli interpreti dei "Canti della Resistenza europea", in onda questa settimana alla radio sul Programma Nazionale.   La trasmissione rientra nel quadro delle celebrazioni per il Ventennale della Resistenza.


Entrata nel mondo dello spettacolo come attrice - era la protagonista di un film che si fece notare qualche anno fa a Venezia, "La ragazza dagli occhi d'oro" - Marie Laforet ha tentato recentemente, e con successo, la strada della canzone: due suoi dischi sono entrati anche in Italia nelle classifiche dei "best seller".

martedì 23 agosto 2011

martedì 9 agosto 2011

venerdì 29 luglio 2011

venerdì 6 maggio 2011

martedì 12 aprile 2011

6ª SAGRA DELLA CANZONE NOVA 1963 (mercoledi 6 novembre)


La Sagra della Canzone Nova, giunta quest'anno alla sesta edizione, è una delle molte iniziative che la Pro Civitate Christiana di Assisi realizza annualmente nel campo della cultura e dello spettacolo.
Don Giovanni Rossi, che è l'ideatore e l'animatore della manifestazione, ha voluto far posto, ad Assisi accanto ai dibattiti teologici e ai convegni sulla letteratura, sul cinema e sul teatro, anche alla canzone, un "genere" apparentemente "minore", ma in realtà importantissimo sul piano del costume, proprio per la larga diffusione che oggi hanno i prodotti della musica leggera. Non si tratta, però, di composizioni a tema edificante obbligato, ma di canzoni che tengano conto dei valori spirituali e rechino un piccolo messaggio di serenità a chi le ascolta.
Al concorso di quest'anno, sono state presentate ben 219 composizioni, fra le quali una giurìa ha scelto le 16, da eseguire all'Auditorium della Cittadella di Assisi [....]
 
("Radiocorriere TV" - 3 novembre)



[...] Dopo il festival della canzone napoletana, finito giustamente tra bordate di fischi e proteste del pubblico e criticato dalla stampa italiana per i brogli nelle schede, per le solite camorre cui sono indissolubilmente legate persone interessate, agenti, speculatori, grossi produttori di dischi e musica, la televisione ha inaugurato [...] un altro festival, la Sagra della canzone nova dalla cittadella cristiana di Assisi. [...]
In che consistono queste trasmissioni, è ormai noto.   Goffi presentatori o presentatrici che, col foglietto in mano, arrivano sul palcoscenico infiorato e illuminato a giorno, cieli e lune finti sullo sfondo, leggono la battuta, commentano la canzone tentando di fare dello spirito, fanno un inchino al cantante e si dileguano. [...] lo spettacolo non c'è, perchè non possono darlo quei pupazzi che si alternano davanti al microfono.
Il festival canoro è tutto così: da principio alla fine. Dovrebbero salvarlo le canzoni, i nuovi motivi, i cantanti con i loro gorgheggi, visto che non offre che primi piani di squallidi personaggi di un mondo che sembra popolato da sopravissuti.  [...] La trasmissione è  penosa, lenta.   Succedono sempre le stesse cose, si sentono gli stessi motivi, tutti uguali, in ogni festival: Napoli, Sanremo, Venezia, Viareggio.   Si distribuiscono premi, burlamacchi, microfoni, medaglie, noci e nespole d'oro, e tutto finisce lì.
È vero, in quello dei francescani c'è una sostanziale differenza che lo distingue da tutti gli altri, oltre che le canzoni che si ispirano alle madonne, a Dio, ai santi; sarebbe ingiusto non riconoscerglielo: lo sguardo dei cantanti è sempre rivolto al cielo e la parola amor è sempre rivolta ad un essere miracoloso, che può dare, unico, la vita, la grazia, la gioia di vivere, il sole. [...]
Per quanto ancora il pubblico televisivo italiano dovrà digerire queste manifestazioni?   A chi servono?   I concerti di jazz vengono trasmessi solo una volta al mese (da un pò di tempo, fortunatamente, la lirica e la musica classica hanno trovato un pò di posto nei programmi); [...]

Sergio Saviane
("L'Espresso" - 17 novembre 1963)

Lato a)
  1. Quartetto Caravel - Una lunga strada (calabrese-guarnieri)
  2. Fausto Cigliano - Andiamo sul mare (leucanto-santi latora)
  3. Tony Cucchiara - ... issima (da vinci-zauli)
  4. Aura D'angelo - Io prego (simoni-de mitri)
  5. Luciano Savoretti - Verso la vita (russo-harden)
  6. Cristina Amadei - Occhi bagnati di pianto (cambi-giuliani)
  7. Gianni La Commare - Tu, uomo (taylor-falvo)
  8. Armando Romeo - Nel cielo .... nel vento (il mio amore ritroverai) (romeo)


Lato b)
  1. Emilio Pericoli - Per te sola (bardotti-bindi)
  2. Fausto Cigliano - Piccole cose (danpa-borghi)
  3. Luciano Savoreti - Sulle cime degli alberi (martelli-esposito)
  4. Aura D'Angelo - Uno sguardo al cielo (italomario-oliviero)
  5. Gianni La Commare - Ballata del nordista (varnàvà)
  6. Nelly Fioramonti - Ieri, amore mio (conti-micucci)
  7. Cristina Amadei - Il mio viaggio (tuminelli)
  8. Quartetto Caravel - Il camoscio ferito (rastelli-concina)


cover (PCC - MLP 1003)
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domenica 20 febbraio 2011

(1963) Viaggio nell'Italia che cambia (inchiesta del lunedi, rete Nazionale)

5 puntate dal 4 marzo al 1 aprile



L’Italia incominciò a cambiare e ad assumere la fisionomia che oggi ci mostra, press’a poco negli anni in cui gli italiani incominciavano a compilare la schedina del totocalcio. Ma la coincidenza è del tutto casuale, perché i 26 mila milionari grossi e piccoli, creati in quindici anni dalla Dea bendata in collaborazione col campionato di calcio, […], non hanno alcun rapporto coi mutamenti economici e sociali avvenuti nel nostro Paese durante gli ultimi tre lustri. Il “miracolo italiano”, di cui parlano i più immaginosi cronisti, è la conseguenza niente affatto miracolosa della volontà e dell’iniziativa con cui ci si è sforzati di affrontare certi fondamentali problemi del nostro tempo, in parte comuni a tutti i Paesi in via di sviluppo, in parte propri della nostra società, e originati da errori e trascuratezze di passate classi dirigenti. L’industria, l’intera economia italiana, sono passate nel giro di tre lustri dall’abituale fase dell’improvvisazione ad una fase di organizzazione, hanno applicato mezzi e tecniche nuove, hanno accettato la competizione europea, con tutto quel che segue la fine delle protezioni e delle autarchie. […]
Secolari squilibri stanno lentamente scomparendo, e se la transizione è sempre difficile e talvolta dolorosa, non c’è dubbio che la società italiana stia mutando pelle e sangue. Grandi masse di lavoratori, seguiti a poco a poco dalle loro famiglie, trasmigrano quotidianamente dal Sud al Nord, dalle zone di tradizionale miseria agricola verso il triangolo industriale, e magari verso le fabbriche o le miniere d’oltre confine. Braccianti, mezzadri, piccoli coltivatori abbandonano, appena possono la terra degli avi, con la speranza e l’ambizione, niente affatto impossibili, di diventare operai. L’agricoltura, sempre più povera di braccia, vede sostituirsi l’atavico problema dell’esuberanza di bocche da sfamare con quello della trasformazione agraria: la necessità di sostituire le braccia dell’uomo impone l’uso della macchina, sicchè il podere o la tenuta s’avviano necessariamente sulla strada dell’industria, e chi vi lavora è sempre più operaio e sempre meno zappaterra. Fabbriche nuove piovono dal settentrione alla periferia di popolose e sbandate città meridionali o in lande che le anagrafi sociali indicano come “depresse”. Si rinnova così in alcune zone d’Italia, in termini moderni da civiltà industriale, il clima del Far West: si distribuiscono salari, si apre una crisi degli alloggi, si moltiplicano le automobili e i frigoriferi, cresce il carovita, in un “boom” dagli effetti immediati contrastanti, se non proprio contraddittori, ma destinato a rivoluzionare, col correr degli anni, la vita, le abitudini, la mentalità stessa della collettività interessata.
Sta cambiando anche la vecchia Italia della botteguccia, coll’avanzare del self-service e del supermercato, delle nuove tecniche di produttività commerciale, dei grandi magazzini dove le merci vengono scelte in seguito ad indagini di mercato, preselezionate e “prevedute”, secondo una dizione tipica da “persuasori occulti”. E quali merci? Una complessa rivoluzione è in corso nei consumi, dominati da alcune voci che non solo determinano la politica industriale ma che, per i loro riflessi nell’ambito delle famiglie, determinano anche il modo di vivere degli italiani. […]
L’avvento del supermarket è comunque una delle numerose rivoluzioni in corso di svolgimento nell’Italia che consuma. Una seconda rivoluzione – la prima forse in ordine di tempo – è quella dell’automobile. La motorizzazione degli italiani è il fenomeno più vistoso e determinante del dopoguerra, al quale è legato un fiorire di mestieri e professioni nuove, il moltiplicarsi del turismo, il modificarsi di secolari abitudini degli individui e delle famiglie. Una terza rivoluzione prende il nome dal gas liquido: le minoranze, che vivono nelle grandi città, stentano forse a capire cosa significhi, per gli altri milioni e milioni di connazionali, la fine delle sporche, lente, scomode cucine a carbone o a legna. Quarta rivoluzione: l’avvento degli elettrodomestici, del frigorifero in particolare, la cui diffusione è considerata da molti medici una delle cause di diminuzione della mortalità infantile. L’uso sempre più largo di abiti confezionati da parte degli italiani, e soprattutto da parte delle italiane, può considerarsi a buon diritto una quinta rivoluzione. Rivoluzionaria infine è stata l’apparizione della TV, come mezzo di informazione e di spettacolo, e come nuova arbitra e regolatrice del tempo libero, in particolare delle serate dei grandi e dei piccoli. […]

Ugo Zatterin
(Radiocorriere TV, 3 marzo)

martedì 15 febbraio 2011

(1963) Che cosa è questa moda dei cantanti giovanissimi? (Radiocorriere TV, 4 agosto)

Da qualche anno a questa parte, almeno ogni sei mesi, siamo costretti a pensare, a scrivere che, nel mondo della musica leggera, c’è qualcosa di nuovo. Prima ci fu Modugno, che venne all’improvviso ad agitare le acque tranquille di una lunga tradizione melodico-sentimentale, in cui cuore amore dolore si legavano l’un l’altro sul filo di invariabili rime, i cieli erano immutabilmente stellati, le illusioni erano perdute, i viali erano tutti autunnali.     Fu una scossa salutare, che indusse molti parolieri a comporre testi più credibili, più veri, meno conformisti.
Poi venne il rock, e con il rock gli urlatori della canzone, primo fra tutti Celentano (che però aveva molte frecce nell’arco, e lo sta ancora dimostrando). Per mesi non ascoltammo altro: ma sotto sotto, quasi senza parere, si stavano facendo largo altri personaggi, che, pur avendo avvertito il mutamento del gusto, le nuove esigenze del pubblico, specialmente dei giovani, rinunciavano in partenza a fare un solo falò della musica tradizionale, ed anzi, di quella musica cercavano di conservare la parte migliore, tuttora valida.   E furono i cantautori: Bindi, Meccia, Paoli, Fidenco e gli altri. Ragazzi preparati, astuti, che riproponevano la “musica del sentimento” in forme nuove, adattandovi parole e vicende se non peregrinamene originali almeno accettabilmente vere.
E oggi? Oggi il motto è “largo ai giovanissimi!”: i dischi documentano la costante avanzata delle nuove leve musicali: quelle che hanno imposto il dondolìo del twist, del madison, dell’hully gully, che hanno portato alla ribalta imprevedibili “vedettes”. Una ragazzina lentigginosa che a vederla non la trovi dissimile da cento altre, studentesse delle tecniche o sartine, impiegate o commesse al supermarket; e che invece, messa davanti a un microfono, spiega una voce piena e suggestiva, e davanti alle telecamere si comporta con la disinvoltura di una professionista con anni di carriera dietro le spalle. Un ragazzino che, pur rifacendosi all’esempio di Celentano, mette nelle sue canzoni una freschezza nuova, e tutto l’entusiasmo aggressivo dei suoi sedici anni.
È come una bottiglia di spumante appena sturata: ne trabocca la musica dei giovanissimi, quella che in questa estate piuttosto calda imperversa su tutte le spiagge, nelle “hall” di tutti gli alberghi di montagna, ascoltata e ripetuta da migliaia di ragazzi col maglione alla “Tony Perkins”, di ragazze in maglietta “Saint Tropez”; sopportata – ma proprio soltanto sopportata? - da migliaia di genitori di mezza età.
Il fenomeno non è nuovo: Paul Anka, anni addietro, era ancora alle medie inferiori quando incise Diana e Crazy love: e non era molto più adulto Neil Sedaka quando raggiunse l’improvviso, e clamoroso, successo di The diary e I go ape. Da noi la stessa Mina arrivò in testa alle classifiche delle vendite discografiche non più che adolescente. Non è neppure un fenomeno tutto nostro, se è vero che in Francia, sulla scia di Francoise Hardy, i cantanti teen-agers stanno spuntando a decine. […]

P.Giorgio Martellini

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“Noi cantanti della generazione “di mezzo”, stiamo sempre con il fucile puntato su questi ragazzi: diciamo sempre che spariranno…. E invece non è così: hanno dentro lo spirito del loro tempo, di questo tempo; hanno naturalezza, verità, autenticità. […] Forse non sanno neppure ancora di essere delle “vedette”. […]”

Arturo Testa



“Io, questi ragazzi, li ho tenuti a battesimo in Alta pressione: e già allora ne avevo previsto il successo: Il mondo oggi è portato a dare sempre più importanza ai giovani, ai loro problemi, alle loro necessità: e in fine dei conti, la musica leggera appartiene ai giovani di diritto. Hanno portato nelle canzoni l’allegria: ma cantare, non dovrebbe essere sempre una manifestazione di gioia? […]”

Renata Mauro



“[…] perché queste canzoni e questi cantanti entusiasmano i giovani? Perché parlano il loro linguaggio, ma non è sempre un linguaggio educativo. Perché con il loro ritmo, costituiscono una scarica di energie, quasi uno sport: ed è meglio che le energie della gioventù di oggi si esauriscono in innocui contorcimenti, piuttosto che non in altre attività assai meno innocenti. Perché infine i ragazzi si proiettano in questi loro coetanei che, attraverso la canzone, hanno avuto successo, e sono indotti a pensare: “Se ci sono riusciti loro, non potrei riuscirci anch’io?”. Ma c’è un altro aspetto: questa musica piace anche agli adulti. La ragione non è certo confortante. I quarantenni, i cinquantenni d’oggi mancano sovente di idealità, di vita interiore: e quindi finiscono con l’identificarsi, con un certo rimpianto nella gioventù, e nella sua effervescente vitalità. […]”

Leonardo Ancona (psicologo)


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domenica 6 febbraio 2011

(1963) L'uomo ricevente


La sera se avete il televisore acceso, è piuttosto difficile ascoltare anche la radio.
Purtroppo noi siamo fatti in modo tale che non ci è possibile ascoltare la radio e guardare la televisione contemporaneamente, così siamo costretti a scegliere l’una o l’altra, anche se ci interessano tutte e due.
Noi siamo rimasti come cento anni fa. Una macchina perfetta, si dice, ma fino a un certo punto. Secondo me, non siamo all’altezza del momento, non marciamo coi tempi.
Si inventano un sacco di cose, tutto si perfeziona, tutto si migliora, tutto si complica e si semplifica nello stesso tempo, ma noi niente. L’uomo rimane sempre tale e quale com’era centinaia di anni fa, tanto che si trova ad aver inventato tante cose da non poterle godere tutte, e deve rinunciare a gran parte di esse.
Ha inventato la radio, ed eccolo tutto contento di averla inventata. Conquista della scienza e compagnia bella. Poi ha inventato la televisione e altra contentezza. Però noi siamo come prima, dal punto di vista di apparecchio ricevente: o riceviamo la radio o riceviamo la televisione.
Poi la televisione con due canali. O riceviamo il primo o riceviamo il secondo.
Gli studiosi non fanno assolutamente niente per metterci in condizioni di ricevere contemporaneamente i due programmi; e siamo costretti a scegliere: o il primo o il secondo.
E qualche volta succede che ci interessano tutti e due i programmi e non sappiamo a quale rinunciare.
Proviamo pure a tenere due apparecchi televisivi in salotto, e ricevere il primo canale con uno e il secondo canale con l’altro.
Dovremmo avere la possibilità di concentrare l’occhio destro, insieme all’orecchio destro, mettiamo sul primo canale, e l’occhio sinistro insieme all’orecchio sinistro sul secondo canale, e vedere e ascoltare contemporaneamente ma ben distintamente tutte e due i programmi.
Dovremmo avere la possibilità di scoppiare dal ridere a destra mentre osserviamo e ascoltiamo con l’occhio e l’orecchio destro, Walter Chiari sul primo canale, e, nello stesso tempo, piangere e commuoverci a sinistra mentre ascoltiamo e osserviamo con l’orecchio e l’occhio sinistro la vicenda del dramma sul secondo canale.
Invece niente. Non siamo assolutamente in grado di ricevere i due programmi nello stesso momento, e tanto meno di provare due sensazioni opposte nell’identico istante.
Perché mentre tutto si perfeziona, si scoprono un mucchio di cose, se ne inventano sempre delle nuove e sempre più perfette, noi siamo rimasti al punto di partenza
[…]
Possiamo guardare un programma e seguire l’altro con la coda dell’occhio: guardare l’altro programma e seguire il primo con la coda dell’altro occhio.
Poi guardare fra i due televisori e seguire i due programmi con le code dei due occhi.
A parte il fatto che finiremmo la serata coi due occhi indipendenti l’uno dall’altro, e questo potrebbe anche essere un progresso nel nostro meccanismo visivo, non siamo assolutamente in grado di separare l’audio dell’uno dall’audio dell’altro programma.
Le voci si sovrappongono, si mescolano, si alternano.
Alle battute dell’attore drammatico rispondono le battute dell’attore comico, e viceversa.
[…]
Ma facciamo un’ipotesi piuttosto azzardata.
Ammettiamo dopo prove e riprove, dopo un lungo e faticoso esercizio di riuscire a ricevere se non proprio alla perfezione almeno con sufficiente efficacia, anche se con notevole sforzo, tutti e due i canali contemporaneamente.
È soltanto un’ipotesi azzardata, ma facciamola, tanto cosa ci costa?
Proprio quando abbiamo raggiunto un buon risultato, ecco che entra in funzione un terzo canale.
E allora qui ci cascano le braccia.
Abbiamo proprio la sensazione che noi non riusciamo a tenere il passo col progresso, anzi, che facciamo dei passi indietro.
Dove andiamo a trovare un terzo occhio e un terzo orecchio per ascoltare il terzo canale?
Siamo costretti a scegliere e rinunciare a un programma, senza contare la radio.
Si rende sempre più necessaria una collaborazione tra medicina e ingegneria per migliorare l’uomo.
Una macchina che si credeva perfetta ma che ora non lo è più.

Carlo Manzoni
(Radiocorriere TV - 27 aprile)

sabato 11 dicembre 2010

(1963) Il Televisore sulla Cattedra


La relazione che, sul finire della passata legislatura, presentava ai parlamentari la riforma della scuola media, rivelava, tra l’altro, che nel 1961 il 20 per cento dei ragazzi tra gli11 e i 14 anni avevano disertato la cosiddetta “scuola dell’obbligo”, creata appunto per prolungare di tre anni l’antica quinquennale scuola elementare e per ampliare quel minimo di istruzione che ogni cittadino italiano dovrebbe avere. Una successiva indagine circa le cause di così abbondante violazione della legge, di fronte alla quale i carabinieri assai poco possono fare, chiariva che, su cento evasori dell’obbligo scolastico post-elementare, 46 erano tali per incuria dei genitori (leggi, dunque, per povertà); 36 per ragioni di lavoro (ed anche qui scopri, appena coperto da una plausibile ragione, l’imperativo economico); 13 per l’eccessiva lontananza della scuola dall’abitazione; 5 per malattia.
Per quello che ciò può servire a contrastare le ragioni dell’indigenza, la nuova scuola media unificata non impone più tasse d’iscrizione, né di frequenza. La legge di riforma propone inoltre, dato che in certi casi pratici il disporre diventa al massimo un buon proposito, di istituire servizi di trasporto per studenti e di organizzare il doposcuola. Ma la dispersione d’una larga porzione della popolazione italiana nelle campagne è ostacolato che né il tempo, né la buona volontà riusciranno facilmente ad eliminare. Ancora 5 mila e passa comuni non hanno una scuola, alla quale i ragazzi possano iscriversi dopo aver finito, alla meglio e spesso in scuole con classi plurime, le elementari. E per quanto si possa fare in futuro, bruciando le tappe del piano della scuola, ci saranno sempre in Italia – lo assicurano i competenti - circa 600 mila ragazzi ai quali non sarà possibile frequentare la scuola media se non trasferendosi altrove: o seguendo i corsi di Telescuola.
[…]

Ugo Zatterin
(Radio Corriere TV – 30 giugno 1963)

 
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mercoledì 3 novembre 2010

(1963) Il Primo Segno del Benessere (la radio)



Su cento italiani che non possiedono la radio 91 sono analfabeti o provvisti della semplice licenza elementare; 72 non leggono mai un giornale quotidiano; 70 non vanno al cinema; 59 non vedono la televisione neppure una volta alla settimana.   Gli italiani che non possiedono la radio, oggi, sono circa il 30 per cento: quattro milioni di famiglie su tredici.   Un terzo della popolazione italiana, la parte meno informata della comunità, la meno raggiungibile o penetrabile dai normali strumenti di cultura, è ancora tagliata fuori da qualsiasi possibilità di comunicazione e di informazione; priva dell’unico mezzo che potrebbe rompere il suo isolamento. […]

"RADIOCORRIERE TV" (17-23 marzo 1963)

venerdì 15 ottobre 2010

giovedì 7 ottobre 2010

venerdì 24 settembre 2010

lunedì 13 settembre 2010

CHARLES AZNAVOUR - AZNAVOUR ITALIANO vol. 2 (1963)

.. . .
L'ultima volta che soggiornò a Roma, Charles Aznavour abitava un vecchio 'pied-à-terre' del centro storico, con volte a cassettoni, parquets, mobili antichi e pianoforte, in via dell'Umiltà; adesso, invece, è sceso all'Hilton, 400 stanze, roof-garden, piscina, aria refrigerata, bagni turchi, night-club, parco, tennis, 5 ristoranti, televisore e radio con comando a tastiera in camera. "qui - dice - c'è la piscina, si può fare dello sport".
Tra i suoi capelli, sempre più radi, è comparsa ora una serpentina bianca: la via lattea dei suoi quarant'anni non ancora suonati. "Detesto la gente che cerca di apparir giovane a tutti i costi - dichiara. - I giovani, è vero, amano le mie canzoni, ma non sono io che vado a cercarli, che tento di agganciarli. Mi sforzo di tradurre in musica i problemi delle persone della mia età: ho fatto così quando avevo 30 anni e lo farò anche quando ne conterò 50. Sì, forse nessuno ha pensato di esprimere nelle canzoni i sentimenti che si agitano in un cinquantenne: io lo farò (fra dieci anni naturalmente)".
Le canzoni di Charles Aznavour non hanno rima, non hanno strofe, non hanno ritornelli, ma descrivono fatti, personaggi, storie semplici, con parole che sembrano nate insieme alle note. [...]
.Giuseppe Tabasso
dal 'RADIOCORRIERE TV' del 18-24 agosto


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Lato a)
  1. Se tu mi porti (si tu m'emportes) (calabrese-aznavour)
  2. Ne deduco che t'amo (j'en deduis que je t'aime) (calabrese-aznavour)
  3. Aspetto te (je t'attends) (calabrese-becaud-aznavour)
  4. La mamma (mogol-gall-aznavour)
  5. E tu strafai (tu exageres) (calabrese-aznavour)
  6. Questa giovinezza (sa jeunesse) (bardotti-aznavour)
.Lato b)
  1. Dopo l'amore (apres l'amour) (calabrese-aznavour)
  2. Vivere con te (vivre avec toi) (mogol-aznavour)
  3. Meglio per te se piangi (rentre chez toi et pleure) (calabrese-aznavour-becaud)
  4. Maledetto piano (ce sacré piano) (calabrese-aznavour)
  5. Ti lasci andare (tu t'laisse aller) (calabrese-aznavour)
  6. Se non avessi più (si je n'avais plus) (calabrese-aznavour)

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cover (Barclay - BL 9023)
http://www.mediafire.com/?gcozfiyoeshbufs

Barclay - BL 9023
http://www.mediafire.com/?kfj4rqdzi5v7mv3
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domenica 12 settembre 2010

mercoledì 18 agosto 2010

THE SHADOWS - MEETING WITH THE SHADOWS (1962)

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I terzetti, i quartetti e i quintetti di chitarra elettrica sono molto di moda in questi giorni. La chitarra elettrica ha un suono nuovo, che ben si adatta ai ritmi moderni e che permette tutte le acrobazie sonore. Fra gli altri, usciti dall'ombra come accompagnatori di Cliff Richard, il quartetto "The Shadows": tre chitarre più un batterista. Sono tutti giovani; è facile immaginarli mentre si agitano eseguendo i loro pezzi sulla scena. Ma se spesso accade che i giovani scatenati non vadano molto per il sottile nelle loro esecuzioni, questi, invece, curano al massimo i particolari, riuscendo spesso a ottenere effetti sonori sorprendenti sul filone di un ritmo impeccabile, che farebbe balzare dal letto, per ballare, anche un paralitico. [...]
.estratto da RADIOCORRIERE TV (10-16 febbraio 1963)
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.Lato a)
  1. Apache (lordan)
  2. Blue star (young-heyman)
  3. Theme from 'Man of mystery' (carr)
  4. All my sorrows (guard-shane-reynolds)
  5. Midnight (marvin-welch)
  6. The savage (paramor)
  7. The stranger (crompton-jones)
  8. Shadoogie (marvin-welch-harris-meehan)
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Lato b)
  1. Guitar tango (maine-liferman)
  2. Sleepwalk (farina-wolf)
  3. Gonzales (mcglynn)
  4. F.B.I. (gormley)
  5. Peace pipe (paramor)
  6. Big Boy (welch-marvin)
  7. The frightened city (paramor)
  8. Wonderful land (lordan)
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cover (Columbia - 33QPX 8027)
http://www.mediafire.com/?5cxzuwqkakckjja
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Columbia - 33QPX 8027
http://www.mediafire.com/?4yu94ptci822pfj
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