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venerdì 4 dicembre 2009

LE CANZONI DEI RICORDI vol 18

dalla collezione di Marcello di Bologna

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LA FANTASIA AL POTERE

La quasi totalità delle canzoni nasce attualmente con un preciso destinatario, quando non è lo stesso interprete a confezionarle su misura, magari con l'aiuto di qualche professionista, per proprio esclusivo consumo. Siamo indotti a pensare che si tratti di un fenomeno nuovo, di una rivoluzione, e invecve non è che un ritorno all'antico., la riesumazione di quanto si faceva sessanta o settant'anni fa quando, staccandosi dei "cliches" stereotipati del regionalismo e del gusto salottiero della seconda metà dell'800, nacque la canzone in lingua. Ricca di colore e di immediatezza, preminentemente melodica, essa divenne però appannaggio di dilettanti e perfino di orecchianti, subendo soprattutto l'influenza personale dei vari interpreti, ciascuno preoccupato di crearsi un repertorio non solo adatto ai propri mezzi, ma aderente al proprio fisico e perfino al proprio guardaroba.
È la storia che si ripete, perchè gli assi del "caffè concerto" preoccupati di crearsi un'immagine, rifiutarono sempre, anche per snobismo e per ragioni di paga, il comune repertorio. C'erano è vero, geniali inventori come Petrolini o ispirati verseggiatori come Spadaro, ma tutti gli altri avevano il loro poeta al quale suggerivano spunti o situazioni non certo frutto di studio o di riflessione, ma piuttosto ispirati da un lucido cilindro, da un costume bizzarro, da un frac oppure da un foulard, da un berretto da "apache" o da un sombrero. Così nacquero i vari "scettici", le coppe di champagne, i viveurs dei tabarins, i re della malavita, i toreri stanchi e le donne perdute.
Quando, verso la metà degli anni Trenta, quel divismo entrò in crisi ed i dicitori e gli attori della canzone furono sbalzati dai loro piedestalli dai cantanti di jazz e di musica leggera, compositori e parolieri si sentirono liberati da un incubo. La coercizione esercitata su di loro per tanti anni dai prepotenti divi della piccola ribalta, era finita ed essi potevano finalmente spaziare ovunque li portasse l'estro senza preoccuparsi di destinatari, senza mortificare il tessuto musicale di un brano o spiegazzare un verso soltanto perchè era di difficile esecuzione. Questa libertà portò alla canzone, quella che fiorì in Italia fra il 1940 e il 1950, giovani ricchi di preparazione e di cultura musicale, costringendo orchestrali e cantanti a portarsi al loro livello. Una vera rivoluzione con la fantasia al potere.......

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B.G. Lingua
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dalla "cover" del disco

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Lato a) 1947
  1. Oscar Carboni (orch. P. Pavesio) - Serenata serena (falcocchio-bonagura)
  2. Gigi Beccaria (orch. Mojetta) - Non è per gelosia (mascheroni-marf)
  3. Natalino Otto (orch. Fonit) - Aka-li-ka-li-ko (kramer-giacobetti)
  4. Alberto Rabagliati (orch. Mojetta) - Passano gli anni (mascheroni-testoni)
  5. Aldo Donà (orch. Mojetta) - Bocca nel buio (redi-misa)
  6. Gigi Beccaria (orch. Mojetta) - Il valzer del boogie-woogie (di lazzaro-bonfanti)
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Lato b) 1947
  1. Oscar Carboni (orch. Mojetta) - Serenata celeste (ruccione-fiorelli)
  2. Alberto Rabagliati (orch. Mojetta) - La famiglia musicale (kramer-giacobetti)
  3. Oscar Carboni (orch Pavesio) - Cantando con le lacrime agli occhi (mascheroni-panzeri)
  4. Natalino Otto (orch E. Intra) - Laura (raksin-devilli)
  5. Gigi Beccaria (orch. Mojetta) - Ci-ca ci-ca bum (warren-devilli)
  6. Natalino Otto (orch zuccheri) - Alfabeto musicale (de santis-mobiglia)
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cover (cetra - LCR 3018- 1980)
http://www.mediafire.com/?2l9v9ks7eafljs4

giovedì 26 novembre 2009

MELANCONIE PETROLINIANE vol 3

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"La sua arte potrebbe anche definirsi il non senso disperato di un uomo di troppo buon senso"
Bruno Lauzi
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"Gli devono tutto tutti - Anche noi, nel nostro minimo."
Maurizio Costanzo, Italo Terzoli, Enrico Vaime
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" Di Petrolini ero ammiratore e, benchè più giovane, amico. La sua satira delle debolezze e dei vizi umani partiva da origini tradizionali, popolari, romanesche, da Pasquino a Belli, era spontanea, pareva ignorante, sapeva diventare crudele; ma la formidabile intelligenza di lui, il capire tutto e tutti na ha fatto, al principio inconsciamente, un uomo modernissimo, paradossale, aperto. Ettore sul palcoscenico è in conversatione, è stato mio maestro di surrealismo, di futurismo, di accettazione dell'incredibile e dell'anguardia."
Ruggero Orlando
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dalla "cover" del disco


Lato a) 1928-1932
  1. Tanto pe' canta' (petrolini-simeoni)
  2. Cantante da strada (petrolini)
  3. Il poeta (petrolini)
  4. Una scampagnata (petrolini)
  5. Sotto ar portone (petrolini)
Lato b) 1928-1932
  1. I salamini (petrolini)
  2. Amleto (parodia) (petrolini)
  3. Nun me scordo mai (giaquinto-cardoni)
  4. Cirano ( parodia)
  5. Teopompo ai bagni (petrolini)
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cover (Columbia - 3C062-17823 - 1972)
http://www.mediafire.com/?79zdxw1ct10pmxe
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Columbia - 3C062-17823 - 1972
http://www.mediafire.com/?du09o8p4pd3xeu4
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MELANCONIE PETROLINIANE vol 2

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"Avevo quindici anni quando ho sentito le prime registrazioni di Petrolini. Da allora tutti gli umoristi che ho letto o sentito eranogià tutti lì, nelle battute di Petrolini."
Carlo Castellaneta
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"Petrolini è stato il grande sberleffo, la grande voce desiderosa che la dittatura del ventennio non è riuscita a ridurre mai al suo silenzio di morte."
Alberto Bevilacqua
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"Petrolini: quando venne a prenderlo, anche la morte si mise a ridere."
Romano Battaglia
.dalla "cover" del disco


Lato a) 1928-1929-1932
  1. Er sor capanna (caucci)
  2. Serenata 'n Trastevere (petrolini)
  3. Er circoletto (petrolini)
  4. Gastone (pt prima) (petrolini-froes)
Lato b) 1928-1929
  1. Gastone (pt seconda) (petrolini-froes)
  2. Il padiglione delle meraviglie (petrolini)
  3. Fortunello (petrolini)
  4. Lirica (parodia) (petrolini)
  5. Scenette balneari (petrolini)
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cover (Columbia - 3C062-17822 - 1972)
http://www.mediafire.com/?0tz327t59rptd1s
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Columbia - 3C062-17822 - 1972
http://www.mediafire.com/?9asptgptrq444j0
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mercoledì 25 novembre 2009

MELANCONIE PETROLINIANE vol 1

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"Lui è stato il più grande annotatore e fustigatore del costume italiano, in un certo senso il più grande moralista italiano"
Indro Montanelli
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"Con Petrolini è nato e si è spento un genere di comicità unico e irripetibile. Un maestro? un maestro di se stesso caso mai, sino alla perfezione assoluta."
Pierangelo Soldini
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"Petrolini, che seppe rendere meravigliosa la malinconia, è un arguto e liberissimo compagno che ci invita a sorridere di tutto e, con prudenza, anche della morte."
Enzo Fabiani
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dalla "cover" del disco
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Lato a) 1928-1929
  1. Nerone arringa la folla (petrolini)
  2. Il paggio Fernando (petrolini)
  3. Roma bella (adatt. di Petruska) (petrolini-rose-fisher)
  4. Storiella morale (petrolini)
  5. Una gita a li castelli "Nanni" (petrolini-silvestri)
Lato b) 1928-1939-1935
  1. Gigetto er bullo (petrolini)
  2. Roba seria (petrolini)
  3. Roma (petrolini-burli)
  4. La sunnambula abruzzese (petrolini)
  5. Tango Romano (petrolini-burli)
  6. Melanconie petroliniane (petrolini)
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:cover (Columbia - 3C062-17821 - 1972)
http://www.mediafire.com/?ogg6kd44mkg5mc3

Columbia - 3C062-17821 - 1972
http://www.mediafire.com/?immtlh9mxfhb74f
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ETTORE PETROLINI (1886-1936)

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Figlio di un fabbro, e destinato al mestiere di artigiano, fin da bambino mostra una vivacità fuori del comune, che gli procurerà qualche guaio (anche un breve periodo trascorso in un riformatorio piemontese). Lo anima una grande passione per il teatro e, ancora giovinetto, ottiene un ingaggio come figurante in una baracca romana adibita a teatro di varietà. A 15 anni decide di fuggire di casa per dedicarsi alla carriera teatrale, così cerca lavoro fuori Roma, a Santa Marinella e a Campagnano Romano. Lo troverà in una compagnia di attori ambulanti, ma l'esperienza sarà tutt'altro che entusiasmante, soprattutto sotto il profilo economico.........
G.B.
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estratto da "Il Dizionario della Canzone Italiana" a cura di Gino Castaldo - Armando Curcio Editore, 1990
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L'ARTE DI PETROLINI
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"per me il teatro è un fattispecie d'uno stupefacente. Se non lo piglio ogni sera a quella data ora e la festa anche il dopopranzo, smanio, sto male, divento un uomo perso."
Ma più che un stupefacente per Ettore Petrolini il teatro era un elemento vitale. Rappresentava l'ossigeno del suo temperamento, il fosforo della sua fantasia. Anche fuori del palcoscenico codesto teatro se lo portava dietro dovunque e sempre. Recitava in continuazione. Alla sua maniera però, una maniera tutta particolare e inventiva che tanto nell'arte come nella vita, anche da un motivo trito, da uno spunto insignificante, sapeva trarre partito per creare frasi, gesti, atteggiamenti d'una efficacia sorprendente e gustosa. Recitando, molto spesso divagava, ma le sue divagazioni erano così scintillanti d'arguzia e di brio che i fili grigi della trama che gli serviva da punto di appoggio diventavano di colpo luminosi.
Ciò non accadeva soltanto dinanzi alle platee affollate di pubblico. Avveniva pure quando Petrolini si trovava sulla ribalta della vita quotidiana. Mai dimenticando le parole dell'imperatore Marco Aurelio che diceva "ogni uomo è un attore che viene mandato via dal palcoscenico dallo stesso pretore che l'ha invitato a salirci"...........
Luciano Folgore
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estratto da "CAPITOLIUM" gennaio 1942