Se avete materiale che a vostro giudizio, può interessare il blog
e non c'è altro mezzo, per poterlo utilizzare, che quello di acquistarlo,
siamo disposti anche a farlo
contattate
dersu54.g@gmail.com


Si accettano donazioni, scannerizzazioni o registrazioni
Visualizzazione post con etichetta f83. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta f83. Mostra tutti i post

sabato 2 luglio 2011

(1963) Gli Urlatori Francesi

L'urlo dello sceriffo




Mascherati da cow-boys, da detectives, da astronauti,   
gli urlatori francesi hanno conquistato il mercato della canzone



Arrivano a bordo delle loro fuoriserie, trafelati, pallidi, magari dopo ore e ore di strada, da una città all'altra della Francia, se sono in "tournée", il piede premuto sull'acceleratore, avendo dormito in un ritaglio di tempo, entrando nei teatri alla testa dei loro complessi vocali e orchestrali, con tamburi, chitarre elettriche di nichel, madreperla e materia plastica, microfoni, amplificatori, sonorizzatori e altri arnesi di tutta un'officina elettronica complessa.
Salgono sul palcoscenico, cantano e si torcono come vermi perdendo un paio di chili per sera in gocce di sudore, ma più che cantare urlano a una platea di turbolenti che, se va bene, s'arrampicano in scena, s'avventano sull'urlatore e gli strappano la cravatta, le bretelle; se va male gli lanciano contro quel che trovano a portata di mano, a cominciare dai sedili delle poltrone, demoliscono la sua fuoriserie parcheggiata all'ingresso, feriscono lui e i suoi orchestrali, sfasciano l'impianto elettronico, oppure abusano di qualche spettatrice com'è accaduto nella terribile notte del 21 giugno 1963, quando 150.000 minorenni, accorsi in Place de la Nation per ascoltare e vedere gli idoli del "rock", del "twist" e del "madison", misero a sacco le vetrine del negozi attorno alla piazza, spaccarono i vetri delle automobili in parcheggio, sfondarono e rovinarono dei platani su cui erano saliti per vedere meglio: la vita degli urlatori, quella d'un Johnny Hallyday e di un Moustique di una Sheila o d'un Claude Francois, è una vita da cani.
[...]
Questi giovanissimi hanno creato uno stile e una filosofia qualunquistiche, un certo modo di vivere tra "copains", e questa mentalità ha i suoi bisogni da soddisfare. Gli asccoltatori di "rock" e di "twist" stanno diventando una speculazione. Essi formano oggi una massa di milioni di acquirenti con un potere d'acquisto non trascurabile, che pagano in contanti e non discutono il prezzo. Comprano non soltanto dischi, ma anche abiti d'un certo tipo, cosmetici d'un certo tipo e moltissime chitarre elettriche, 500 mila l'anno scorso.
[...]
Nei grandi magazzini di Parigi ci sono dei nuovi reparti di vendita riservati ai minorenni. È un mondo puerile, maniaco, feticista. In Francia si è cominciato a smerciare tutta una cianfrusaglia di oggetti e di indumenti a poco prezzo ma su scala vastissima. Si vendono saponette che hanno la forma della mano di Hallyday, cravatte nere a fiocco modello Hallyday, "blue jeans" uguali a quelli che lui porta, tempera matite con l'immagine dell'urlatore in smalto colorato e i suoi ritratti su quadratini di tela cerata da cucire sul di dietro dei pantaloni, oppure gonnellini scozzesi alla Sheila, camicie "salut les copains" con sassofono stampigliato sul petto, collanine e collari con medagliette in similoro con sopra incise la faccia di Francoise Hardy. È un mercato famelico e ingenuo, il mercato d'una generazione che ha rotto i ponti con quelle immediatamente precedenti.
La rivoluzione è stata totale e la lotta breve, inconsciamente crudele.
[...]

Giancarlo Marmori
("L'Espresso" - 1 dicembre 1963)

look at commenti

lunedì 25 aprile 2011

SHEILA - L'ÉCOLE EST FINIE/LE RANCH DE MES RÊVES (1963)


L'URAGANO SHEILA SCONVOLGE LA FRANCIA

La giovanissima cantante francese interprete de "l'école est finie" ha venduto un milione di copie di questo disco in meno di sei mesi

La canzone francese ha un nuovo idolo: Sheila, un nome che suggerisce l'immagine di un ciclone, una indiavolata ragazzina di sedici anni e mezzo, regina dell' "hully gully", dinanzi alla quale non hanno resistito neppure "stelle" di prima grandezza come Johnny Hallyday, Françoise Hardy, Richard Anthony o Claude François.
Per lei i francesi hanno contratto una nuova "malattia" nazionale, denominata "Sheilafilie", cioè un culto saggio e tenero per Sheila, al secolo Anny Chancel, che dieci mesi or sono aiutava ancora il padre a vendere caramelle su una bancarella rionale, ed ora è in testa alla graduatoria dei dischi venduti in Francia per il 1963, con un "exploit" di un milione di copie vendute del suo best-seller "L'école est finie".
[...] Il "fenomeno Sheila" è nato il 13 novembre 1962.   Fino al giorno prima Sheila era solo Anny Chancel e cercava di aprirsi una strada cantando in un complessino, i "Guitar's brothers", che si  esibivano in un piccolo cinema nei pressi della città universitaria di Parigi.   Ogni mattina, Anny si levava alle quattro, per accompagnare i genitori al mercato, dove avevano una bancarella di "bonbons", e al pomeriggio, con i compagni, provava sulla piccola ribalta del cinematografo di second'ordine.    Un bel giorno, la fortuna.   Uno dei "brothers" era riuscito a convincere un noto autore di canzoni, Claude Carrère, ad assistere alla esibizione del complesso.   Alla prova, Carrère trovò che i "Guitar's brothers" avevano poche prospettive di successo, ma che quella ragazzina sembrava fatta su misura per la sua nuova composizione: "Sheila".
Da quel 13 novembre sono passati solo 10 mesi, ma sono stati sufficienti per consentire alla sconosciuta caramellaia di divenire un idolo nazionale.   La più celebre "giovane voce" della canzone francese, senza essersi mai presentata al pubblico, limitandosi unicamente alle registrazioni discografiche. [...]

notiziario phonogram - agosto 1963



lato a)
  • L'école est finie (carrère-salvet-hourdeaux)

lato b)
  • Le ranch de mes reves (hotel happiness) (carr-shuman-carrère-anthony)



cover (PHILIPS - 373104 BF)
look at commenti



PHILIPS - 373104 BF
look at commenti




sabato 2 aprile 2011

(1963) I MIGLIORI CANTANTI DELL'ANNO


"I Migliori Cantanti dell'anno"
titolo attribuito da 150 giornalisti specializzati



L'estate è la stagione dei premi: fioriscono rigogliosamente ovunque, specialmente nei centri di villeggiatura, cha da queste manifestazioni traggono un beneficio pubblicitario.[...]    La cronaca dei giorni passati ne ha registrate due, sulla riviera adriatica, una a Cesenatico ed una a Rimini.   A Cesenatico sono stati indicati i due attori più "dolci" ed i due più "agri" dell'anno; a Rimini i migliori cantanti, quattro italiani ed uno straniero.     [...] la designazione dei vincitori è stata fatta da giurie di giornalisti qualificati, attraverso un pubblico "referendum". [...] Il referendum ha designato quali migliori cantanti dell'anno Rita Pavone, Adriano Celentano, Sergio Endrigo, Fred Bongusto e Frank Sinatra.   La indicazione dei quattro artisti italiani ci pare ineccepibile.    La Pavone e Celentano sono indiscutibilmente i fenomeni "commerciali" dell'anno: le vendite dei loro dischi hanno raggiunto cifre impensabili per un mercato ancora ristretto quale è il nostro.   Non si può negare, inoltre, ad entrambi, il costante sforzo di affinare il proprio rendimento sul piano artistico e tecnico, pur tenendo presenti la moda e le preferenze del pubblico. [...] 
La designazione di Endrigo onora invece la canzone d'avanguardia.   Con i suoi ultimi dischi - che sono tutti un successo di vendita - Endrigo ha dimostrato che si possono far accettare canzoni di notevole livello anche al pubblico più vasto.   La sua designazione perciò va intesa come un riconoscimento non solo all'intelligenza dell'artista, ma anche a quella del pubblico.  
In Bongusto, infine, si è voluto premiare un cantante che, senza tanti clamori, ha dimostrato come sia possibile conciliare lo stile tradizionale melodico italiano con le esigenze più moderne.   I successi di Bongusto indicano che è superfluo allestire congressi per piangere sulla morte della canzone tradizionale italiana.   Questa canzone può ben vivere e prosperare, pur che sappia trovare un linguaggio (sia nei testi, sia nella musica) adatto ai tempi che cambiano.
Qualche considerazione critica si può fare invece sulla designazione del cantante straniero.   È risultato designato Frank Sinatra con un leggerissimo scarto di voti (pare addirittura un voto soltanto) su Françoise Hardy. [...]     Sinatra è dunque il miglior cantante straniero non solo di quest'ultimo anno, ma di molti e molti degli ultimi anni.    Se però il premio voleva indicare il cantante straniero che in quest'ultimo anno ha avuto, sul nostro mercato, il più largo successo commerciale e che, insieme, ha saputo dire qualcosa di nuovo ottenendo il consenso tanto della critica quanto del pubblico, allora doveva andare - con maggiore proprietà - alla Hardy. [...]

Giorgio Berti
("TUTTAMUSICA" - 27 luglio 1963)

giovedì 17 marzo 2011

FRANÇOISE HARDY - Ma lo sa che le sue canzoni fanno venire il magone? (max david) (1963)


[...] La sua non è tristezza romantica o sensuale di molte ventenni; nè la disperata tristezza delle innamorate; e nemmeno una tristezza vendicativa; e nemmeno una rassegnata tristezza.   Piuttosto, direi, Françoise Hardy è malinconica; malinconica come chi abbia dovuto rinunciare, alla sua età, a qualche strana esperienza, a qualche segreto gioco di adolescenti, a qualche civetteria oppure, per non andare troppo lontano, come chi sia stato tenuto sempre in disparte.   I ragazzi avevan dimenticato una certa Françoise.   Intraprendenti e distratti, i ragazzi del cortile avevano dimenticato di chiamare giù Françoise. [...]

Max David
(Domenica del Corriere - 1 settembre 1963)

domenica 13 marzo 2011

FRANÇOISE HARDY - FRANÇOISE HARDY (1963)


Françoise Hardy è nata a Parigi nel 1944; è alta 1,72, pesa 48 chili, è sottile fino a essere spigolosa, con un volto dai grandi lineamenti marcati, ingentiliti però dalla diafana trasparenza dei normanni.   Non si può dire bella, ma i suoi grandi occhi azzurri, liquidi, intensi, catturano.   E i lunghi capelli biondi mettono voglia di accarezzarla.   Il segreto del suo fascino singolare è qui, in questi due particolari e nella sua voce.
Le hanno domandato che cosa pensi della sua voce. "Mah, non so. E non mi sembra molto importante; ciò che conta è che piaccia a chi mi ascolta".   Gli specchi di vendita delle incisioni di Françoise dimostrano chiaramente che la sua voce, tenera, un poco roca, piace molto. [...]
Françoise ha incantanto i giovani.   E a chi le domanda di spiegare le ragioni di questo fatto la giovane vedette risponde con un sorriso: "Forse perchè sono come loro, sento come loro, ho i loro stessi desideri.   Un grande desiderio d'amore, soprattutto; quell'amore fatto di una passeggiata senza parole, con la mano che diventa sempre più calda fra le dita di un'altra mano, perduti in una gran voglia di trasformarsi in una persona sola, disperati perchè è un sogno che quasi mai si realizza.   È come se conoscessi uno per uno i milioni di ragazzi e ragazze che amano la mia voce e le mie canzoni, perchè mi sento una di loro.    E loro lo sanno". [...]

dal 'back cover' del disco


Lato a)
  1. L'età dell'amore (le temps de l'amour) (pallavicini-salvet-morise-dutronc)
  2. Il tuo migliore amico (ton meilleur ami) (pallavicini-hardy-samyn)
  3. È all'amore che penso (c'est a l'amour auquel je pense) (pallavicini-hardy-samyn)
  4. Una ragazza come le altre (comme tant d'autres) (pallavicini-hardy)
  5. Quelli della mia età (tous le garcons et les filles) (pallavicini-hardy-samyn)

Lato b)
  1. L'amore va (l'amour s'en va) (pallavicini-hardy)
  2. Ci stò (j'suis d'accord) (pallavicini-hardy-samyn)
  3. Per tanto tempo (bien longtemps) (pallavicini-hardy)
  4. Oh oh cheri (pallavicini-trammell)
  5. Io vorrei (capirti) (saurai-je) (pallavicini-hardy)


cover (disques vogue - LPJ 5034)
look at commenti


disques vogue - LPJ 5034
look at commenti

martedì 15 febbraio 2011

(1963) Che cosa è questa moda dei cantanti giovanissimi? (Radiocorriere TV, 4 agosto)

Da qualche anno a questa parte, almeno ogni sei mesi, siamo costretti a pensare, a scrivere che, nel mondo della musica leggera, c’è qualcosa di nuovo. Prima ci fu Modugno, che venne all’improvviso ad agitare le acque tranquille di una lunga tradizione melodico-sentimentale, in cui cuore amore dolore si legavano l’un l’altro sul filo di invariabili rime, i cieli erano immutabilmente stellati, le illusioni erano perdute, i viali erano tutti autunnali.     Fu una scossa salutare, che indusse molti parolieri a comporre testi più credibili, più veri, meno conformisti.
Poi venne il rock, e con il rock gli urlatori della canzone, primo fra tutti Celentano (che però aveva molte frecce nell’arco, e lo sta ancora dimostrando). Per mesi non ascoltammo altro: ma sotto sotto, quasi senza parere, si stavano facendo largo altri personaggi, che, pur avendo avvertito il mutamento del gusto, le nuove esigenze del pubblico, specialmente dei giovani, rinunciavano in partenza a fare un solo falò della musica tradizionale, ed anzi, di quella musica cercavano di conservare la parte migliore, tuttora valida.   E furono i cantautori: Bindi, Meccia, Paoli, Fidenco e gli altri. Ragazzi preparati, astuti, che riproponevano la “musica del sentimento” in forme nuove, adattandovi parole e vicende se non peregrinamene originali almeno accettabilmente vere.
E oggi? Oggi il motto è “largo ai giovanissimi!”: i dischi documentano la costante avanzata delle nuove leve musicali: quelle che hanno imposto il dondolìo del twist, del madison, dell’hully gully, che hanno portato alla ribalta imprevedibili “vedettes”. Una ragazzina lentigginosa che a vederla non la trovi dissimile da cento altre, studentesse delle tecniche o sartine, impiegate o commesse al supermarket; e che invece, messa davanti a un microfono, spiega una voce piena e suggestiva, e davanti alle telecamere si comporta con la disinvoltura di una professionista con anni di carriera dietro le spalle. Un ragazzino che, pur rifacendosi all’esempio di Celentano, mette nelle sue canzoni una freschezza nuova, e tutto l’entusiasmo aggressivo dei suoi sedici anni.
È come una bottiglia di spumante appena sturata: ne trabocca la musica dei giovanissimi, quella che in questa estate piuttosto calda imperversa su tutte le spiagge, nelle “hall” di tutti gli alberghi di montagna, ascoltata e ripetuta da migliaia di ragazzi col maglione alla “Tony Perkins”, di ragazze in maglietta “Saint Tropez”; sopportata – ma proprio soltanto sopportata? - da migliaia di genitori di mezza età.
Il fenomeno non è nuovo: Paul Anka, anni addietro, era ancora alle medie inferiori quando incise Diana e Crazy love: e non era molto più adulto Neil Sedaka quando raggiunse l’improvviso, e clamoroso, successo di The diary e I go ape. Da noi la stessa Mina arrivò in testa alle classifiche delle vendite discografiche non più che adolescente. Non è neppure un fenomeno tutto nostro, se è vero che in Francia, sulla scia di Francoise Hardy, i cantanti teen-agers stanno spuntando a decine. […]

P.Giorgio Martellini

=================================================
“Noi cantanti della generazione “di mezzo”, stiamo sempre con il fucile puntato su questi ragazzi: diciamo sempre che spariranno…. E invece non è così: hanno dentro lo spirito del loro tempo, di questo tempo; hanno naturalezza, verità, autenticità. […] Forse non sanno neppure ancora di essere delle “vedette”. […]”

Arturo Testa



“Io, questi ragazzi, li ho tenuti a battesimo in Alta pressione: e già allora ne avevo previsto il successo: Il mondo oggi è portato a dare sempre più importanza ai giovani, ai loro problemi, alle loro necessità: e in fine dei conti, la musica leggera appartiene ai giovani di diritto. Hanno portato nelle canzoni l’allegria: ma cantare, non dovrebbe essere sempre una manifestazione di gioia? […]”

Renata Mauro



“[…] perché queste canzoni e questi cantanti entusiasmano i giovani? Perché parlano il loro linguaggio, ma non è sempre un linguaggio educativo. Perché con il loro ritmo, costituiscono una scarica di energie, quasi uno sport: ed è meglio che le energie della gioventù di oggi si esauriscono in innocui contorcimenti, piuttosto che non in altre attività assai meno innocenti. Perché infine i ragazzi si proiettano in questi loro coetanei che, attraverso la canzone, hanno avuto successo, e sono indotti a pensare: “Se ci sono riusciti loro, non potrei riuscirci anch’io?”. Ma c’è un altro aspetto: questa musica piace anche agli adulti. La ragione non è certo confortante. I quarantenni, i cinquantenni d’oggi mancano sovente di idealità, di vita interiore: e quindi finiscono con l’identificarsi, con un certo rimpianto nella gioventù, e nella sua effervescente vitalità. […]”

Leonardo Ancona (psicologo)


look at commenti

sabato 5 febbraio 2011

(1963) Sono due minorenni "acqua e sapone" i vincitori di Castrocaro

Bruno Filippini, ex-cantore della Cappella Sistina, e Gigliola Cinquetti, nata nella terra di Giulietta e Romeo.   L'uno ha la simpatia familiare di Pat Boone; l'altra somiglia alla longilinea Francoise Hardy.


Per Gigliola Cinquetti e Bruno Filippini inizia ora una grande e fantastica avventura che avrà come prima tappa di rilievo il prossimo festival di Sanremo.
Gigliola Cinquetti è nata a Verona , ha sedici anni, frequenta il liceo artistico e studia pianoforte. Bruno Filippini, ha diciotto anni, frequenta l'istituto tecnico, ha cantato  come voce solista alla Cappella Sistina ed ha ben sei fratelli.   Gigliola e Bruno hanno concorso cantando rispettivamente "Le strade di notte" di Giorgio Gaber e "Baci" lanciata da Remo Germani.   In seconda esecuzione hanno poi presentato "Sull'acqua" e "Il re dei pagliacci".
(TV Sorrisi e Canzoni - 29 settembre)

lunedì 29 novembre 2010

(1963) TV SORRISI E CANZONI (maggio)



Adriano Celentano  e Don Backy disputano un'accesa gara sulle piste del "Go-Kart club" romano.   I due cantanti si trovano nella capitale da qualche settimana, a causa dei loro impegni cinematografici.   Sia Celentano che Don Backy hanno lanciato nei giorni scorsi i loro dischi per l'estate 1963: il "papà degli urlatori" punta su "Tangaccio", una gustosa parodia del tango argentino; Don Backy, invece, su "Amico", un motivo più disteso e romantico.   Nelle prossime settimane i due artisti si recheranno in Germania, per prendere parte ad uno spettacolo televisivo allestito dalla TV di Monaco.


Monica Vitti torna sui teleschermi sabato 11 maggio nella rubrica "il signore di mezza età" dove in coppia con con l'attore Marcello Mastroianni presenta la canzone "Oh, se avessi venti anni di meno": un titolo che potrebbe essere assunto a manifesto della nuova rivista.   L'"attrice dell'alienazione", prima di conquistare una popolarità internazionale con i film di Michelangelo Antonioni, si era messa in TV, come presentatrice della rubrica "Cinelandia".   Monica sta attraversando un periodo di amarezza: il film "il deserto  è rosso" (il primo film a colori della sua carriera) che doveva interpretare per Antonioni, è stato rimandato a causa dei mancati finanziamenti.   La sua ultima apparizione sugli schermi è avvenuta nel film "Le quattro verità".


Catherine Spaak è ospite di turno nella puntata in onda sabato 25  de "Il signore di mezza età", il nuovo varietà televisivo del sabato sera.   È questa la prima esibizione in pubblico di Catherine, dopo la nascita della piccola Sabrina; nel corso del programma, la signora Spaak in Capucci canta "Quelli della mia età", cioè la versione italiana di "Tous les garçons et les filles", un cavallo di battaglia di Françoise Hardy.   L'attrice ha inciso anche il disco di questa canzone, accoppiandola con l'invitante e maliziosa "Ci sto".   A far gli onori di casa a Catherine, nello spettacolo di sabato 25, sarà "uno della sua età": il giovane cantante Gianni Morandi, protagonista fisso della trasmissione.


Paola Penni, la valletta televisiva "che parla", affianca Mike Bongiorno ne "La fiera dei sogni". Paola è nata a Bologna venti anni fa.   A diciotto anni ebbe la sua prima scrittura (tremila lire al giorno) e continuò poi a presentare spettacoli estivi sulla riviera adriatica.   In poco più di due anni si è fatta una esperienza teatrale.   Ha partecipato a "Leggerissimo" e a "Rendez vous".   Intanto alla giovane valletta sono arrivate una decina di offerte da impresari teatrali e da produttori cinematografici.   Paola Penni ha anche in programma l'incisione di alcuni dischi.

giovedì 25 novembre 2010

AA.VV. - SURPRISE-PARTIE "TEENAGERS 63" (1963)




I "teenagers" oggi hanno tutto: i loro idoli, i loro giornali, i loro clubs..... era normale che essi avessero anche il loro "Surprise Party". Come  tutti, anch'essi hanno un amore per i veri talenti, e troveranno in questo album un elenco di nomi prestigiosi.
La danza passa attraverso tutti gli stadi: il ritmo, il rock e il twist, lo slow, il tamouré, il cha-cha-cha, la musica interplanetaria e la canzone......
La "Surprise-Partie Teenagers 63" ..... una serata tonate in prospettiva!

dalla cover del disco


Lato a)
  1. Les Fantômes - Loop de lopp (vann-dong-aber-anthony)
  2. Françoise Hardy - Ton meilleur ami (hardy-samyn)
  3. José Salcy - Moi je tutoie le anges (salcy)
  4. Roberto Seto - Gustina (gilerda)
  5. Roberto Seto - Bayamo y el cha-cha-cha (salazar)
  6. Claude Luter - Ataste of honey (marlow-scott-marnay)
  7. Claude Luter - Smoke rings (charlesworth)

Lato b)
  1. Françoise Hardy - Le temps de l'amour (salvet-morisse-dutronc)
  2. Petula Clark - Coeur blessé (loudermilk-aber)
  3. Les Mutants - Original climb U.S.A. (krettly)
  4. Buck Clayton - C'est a l'amour auquel je pense (hardy-samyn)
  5. Les Fantômes - Reflexion (noton)
  6. Les Kaveka - Leçon de tamouré (kavela-barouh)
  7. Les Kaveka - Youpi ya tamouré (gerard-garneir)

cover (disques vogue - SP 2) france
a look at commenti


disques vogue - SP 2
a look at commenti

domenica 10 ottobre 2010

(1963) il personaggio - FRANÇOISE HARDY



Completamente sconosciuta fino a un anno fa, Françoise Hardy è giunta improvvisamente al successo dopo essere apparsa per pochi minuti sui teleschermi francesi.  
Ciò avvenne in occasione dell'ultimo referendum su De Gaulle, svoltosi in Francia nell'ottobre 1962.   La sera, tutti i francesi erano  davanti agli apparecchi televisivi per apprendere i risultati del sondaggio elettorale che doveva riconfermare al generale la fiducia del suo Paese.   I risultati venivano dati dall'annunciatore man mano che arrivavano sul suo tavolo dalle varie sezioni, disseminate in tutta la Francia.   Negli intervalli tra un comunicato e l'altro, Françoise appariva sul video per intrattenere i telespettatori con le sue canzoncine.   Le esibizioni della Hardy, nelle intenzioni dei programmisti televisivi, dovevano essere un gradevole intervallo e niente più.   Ottennero invece un successo clamoroso e quasi fecero dimenticare, al pubblico in attesa, i risultati del referendum.
Il giorno dopo i giornali parlarono della Hardy come di una rivelazione canora e il primo disco della giovane artista cominciò ad andare a ruba dappertutto, conquistando, nel giro di una settimana, il primo posto nella graduatoria delle vendite.   Da allora, Françoise è la diva numero uno della canzone francese.

Paolo Pieri
da "GRAND HOTEL" - 29 giugno

lunedì 22 marzo 2010

(1963) rivista - TUTTAMUSICA (31 agosto)

.
.
.
UNIAMOCI CON TUTTI I NOSTRI FANS
.
[...] Sono stata di recente in Sardegna e parlando con i giovani appassionati di canzoni di quella bella isola ho scoperto che in sardo i gruppi giovanili di amici, quelli che nel nord-Italia si chiamano le "ghenghe", vengono chiamati con il termine antico che mi è parso assai bello: "la greffa".
Vorrei quindi proporre che i "copains" italiani si chiamassero "gli amici della greffa" e vorrei invitare i miei colleghi ad essere "greffisti" insieme con me. Non spero naturalmente che questa proposta venga subito accettata incondizionatamente, ma ho voluto fare il primo passo perchè so che ci sono tanti miei colleghi e amici, Adriano Celentano per primo, che credono alla necessità di creare anche in Italia un grande club di amici nel quale i giovani cantanti e i loro giovani ammiratori si sentano uniti come in un gruppo di spensierati compagnoni.
Il 7 settembre ad Ariccia Teddy Reno organizza la seconda Festa degli sconosciuti: io vi interverrò come ospite festeggiata e padrona di casa al tempo stesso. Perchè non riunire per la prima volta ad Ariccia la "greffa"? [...]
"Troviamoci tutti ad Ariccia il 7 settembre e parliamo insieme della nostra greffa".
Spero proprio tanto che mi ascolteranno: abbiamo un pubblico come noi giovanissimo e come noi desideroso di sincera e spensierata amicizia. Perchè non dimostrargli, noi per primi, che si può essere amici anche se si compete per conquistare le sue simpatie? [...]
.
Rita Pavone
(TUTTAMUSICA - 24 agosto)

.
L'importanza di essere soprattutto amici

Una lettera giunta in redazione qualche giorno fa, ci ha fatto ritornare indietro col pensiero di anni, al tempo in cui il nostro mondo della musica leggera era fatto a compartimenti stagni e chi osannava Claudio Villa o Nilla Pizzi o Carla Boni rifiutava anche soltanto di ammettere che potessero esistere altri cantanti bravi quanto il divo del cuore.
Ci scrive in questa lettera una signora di Asti di aver inutilmente cercato nel nostro giornale un qualche motivo di interesse. "Da quando i giornali non parlano più di Nilla Pizzi - ci scrive la signora - non val la pena di leggerli. I cantanti di adesso non cantano: sbraitano. Quando la radio trasmette musica leggera, la chiudo..."
Nilla Pizzi è stata - e rimarrà nella storia della musica leggera italiana - una grande, personalissima cantante. Una figura di eccezione non solo come artista, ma anche come donna. Non sono colpa sua i fenomeni esasperati di fanatismo come i "salottini di Nilla", la "cartonille" ed altre sciocchezze derivanti da quel "culto della personalità" che ha imperato nel nostro mondo della canzone dalla nascita del Festival di Sanremo fino a quando - sempre a Sanremo - Mimmo Modugno non ha fatto saltare per aria tutto col suo "Nel blu dipinto di blu". Ma anche Nilla Pizzi doveva adeguarsi al gioco medioevale imperante in quegli anni, per cui ogni cantante aveva le sue schiere di seguaci l'un contro l'altra armate, così che chi applaudiva Villa doveva aborrire Natalino Otto e chi farneticava per Consolini doveva essere pronto ad uccidere Teddy Reno. Erano i tempi in cui i "fans" scoprivano nella voce dei propri beniamini addirittura proprietà terapeutiche, e bastava una serenata di Tajoli o un ascolto intensivo della Pizzi a far guarire da artriti e risipole; i tempi in cui i preti benedivano in Chiesa i labari con trapunta in fili d'argento l'effigie di Claudio Villa, gli emigranti partivano per terre lontane solo se Rondinella dedicava loro una canzone e fanciulle timorate di Dio fuggivano di casa per vedere Achille Togliani.
Questo non accadeva l'altro secolo, ma qualche anno fa soltanto. I cantanti, da parte loro, finivano per stare al gioco, un pò per non dispiacere ai propri "fans", un pò perchè contagiati da quello spirito di faida. Nutrivano l'un per l'altro gelosie, rancori, invidie.
Oggi le cose sono cambiate. Radicalmente cambiate: nei cantanti e nei "tifosi" dei cantanti. Il merito del cambiamento va anzitutto al disco. I dischi servono ai giovani per ascoltarli e per ballare. Non si balla con i dischi di un solo cantante: è impossibile. Non si possono avere in una discoteca, per quanto piccola essa sia, dischi di un solo cantante: sarebbe assurdo.
Attraverso i dischi, i giovani di oggi - che costituiscono la stragrande maggioranza dell'esercito dei "fans" - hanno imparato ad amare, a "fare il tifo" per tutti i cantanti vicini al loro temperamento. Avranno delle preferenze per un cantante piuttosto che per un altro, questo è certo; ma se un cantante qualsiasi "azzecca" il disco, diventa automaticamente un loro beniamino.
I cantanti, a loro volta, soprattutto i cantanti giovani, hanno ben capito che una cosa è la competizione, un'altra la sciocca rivalità. C'è posto per tutti; c'è posto per il successo di tutti. Il mercato discografico italiano è in espansione: la saturazione è ancora molto molto lontana. I cantanti di oggi sono amici, al di sopra e al di là della rivalità sportiva che tra loro esiste - ed è giusto che esista - ; al di là della casa discografica cui appartengono.


Per questo noi abbiamo accettato di patrocinare la "greffa" (con questo colorito vocabolo sardo, Rita Pavone ha voluto battezzare la grande famiglia dei "copains" italiani). È un movimento che non ha capi e non ha gregari, non lancia messaggi e non si propone di raggiungere chissà quali mete. È un movimento di amici che vogliono essere amici e basta. Perchè hanno gli stessi interessi, gli stessi gusti, gli stessi entusiasmi sinceri.
.
Giorgio Berti
(direttore responsabile)
.
.
.
  • La borsa del disco (quotazioni della settimana 24-30 agosto)
    .
  • La parola d'ordine è Tutti nella "GREFFA" (con l'adesione di un gruppo di "minorenni d'assalto" sono state gettate le fondamenta del gigantesco "clan" che raccoglierà in un'unica famiglia di amici i "divi" della giovane guardia ed i loro ammiratori - L'augurio di Françoise Hardy a nome di due milioni di "copains" francesi) [Lucio Lami]
    .
  • Catherine Spaak vuol diventare cantautrice (La Spaak è la prima attrice del cinema che si è affermata clamorosamente nel mondo del disco - La sua maggiore ambizione è incidere le canzoni che compone su testi del marito) [Cesare Montelli]
    .
  • Il SANREMO che il pubblico sogna (una gara tra i nostri "divi" della giovane guardia e i cantanti stranieri più popolari in Italia - Un Festival così sarà possibile solo se le case discografiche potranno scegliere canzoni adatte ai propri cantanti) [Gino Tomaselli]
    .
  • La Parola ai Critici (I giornalisti che recensiscono le novità discografiche sui più importanti quotidiani e periodici si alternano in questa rubrica per commentare le ultime incisioni di musica leggera, classica e jazz)
    Roberto Buttafava - settimanale "Annabella"
    Luigi Rossi - quotidiano "La Notte"
    Vittorio Franchini - quotidiano "Il Corriere d'Informazione"
    Gerardo Rusconi - settimanale "Gente"
    Gian Mario Maletto - settimanale "Settimo Giorno"
    .
  • Avete Acquistato Questi Dischi? (selezione dei migliori 45 giri editi nelle ultime settimane)
    .
  • I Dischi della Settimana
    .